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La Rai e la tragedia all’Isola del Giglio – La Sicilia? E’ L’Italia -

La Rai e la tragedia all’Isola del Giglio – La Sicilia? E’ L’Italia -

Posted on 21 January 2012 by redazionevp

E’ QUESTA L’ITALIA ?

In una nota canzone di Renato Zero, si ascolta nel ritornello, una frase ricorrente: “W la RAI”.

La Rai, televisione di Stato, servizio pubblico sulla carta, contenitore di luci ed ombre teleguidato in pratica, è un agglomerato di personaggi in cerca di fama e di guadagni da capogiro. Noi Cittadini, per avere a disposizione tutto questo, paghiamo quello che ci vogliono propinare col nome di canone, ma che in realtà è un balzello; una tassa di possesso obbligatoria, in un regime che si proclama democratico.

Da qualche giorno in Italia, si parla e sparla della tragedia avvenuta in mare, nelle vicinanze dell’isola Del Giglio, accaduta ad una nave da crociera Costa. Telegiornali, contenitori mediatici, speciali… e quant’altro, hanno dato spazio a questa notizia, manipolandola o rendendola realistica, ma ne hanno parlato e ne parlano, tuttora.

La RAI però, Sabato sera, a disastro accaduto, ha mandato regolarmente in onda “Ballando con le Stelle” un programma dove personaggi più o meno famosi, si prodigano in balli, millantando capacità e spirito di sacrificio.

La regina di questa trasmissione con alto indice d’ascolto, la Signora Milly Carlucci, professionista dalla “Parlantina” facile e dal viso levigato, ha dato sfogo alla sua dialettica, aprendo lo spettacolo, con un riferimento blando e privo di partecipazione, al disastro marittimo e subito dopo, asserendo che lo spettacolo per una “Legge” che non abbiamo mai letto, ma soltanto ascoltato, non può fermarsi e deve continuare a concedere sano divertimento al suo pubblico. La Signora Carlucci, ha dimenticato di dirci che dietro “Ballando con Le stelle”, si nascondono interessi di casta e che gli sponsor, unici proprietari di una TV che si spaccia ancora per pubblica, non avrebbero gradito interruzioni di sorta.

E’ questa la nostra Italia?

Non ci crediamo; pensiamo che questo sia il Paese dove si nasconde il buono e si mostra tutto ciò che di più deprecabile possa esistere. Grazie cara Rai; grazie per la sensibilità, l’impegno pluralistico e per non aver saputo rinunciare a facili guadagni, spegnendo le telecamere in un momento di lutto nazionale.

Quei visi sorridenti, quelle battute piatte e studiate, quei passi di danza rocamboleschi e la vista di certi personaggi come i calciatori… strapagati… per mostrare al pubblico un’arte che non possiedono, ci pare troppo.  In un contesto di preoccupazione e di sdegno, di lacrime e rabbia, nessun Cittadino avrebbe notato la mancanza di un programma televisivo; anzi, ognuno di noi avrebbe apprezzato in silenzio.

La Rai non naviga in buone acque; mancano i soldi ma ciò che veramente è precario nella televisione pubblica, è il senso civico e la volontà di fare del vero servizio pubblico e non programmi di terza categoria che fanno gola e riempiono le tasche, a sponsor che pensano soltanto al guadagno.

Di questo stato dei fatti, ci vergogniamo,

prendendo le debite distanze.

Grazie “Mamma” Rai per aver dimostrato ancora una volta, che i parassiti non si possono più eliminare con degli insetticidi, ma che occorre fare terra bruciata intorno a loro, togliendogli ,con la forza della Democrazia, lo strapotere che in questi anni li ha fatti ingrassare.

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Siamo Italiani e vicini alla nostra Sicilia

Due parole, vorremmo dedicarle anche alla situazione in cui versa la nostra bella Sicilia. Ne parlano in pochi e chi ne parla, sfiora l’argomento con paura e circospezione ingiustificate.

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I siciliani sono italiani a tutti gli effetti ed hanno ora più che mai, bisogno della nostra solidarietà e del nostro impegno civico.

