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Gli studenti hanno imparato la lezione e per questo scendono in piazza

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Gli studenti hanno imparato la lezione e per questo scendono in piazza

Posted on 15 December 2010 by michele.l

L’esempio dell’Irlanda è quanto di più emblematico sia potuto accadere in questi ultimi anni. Infatti, l’ormai ex Tigre celtica è passata da uno status di modello da ammirare per crescita sostenuta, alto reddito pro-capite, bassa disoccupazione ad una condizione di estrema precarietà ed incertezza per il futuro. Attenzione, qui non stiamo parlando della spendacciona Grecia o di un altro dei paesi del Club Med. L’Irlanda prima di entrare nell’occhio del ciclone aveva, con un ottimo  25% di rapporto tra debito pubblico e Pil, una situazione del tutto invidiabile, specialmente pensando al nostro 103%.

Cosa è successo allora, dal 2007 in poi?

Semplicemente lo Stato ha svenduto il destino delle generazioni future per salvare in toto le banche che non erano affatto il sintomo del male, bensì la causa. Lo stesso è accaduto più o meno nel Regno Unito, dove la crisi sarà pagata principalmente dai lavoratori e studenti.

Infine, le cose non sono andate meglio sull’altra sponda dell’Atlantico, epicentro di questo terremoto di carta e storicamente più sensibile ai bisogni delle lobbies, dove è andato in scena il grande bluff.

La logica del “Too big to fail” è fin troppo simile alla legge del pesce grande che mangia quello più piccolo. Negli USA, mentre molta gente non ha ancora un lavoro, fa a cazzotti per un sussidio statale o è costretta a pagare un mutuo quasi doppio rispetto al valore reale della “propria” abitazione, le banche, il mondo della finanza in generale hanno messo i loro artigli sui destini dello Stato acquistandone il debito. Sono diventati di fatto gli azionisti di maggioranza, con il denaro messo a disposizione dalla Fed a costo zero e, soprattutto, grazie alla liquidità fornitagli dal piano salva-banche congegnato dall’ex ministro del tesoro statunitense Henry Paulson e già vice-presidente di Goldman Sachs!. Ironia della sorte?.

Pochi giorni fa, l’asso del pallone e miliardario Eric Cantona ha lanciato un’improbabile campagna contro il sistema bancario, allo scopo di ritirare tutti i risparmi e di mettere così in ginocchio il “Sistema”. L’ipotesi è suggestiva certo, ma non credo possa dare una risposta immediata e concreta ai problemi della gente. Una risposta la stanno dando, invece, le migliaia di studenti di tutta Europa che hanno imparato la lezione e sono scesi in piazza a manifestare contro una politica che sta sempre dalla parte dei più forti!.

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Per tutti i giovani non più disposti a tutto, l’appuntamento è domani alle ore 18 in piazza Montecitorio

Posted on 10 November 2010 by michele.l

Finalmente la Generazione X sembra essere uscita dal torpore. Nelle scorse giornate alcune delle maggiori città italiane sono state letteralmente tappezzate da manifesti e banner da parte di un movimento chiamato “Giovani disposti a tutto“. Non è dato sapere la natura di tal movimento, francamente è la parte meno interessante, specialmente per chi è stanco dei tatticismi della politica e delle leggi ad personam. Finalmente, è stato rotto un silenzio assordante che coinvolge la parte più giovane, dunque, il futuro di questo Paese. Le proposte e le critiche possono essere, democraticamente, espresse al sito www.giovanidispostiatutto.com . Per domani, 11 Novembre, sono previste manifestazioni a Roma, ore 18 in piazza Montecitorio, a Firenze ed a Napoli. Il mio invito è alla partecipazione, superando le classiche divisioni ideologiche fra destra e sinistra, retaggio di una cultura ampiamente anacronistica e da guerra fredda. Dal canto mio, vorrei proporre di inondare, letteralmente, con immagini e loghi del movimento, le caselle di posta elettronica delle agenzie del lavoro e di quelle aziende che pubblicano annunci scorretti, al fine solo di  sfruttare il dipendente e di eludere il cuneo fiscale. Lo scopo potrebbe essere l’adozione, finalmente, di un codice di deontologia professionale e di uscire da questo fiacco torpore che getta alle ortiche le menti più fresche di questa società. Ci vogliono togliere la dignità, i sogni ecc., ci hanno già tolto una pensione decorosa; perché aspettare?. Si vive nel presente ed il futuro inizia oggi.

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fini_tulliani_6

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To B. or not to B.?

