Fiumi e fiumi d’inchiostro si sono impiegati per descrivere i misteri legati all’isola di Pasqua nota anche come Rapa Nui: i suoi paesaggi, nella solitudine del più grande oceano del pianeta, con la bellezza delle sue spiagge e dei suoi vulcani hanno ispirato artisti di tutti i campi. Per non parlare delle migliaia di tustisti che, ogni anno, si riversano sull’isola. Le sue celeberrime sculture di pietra vulcanica, conosciute come Moai, hanno attratto numerosi studiosi per cercare di scoprire da dove vengano e quale sia il loro significato.
Quando l’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen è arrivato sull’isola, nel lontano XVIII secolo, gli abitanti di Rapa Nui credevano di essere i soli ed unici abitanti della Terra. E Roggeveen, proprio nel giorno in cui è sbarcato in questo angolo di paradiso si celebrava la domenica di Resurrezione e ha battezzato quest’isola solitaria e singolare nel bel mezzo dell’ oceano Pacifico del Sud, appunto come l’ isola di Pasqua. Il calendario segnava il giorno del Signore: 5 aprile 1722.
A partire da allora questa remota terra si è rivelata al resto del mondo con i suoi giganti di pietra, alti più di dieci metri, come un angolo di paradiso che suscitava ammirazione e stupore in tutti coloro che ne sentivano parlare. L’origine, il significato e la posizione di queste sculture monumentali, continuano ad essere un mistero, anche se molte teorie provano a darne un significato. Ma, in questa terra, al di là di questi veri e propri gioielli archeologici che ospita, risiede anche un popolo generoso con un carattere sereno che riserva a tutti i turisti un’ accoglienza fuori dal comune.
Per toccare con mano il carattere aperto degli abitanti dell’isola di Pasqua, è sufficiente atterrare all’Aeroporto Internazionale di Mataveri, con voli che arrivano solamente dal Cile. L’isolamento estremo ha permesso che si sviluppasse in modo differente, proprio per le espressioni e diversità insite nella popolazione ricche di riti esotici e leggende, una vera e propria cultura oceanica unica.
Questo popolo, prevalentemente dedito alla pesca, da parecchie decine di anni vive di turismo e la capitale dell’isola Hanga Roa accoglie la maggior parte della popolazione e dei servizi turistici. C’è da mettere in evidenza l’offerta culinaria e, non ultimo, la visita dei locali notturni nei quali non manca mai la musica stile polinesiano, tipica dell’isola.
L’artigianato dell’isola è particolarmente fiorente e questo può essere un bel souvenir per i turisti sempre in cerca di novità, mentre per chi ama la cultura si può suggerire il “Museo Antropologico Padre Sebastiàn Englert” che raccoglie e conserva tutti i reperti più antichi dell’isola.
Maria Luisa L.Fortuna
