In Sicilia manca tutto; perfino i generi alimentari oggi scarseggiano; la gente non vive più; gli è stata tolta ogni umana dignità; il lavoro non c’è; l’agricoltura ristagna perché i contadini ed i prodotti della loro terra, non godono di nessuna considerazione da parte di chi oggi in Italia conta; i frutti delle loro terre, dopo duro lavoro e sacrificio costante, sono pagati due soldi e lo stesso Stato, con tasse usuraie, mina ancor di più l’esistenza di tutte le attività agricole, spingendole e trascinandole nel baratro.

Il movimento dei “Forconi”, nato spontaneamente soltanto dietro una spinta emotiva e di coesione, sta facendo sentire la propria voce, con la semplicità di coloro che hanno perso tutto ma non il desiderio di lottare per i propri e sacrosanti diritti.

Al governo nazionale ed a tutti i scalda sedie della politica, vorremmo ricordare che i siciliani sono dei lottatori – basti pensare ai “Vespri Siciliani”- e non faranno tacere le voci della loro protesta. Si spingeranno sempre più oltre se inascoltati e non si fermeranno davanti a niente e nessuno.

Dimostriamo a chi ci governa, a coloro che credono che noi siamo dei pecoroni, che si sbagliano e mettiamo in luce con impegno e determinazione, la nostra unità morale di Cittadini coesi.

Piero B. Redazione Pentagramma

www.unavocesulpentagramma.com

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Notizia vera o mossa politica?

Notizia vera o mossa politica?

Posted on 02 May 2011 by giacomog

A poche ore dall’ annuncio della morte di Osama Bin Laden, è già giallo sulla notizia, troppe incongruenze sull’accaduto portano a pensare che la verità non sia esattamente quella che tutti i giornali e telegiornali del mondo stanno diffondendo; per primis l’immagine del corpo inerte dello sceicco, diffusa dai giornali pakistani, sarebbe un chiaro falso (scoperto subito dopo essere stata pubblicata), altro aspetto inquietante è il frettoloso e presunto funerale fatto dagli americani in una loro portaaerei in mare aperto e poi l’aver gettato in tutta fretta in mare il corpo di Bin Laden, affermando che cosi vuole la tradizione islamica, cosa non vera secondo gli imam, i quali dicono che tale pratica sia contraria a quanto scritto nel Corano, e cosi come annunciato dalla Lega Musulmana Mondiale che afferma “la cremazione e la sepoltura in mare sono vietate dall’Islam”. Il fatto è che gli americani gettando in mare la presunto salma di Bin Laden, hanno evitato che la tomba si potesse trasformare in un luogo di culto per i musulmani, sopratutto per i sunniti.
La risposta degli estremisti islamici non si è fatta attendere, infatti subito hanno minacciato nuovi attentati anche in territorio americano. Staremo a vedere se la notizia della morte dello sceicco del terrore sia effettivamente vera o se si tratta una sporca mossa politica, e che conseguenze avrà per il mondo occidentale sopratutto per gli USA.

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Ucciso Osama Bin Laden

Ucciso Osama Bin Laden

Posted on 02 May 2011 by giacomog

Il presidente degli Stati Uniti Barak Obama, alle 23.36 di domenica sera (5.36 ora italiana) in diretta dalla Casa Bianca ha dato la notizia della morte del capo di Al Qaida, Osama Bin Laden, quasi 10 anni dopo gli attacchi delle torri gemelle a New York. In seguito ad una missione segreta condotta pare da una squadra di Navy Seals (forze speciali americane ) con l’aiuto di alcuni uomini della Cia, in territorio Pakistano, Osama Bin Laden è stato ucciso assieme ad un suo figlio e ad altri uomini del suo enturage.  Bin Laden si trovava in un nascondiglio tra le montagne pakistane in compagnia di donne e bambimi più alcuni suoi fedelissimi tra cui un figlio;   l’operazione, a quanto riportato, sarebbe durata appena 15 minuti con lo scopo preciso di eliminare lo sceicco, il cui corpo sarebbe stato sepolto in mare. In seguito alla notizia data dal presidente Obama, in tutti gli USA, migliaia di americani si sono riversti nelle piazze a festeggiare con bandiere e striscioni.
é già subito giallo però sulla foto mostrata in mattinata dai media pakistani, infatti si dice che tale foto sia un clamoroso falso perchè sia stata già diffusa sul web da 5 anni da un sito iraniano; c’è chi parla di una foto ritoccata al computer, e comunque si sà anche che sono diversi i sosia di Bil Laden che sono stati usati nel passato in foto e video per deppistare l’esericito americano. L’annuncio comunque della morte di Bil Laden è ufficiale, anche se le prove concrete non ci sono perchè il corpo secondo le fonti è stato sepolto in tutta fretta in mare; adesso steremo a vedere tutto questo che ripercussioni avrà nel mondo islamico e come la prenderanno i gruppi fedeli allo sceicco sparsi un pò in tutto il mondo.

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Guerra in Libia: ucciso il figlio di Gheddafi

Guerra in Libia: ucciso il figlio di Gheddafi

Posted on 02 May 2011 by giacomog

Continuano i combattimenti in Libia, durante un raid della Nato è stata bombardata una residenza del Colonnello Gheddafi e sono rimasti uccisi 3 nipoti e Saif al-Arab il figlio minore del Rais, mentre lui presente durante il bombardamento è uscito illeso; in seguito a questo bombardamento si sono verificati attacchi vandalici contro diverse ambascate a Tripoli, tra qui quella italiana. Il Colonnello Gheddafi notevolmente scosso dopo questi diversi attachi ha lasciato una dichiarazione di 80 minuti durante i quali si dichiara disponibile a discutere la situazione con Usa e Francia, invece minaccia l’Italia di portar la guerra nel bel paese e dichiara definitivamente compromessa l’amicizia tra i due paesi come ogni accordo economico finanziario che era stato stipulato da poco tempo. Infatti l’Italia in cambio di favori commerciali come petrolio e gas, ma anche diversi accordi per la costruzione di infrastrutture in Libia e il pattugliamento delle coste libiche per respingere gli immigrati in viaggio verso l’Italia, si era impegnata a non invadere la Libia ed aveva stipulato un patto di amicizia tra i due paesi. Però in seguito alle varie rivolte scoppiate in nord Africa le forze occidentali sono scese in campo capeggiate da Francia e Usa, contro gli attuali governi, accusandoli di avere il polso troppo duro. Gli interessi in nord Africa sono molti, il petrolio e il gas creano un giro d’affari capace di muovere le guerre e ha qualsiasi paese del mondo farebbero molto comodo accordi energetici più vantaggiosi.

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Bagarre sul certificato di nascita di Obama

Bagarre sul certificato di nascita di Obama

Posted on 01 May 2011 by giacomog

Continua la disputa sul certificato di nascita di Obama che si accesa gli scorsi giorni, Obama ha mostrato il suo certificato di nascita  dopo le critiche mosse dai suoi concorrenti, soprattutto da Donald Trump suo avversario per le nuove elezioni; Obama assicura dicendo che il certificato è originale, mentre Trump avrebbe le prove che sia falso e che l’attuale presinte sia nato in Kenia e non negli Stati Uniti. Per la legge americana un presidente degli USA deve essere nato in territoria americano, quindi se Trump & c. avessero ragione Obama non dovrebbe stare li dov’è e il popolo americano sarebbe stato preso in giro per l’ennesima volta.  Nell’ultimo importante incontro che c’è stato alla cena dei Corrispondenti alla Casa Bianca, Obama a cercato di ridicolizzare Trump mostrando un filmato della Disney, precisamente un pezzo del film ”Il re leone” dove si vedeva il leone Simba  nascere in Africa. Non cerdo sia stata una trovata geniale, comunque staremo a vedere come la questione andrà a finire e sopratutto vedremo se la verità verrà fuori o come spesso accade sarà tutto insabbiato.

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Gli uomini cinesi guardano all’Occidente

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Gli uomini cinesi guardano all’Occidente

Posted on 09 December 2010 by michele.l

Il presunto materialismo delle donne cinesi starebbe mettendo fuori causa gli uomini cinesi e guidandoli tra le braccia delle donne occidentali

Tiffany Tan approfondisce.

“L’uomo cinese desidera la donna occidentale” è il titolo di un post  pubblicato online da Li Lei , nel quale ha chiesto se qualche “donna occidentale (a Pechino) fosse aperta ad una relazione a lungo termine e seria con un ragazzo cinese”. E per “a lungo termine e seria”, Li intende matrimonio.

I matrimoni tra cinesi e donne occidentali in Cina sono sensibilmente meno che non viceversa, dunque, perché Li sta prendendo la strada meno battuta?

Dopo aver studiato per cinque anni tra il Regno Unito ed i Paesi Bassi, il trentenne Beijinger ha scoperto che preferisce la personalità delle donne occidentali europee. Egli le considera più indipendenti rispetto ai loro omologhi cinesi, meno ragazzine e più semplici.

Li pone maggiore enfasi su quest’ultimo attributo.

“Questo è qualcosa che amo molto. Se vogliono qualcosa, devono solo dire”, dice con un buon accento inglese, la sua faccia da ragazzino s’illumina. “Anche se è la natura di una donna di volere qualcuno per realizzarsi, il fattore chiave è l’accordo”.

Oltre a scritti personali, la società responsabile commerciale del progetto partecipa anche con speed-dating incontri fra stranieri e frequenta eventi di networking internazionale.

Tony, un nativo di 28 anni di Hunan, che ha chiesto di non usare il suo vero nome, è anch’egli appassionato di donne occidentali.

Dopo due relazioni serie con donne cinesi, in cui si è esasperato cercando di capire il motivo per cui le sue fidanzate fossero turbate ed ha deciso due anni fa che una nordamericana o donna europea  lo avrebbero soddisfatto meglio.

“Lascia incontrare le preferenze,” ricorda pensando a quel punto. Tony ha lavorato come analista di dati in una multinazionale per cinque anni e ha interazioni regolari con donne straniere collaboratrici.

La preferenza di Tony e Li per le donne occidentali, gli uomini dicono, è dovuto anche al crescente materialismo delle donne cinesi e la pressione per regale un nuovo appartamento ad una sposa.

“In questa situazione, una ragazza straniera dirà: “Ok, siamo in grado di sposarci prima di avere una casa. Possiamo lavorare insieme per acquistare una casa. Non c’è pressione su di te. Entrambi possiamo sopportare questo’”, Tony dice, citando conversazioni con donne straniere conosciute.

Li punta i riflettori sui neo-sposi e dice che “la possessione è qualcosa che distorce l’amore in Cina”.

I gusti di Li e di Tony in quanto a donne potrebbero metterli in minoranza, ma il loro numero sta crescendo, così come il numero maggiore di donne straniere che si recano in Cina e di uomini cinesi che imparano lingue straniere ed hanno esperienze di vita all’estero.

Fishbowl Events, un gruppo di Pechino gestito da stranieri e noto per i suoi incontri speed-dating, ha osservato un marcato aumento di maschi cinesi partecipanti negli ultimi anni.

“Nel 2007 abbiamo avuto circa il 20 per cento degli uomini cinesi”, afferma Ola Zdzarska, co-proprietario di Fishbowl. “Ora è il 40 per cento.

“Alcuni di loro sono molto concentrati sulle ragazze straniere. Quando vedo (valutazione) le carte dopo lo speed dating, vedo che non prendono sul serio le ragazze cinesi, perché vogliono solo incontri con ragazze straniere”.

Tristin Tang, 35 anni, non avrebbe mai immaginato un appuntamento con un occidentale, e tanto meno sposarne una. Egli era intento a completare il suo dottorato in farmacologia, quando ha incontrato la nipote del suo collega di lingua americana durante una vacanza a casa sua in provincia del Sichuan, nel 2005.

Cinque anni dopo, lui e Christina Gabe di Denver, Colorado, si sono sposati e hanno cresciuto tre ragazzi a Pechino.

Tang e Gabe, dicono che la gente spesso li scambiano per un turista americano e la sua guida, mostrando la comodità di essere entrambi amanti e amici.

“Ci sono simili in molti modi”, dice Gabe, 33 anni, un ex volontario del Corpo di pace e ora insegnante in una scuola di inglese. “Entrambi abbiamo un senso dell’umorismo molto secco, siamo entrambi interessati alla scienza, come la biologia fu la mia passione”.

Continua Tang: “Entrambe amiamo le attività all’aperto, come la mountain bike, il campeggio, il trekking e giocare a calcio.

La coppia dice che colmare le differenze culturali rimane una sfida – come il modo di vestire troppo un bambino, e come trattare un raffreddore – ma questo li ha resi più attenti nel comunicare in modo efficace.

“Sapendo che abbiamo due lingue diverse è una specie di forzatura che ci ha fatto comunicare di più, mentre le coppie che parlano la stessa lingua, danno per scontato che le cose siano comprese”, dice Gabe. “In qualche modo, credo che questo sia stato un vantaggio.”

Moglie e marito sono sulla strada giusta, sulla base dei fattori che gli psicologi dicono di fare per un matrimonio di successo.

“Ogni rapporto è fatto dalla curiosità, dalla comunicazione e l’apertura di imparare e la volontà di accettare”, dice il dottor Alfred Chambers, uno specialista in consulenza matrimoniale al Pechino United Family Hospital ed in diverse cliniche.

“Ma quando ci sono culture diverse, ci sono più cose da imparare e quindi abbiamo bisogno di più curiosità, accettazione e pazienza.” dice, sottolineando che è un processo che dura tutta la vita.

Prima che una coppia si sposi, Chambers dice che è importante discutere dei temi cruciali quali: i ruoli e le ipotesi di base per quanto riguarda i genitori, i soldi, sesso e famiglia, tra parenti acquisiti.

I ruoli tradizionali e le aspettative sono due motivi per cui ci sono meno unioni tra uomini e donne cinesi occidentali.

“Una donna occidentale non è adatta al ruolo tradizionale di una moglie cinese”, che comprende di essere obbediente al marito e suoceri per dare loro rispettabilità, dice Chambers, che ha lavorato a Taiwan e nel continente per un decennio.

“Tradizionalmente, un uomo cinese desidera una donna che è più sottomessa, ascolta e segue il suo genere di compiti – che si tratti di cucina o di sesso”, dice lo psicologo. “Le donne occidentali saranno più aperte, aggressive ed assertive sessualmente”.

Uomini come Li Lei e Tony possono essere diversi nelle loro prospettive di frequentazione, ma in altri modi rappresentano solo il ragazzo cinese medio.

Entrambi sono abbastanza timidi per fare nuove conoscenze. Hanno genitori che preferiscono ancora un cinese come nuora, a causa del divario tra lingua e cultura.

Ed alla fine della giornata, ogni uomo vuole solo trovare la donna che fa per lui.

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Attenzione!, gli Hooligans sono tornati

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Attenzione!, gli Hooligans sono tornati

Posted on 02 December 2010 by michele.l

Al di là del titolo, la verità è che gli Hooligans non hanno mai lasciato l’isola britannica. Ricordate le critiche del Presidente della Fifa, Blatter, sull’episodio degli scontri in occasione del match tra Italia-Serbia e la dichiarazione relativa al modello inglese, “Questa è una grande eredità che avete lasciato al mondo”?.

Bene, ieri sera, in seguito ai quarti di finale della Carling Cup tra il Birmigham city ed il West Ham, le tifoserie hanno dato vita ad un’invasione di campo e sono venute in contatto, mandando 14 persone in ospedale, tra cui diversi agenti. E’ un segnale preoccupante per le autorità inglesi, candidate ad ospitare i Mondiali di calcio del 2018, perché non è affatto un episodio isolato. Mi vengono in mente, infatti, per chi non lo sapesse, i tafferugli di Manchester per la finale di Europa League del 2008, scatenati dai tifosi dei Glasgow Rangers, e quelli tra i supporters del Millwall e gli odiati rivali del West Ham del 2009, solo per citarne i più recenti e qui sotto in video. Con questo post, non voglio sminuire il lavoro fin qui svolto dagli Inglesi, i quali hanno avuto il merito di arginare ampiamente il fenomeno Hooligans, secondi a nessuno in quanto a violenza, attraverso due cose: l’autorità delle Istituzioni britanniche e la certezza della pena, deterrenti scandenti o del tutto assenti in Italia. Esterofilia a parte, credo che solo questo sia ciò che il nostro Paese dovrebbe ereditare dal resto d’Europa.

http://punto-omega.blogspot.com/2010/12/attenzione-gli-hooligans-sono-tornati.html

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Germania, immigrazione integrazione e confusione

Germania, immigrazione integrazione e confusione

Posted on 31 October 2010 by ivana.c

Le recenti affermazioni di Angela Merkel sul fallimento del multiculturalismo non possono

essere facilmente confuse con le rinverdite esaltazioni nazionalistiche in voga da altre parti,

né liquidate con commenti altrettanto facili sull’esigenza dela Cancelliera tedesca di

raccattare consensi. La questione è molto seria, quantomai scottante e quantomai urgente.

La Merkel ha sollevato in modo serio, realistico e disincantato una faccenda trattata più

spesso in modo puramente ideologico o svilita con uscite da operetta.  Un’affermazione del

genere è pesante ed anche impegnativa, specialmente in un paese che aveva puntato sul multi-

culturalismo come modello per le migliori prospettive d’integrazione.  Se sia un modello fallito,

o solamente frainteso, applicato male, o semplicemente sbagliato, non è sentenza da lasciare ai

posteri se non altro per l’impellenza sempre più pressante, ma non è certo sentenza da poco.

Certo è che se questo modello in Germania ha fallito, per prima cosa sarebbe necessario stabilire

che cosa ha significato in Germania la parola multiculturalismo, che cosa si è inteso con questo

termine e come si è creduto di renderne effettiva la sostanza.  Perché se si è creduto di fare multi

culturalismo consentendo a uomini musulmani di picchiare mogli e figlie secondo le regole della

sharìa o di tappare figlie scalpitanti in casa,  non concedendo il divorzio chiesto dalle donne et

similia, forse in effetti il multiculturalismo lo si è anche fatto,  quella che non si è fatta è l’integrazione.

Tant’è che la maggioranza degli immigrati, anche di seconda generazione, in maggioranza turchi e arabi,

in Germania vive in isole dentro le città, non ha imparato il tedesco neppure dopo svariati decenni, e non

ha relazioni significative con la popolazione tedesca, se si eccettua quello che pare sia il nuovo fenomeno

degli adolescenti turchi schierati contro i coetanei tedeschi e viceversa, si suppone.  Se  per multiculturalismo

s’intende la convivenza tra culture diverse coniugando rispetto reciproco e dialogo, c’erano ben altre azioni

positive da mettere in atto, e resterebbe sempre da chiarire se il risultato possa definirsi integrazione, o una forma

d’integrazione.  Inutile e perfino deleterio pretendere adesso la perfetta conoscenza della lingua tedesca per trovare

lavoro, e simili tentativi di porre rimedio, rimedio che rischia di essere peggiore del male.  La verità è che se il

concetto di multiculturalismo cade nelle spire dell’ideologismo, ciò è quanto di peggio possa accadergli, reciprocità

e dialogo non possono che andare a farsi benedire, come di solito accade quando i concetti e i fatti di cultura e

integrazione tra culture finiscono nel calderone del relativismo, in agguato dietro questa versione del multi

culturalismo e dietro tutta una serie di versioni dei fatti culturali, storici e religiosi. Vivaddio la Merkel parla

chiaro, ciò che non è altrettanto lucido probabilmente è il suo pensiero, e il vero pensiero non solo politico e

non solo tedesco, non sul multiculturalismo ma sull’integrazione.  E non conviene certo in simili faccende fare

affidamento su un contromovimento di atto e pensiero politico dal basso, queste sono faccende che vanno ben

studiate e regolamentate nelle stanze dei bottoni, in attesa che la storia dei popoli si confonda laddove può

confondersi, o si fonda laddove può fondersi.

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To B. or not to B.?

Posted on 28 October 2010 by michele.l


Ci siamo appena ripresi dalla vicenda della, ormai, celeberrima Casa di Montecarlo, affare di Stato condito con tanto di spy story ai Caraibi e traffico internazionale di cucine, che il nostro paladino della Giustizia è riuscito a focalizzare l’attenzione sulla soluzione delle “assoluzioni”, l’Uovo di Colombo, insomma, che, a detta di molti, risolverà  i mali di questo Paese, minacciato, a quanto pare, anche da un imminente golpe comunista. A voler essere seri, basta solo dare un’occhiata alla rassegna stampa internazionale per capire di essere l’unico Paese al mondo, specie in questo frangente, ad occuparsi, con tutto il rispetto, del futuro, anzi no, del passato di un ultra settantenne. Saranno i primi effetti della “riforma” pensionistica?. Bah. Ad altre latitudini nel frattempo, il Washington Post, sebbene gli USA siano nel bel mezzo di una decisiva campagna elettorale o forse proprio per questo, ha trovato il tempo e lo spazio per scrivere a caratteri cubitali ed in prima pagina qualcosa come “Un accordo con BMW significa 1000 posti di lavoro in S. Carolina”, mentre, dall’altra parte dell’oceano, in Gran Bretagna, dove non ci sono elezioni al momento, la politica ed il totale dell’opinione pubblica hanno concentrato i loro occhi sulla legittimità dei tagli alla spesa pubblica, quindi sul diritto al sussidio all’abitazione, ovviamente sul tema dell’occupazione ed infine, ma non ultimi, sugli squilibri sociali in toto che via via si stanno acuendo a causa della crisi. Per capirci, il dibattito è talmente elevato che il Ministro del Lavoro e delle Pensioni è finito al centro di contestazioni, anche a mezzo stampa, per una questione, diciamo così, di tatto e solo per essersi rivolto con un “get on the bus” verso coloro i quali sono rimasti senza un impiego, invitando così i propri concittadini a darsi da fare di più per trovare un’occupazione, a tollerare, in breve, quei sacrifici che migliaia di pendolari italiani fanno da anni, quotidianamente, viaggiando in treni e stipati come bestie pur di arrivare, puntualmente, sul posto di lavoro. Mal comune mezzo gaudio?. Certamente, no. Infatti, la sola cosa che ci accomuna al mondo anglosassone è un premier oggetto di critiche, ma anche qui, a ben vedere, le differenze sono di carattere sostanziale, perchè l’obiettivo del collega britannico, solo il tempo gli darà ragione o torto, è quello di fare del Regno Unito il luogo migliore al mondo dove poter investire in futuro. Tornando, invece, al nostro settantenne, cos’altro potrà mai sognare uno a quell’età, se non di ritardare, egoisticamente, il giorno della propria fine?. Per concludere e riallacciarmi al succo della questione, vogliate scusarmi in anticipo per la volgarità, vorrei farvi solo notare che fare la cacca è normalissimo, fermarsi a guardarla un po’ meno.

http://punto-omega.blogspot.com/2010/10/to-b-or-not-to-b.html

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Yes, We cannabis

Posted on 25 October 2010 by michele.l

In questi giorni anche il Times, simbolo della sobrietà inglese, s’interroga sulla possibilità di legalizzare l’uso delle cosiddette droghe leggere. Il dibattito ha preso piede nello Stato della California, il quale, per scongiurare il pericolo concreto di bancarotta, sta valutando l’ipotesi, attraverso un referendum, di consentire l’uso controllato della marijuana. La cosa che sorprende di più  della vicenda è che una proposta del genere venga da un Paese tradizionalmente puritano come gli Stati Uniti. I fatti parlano chiaro, l’impiego crescente di mezzi e risorse, che gli USA e, soprattutto, la California non possono più permettersi, ha prodotto scarsi risultati. In effetti, è una guerra impari, qualcuno direbbe asimmetrica, dove lo spazio riconquistato alla legalità viene immediatamente rioccupato da una nuova organizzazione criminale nazionale o straniera che sia. A questo punto mi chiedo e vi chiedo, francamente, se non sarebbe il caso di legalizzare l’uso delle droghe meno nocive, allo scopo di sottrarre risorse preziose alla mafie ed alle organizzazioni criminali di tutto il mondo?. A vantaggio di questa tesi vi voglio fare alcuni esempi. Prendiamo anche l’oppio, esso scostituisce la principale risorsa di finanziamento dei Taliban, ma allo stesso tempo è anche uno dei prodotti più usati a scopo farmaceutico. Dunque, non sarebbe il caso di consentire la produzione legale del papavero come forma di sostentamento ai poveri contadini afgani, a cui nulla è rimasto se non una parola vuota, chiamata democrazia?. Per quanto riguarda poi l’Italia, il problema ha assunto ormai una connotazione nazional-popolare, dove politici, professionisti, impiegati, artigiani, operai, casalinghe, studenti ecc. si concendono qualche “vizio”, in barba ad una morale perbenista ed ad una legge, se non sbagliata, praticamente inutile. La legge Fini-Giovanardi ha mostrato tutti i suoi limiti nell’aumento crescente dell’uso, ad esempio, della cocaina e si pensi solo ad una città come Napoli, dove vi è il più grande mercato all’aperto della droga d’Europa, tanto per citare Saviano. Del resto, il proibizionismo non ha fatto  molta strada, da Al Capone al referendum californiano. Alla luce dei fatti appena illustrati, credo di potermi dichiarare a favore della produzione e della vendita legale di talune droghe, sull’esempio olandese di Amsterdam, dove il commercio di tali sostanze non solo assume un’aspetto decoroso, ben lontano da quello di molte strade italiane, ma è anche una fonte di guadagno per l’intera comunità. Yes, We cannabis.

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