Posted on 28 October 2010 by michele.l


Ci siamo appena ripresi dalla vicenda della, ormai, celeberrima Casa di Montecarlo, affare di Stato condito con tanto di spy story ai Caraibi e traffico internazionale di cucine, che il nostro paladino della Giustizia è riuscito a focalizzare l’attenzione sulla soluzione delle “assoluzioni”, l’Uovo di Colombo, insomma, che, a detta di molti, risolverà  i mali di questo Paese, minacciato, a quanto pare, anche da un imminente golpe comunista. A voler essere seri, basta solo dare un’occhiata alla rassegna stampa internazionale per capire di essere l’unico Paese al mondo, specie in questo frangente, ad occuparsi, con tutto il rispetto, del futuro, anzi no, del passato di un ultra settantenne. Saranno i primi effetti della “riforma” pensionistica?. Bah. Ad altre latitudini nel frattempo, il Washington Post, sebbene gli USA siano nel bel mezzo di una decisiva campagna elettorale o forse proprio per questo, ha trovato il tempo e lo spazio per scrivere a caratteri cubitali ed in prima pagina qualcosa come “Un accordo con BMW significa 1000 posti di lavoro in S. Carolina”, mentre, dall’altra parte dell’oceano, in Gran Bretagna, dove non ci sono elezioni al momento, la politica ed il totale dell’opinione pubblica hanno concentrato i loro occhi sulla legittimità dei tagli alla spesa pubblica, quindi sul diritto al sussidio all’abitazione, ovviamente sul tema dell’occupazione ed infine, ma non ultimi, sugli squilibri sociali in toto che via via si stanno acuendo a causa della crisi. Per capirci, il dibattito è talmente elevato che il Ministro del Lavoro e delle Pensioni è finito al centro di contestazioni, anche a mezzo stampa, per una questione, diciamo così, di tatto e solo per essersi rivolto con un “get on the bus” verso coloro i quali sono rimasti senza un impiego, invitando così i propri concittadini a darsi da fare di più per trovare un’occupazione, a tollerare, in breve, quei sacrifici che migliaia di pendolari italiani fanno da anni, quotidianamente, viaggiando in treni e stipati come bestie pur di arrivare, puntualmente, sul posto di lavoro. Mal comune mezzo gaudio?. Certamente, no. Infatti, la sola cosa che ci accomuna al mondo anglosassone è un premier oggetto di critiche, ma anche qui, a ben vedere, le differenze sono di carattere sostanziale, perchè l’obiettivo del collega britannico, solo il tempo gli darà ragione o torto, è quello di fare del Regno Unito il luogo migliore al mondo dove poter investire in futuro. Tornando, invece, al nostro settantenne, cos’altro potrà mai sognare uno a quell’età, se non di ritardare, egoisticamente, il giorno della propria fine?. Per concludere e riallacciarmi al succo della questione, vogliate scusarmi in anticipo per la volgarità, vorrei farvi solo notare che fare la cacca è normalissimo, fermarsi a guardarla un po’ meno.

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Oroscopo 2011

Posted on 25 October 2010 by Sebastiano Gardellin

Sono già pubblicate in internet le previsioni dei segni zodiacali per l’anno 2011. Da ciò che si legge e prevede, non sarà un anno facile per quasi nessuno dei segni, piuttosto un anno dove rimboccarsi le maniche e lavorare seriamente sembra siano le chiavi necessarie per uscirne indenni. Bene Toro Gemelli ed Acquario, che con un giusto equilibrio oroscopo 2011 tra lavoro e vita sentimentale riusciranno a gestire bene ogni situazione. Così e così per Ariete Leone Bilancia e Sagittario, non poche difficoltà si farannò avanti e il lavoro non macherà mai, in arrivo però con grandi soddisfazioni.Pesci Capricorno Scorpione e Cancro dovranno sudarsele le conquiste, sia in ambito lavorativo che sentimentale. Ecco qui in dettaglio le previsioni http://www.oroscopogiorno.com/astrologia/.

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LAVORO

ISTAT E LAVORO: AUMENTA LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, INATTIVI AL 37.8%

Posted on 09 September 2010 by Fedeterrenz

I dati mensili pubblicati dall‘Istat sulla forza lavoro non sono confortanti. Andando ad analizzare i dati diffusi attraverso le serie storiche; che prendono in esame quindi un mese dell’anno per compararlo a quello dell’anno precedente, ci sono molte cose interessanti da osservare. I dati aggiornati al 31 Agosto 2010 sono ancora provvisori, in quanto prendono in esame un campione molto significativo di 17000 famiglie ovvero solo una parte del totale del campione che deve essere ancora osservato.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. I giovani tra i 15 e 24 anni disoccupati sono il 26,8% con un aumento del 1,1% rispetto allo stesso mese del 2009.
GLI INATTIVI. Aumenta anche il numero di soggetti che ne’ lavorano e ne’ cercano un occupazione. La percentuale è del 37,8% ed è aumentata dello 0,3% rispetto allo stesso periodo del 2009.
DISOCCUPAZIONE. Il numero dei disoccupati è aumentato dello 0,5% attestandosi all’8,4%.
MASCHI E FEMMINE. La disoccupazione rispetto allo stesso mese del 2009 è aumentata del 5,6% per gli uomini e del 6,3% per le donne.
Insomma sembra che per il mercato del lavoro siano momenti davvero difficili. Da una parte c’è la situazione contrattuale che non agevola molto la stabilità economica. Capita spesso di essere presi con contratti a progetto; oppure a tempo determinato e poi essere rispediti a casa.In alcune aziende,soprattutto nel commercio,si viene presi solo per stagionalità ovvero si viene assunti nei periodi più “caldi” dell’anno: di solito nel periodo natalizio e poi in estate per sostituire il personale fisso che ovviamente andrà in ferie.Quale banca si sognerebbe di dare un mutuo ad un tempo determinato?Come costruirsi una famiglia? Quale futuro dare alle generazioni che verranno? Ho esempi di amici che hanno trovato fortuna all’estero. In Inghilterra si è assunti subito a tempo indeterminato e se si vale si può arrivare anche ai gradi più alti delle aziende.Questa è quella che si chiama MERITOCRAZIA. E’ vero anche che deve cambiare la mentalità del “soldo facile”, ovvero solo con i sacrifici si possono ottenere risultati concreti nella vita.I dati Eurostat rivelano che, rispetto al 2009, solo Austria,Germania e Malta hanno ridotto il tasso di disoccupazione. Ma il tasso di inattività al 37.8% deve far riflettere. La gente è sfiduciata nel cercare lavoro; perchè forse sa che non lo troverà o se lo troverà sarà temporaneo.Si, è importante guardare agli altri,ma bisogna fare i fatti.Lo Stato,la politica, dovrebbero porsi degli interrogativi, le politiche giovanili sono alla base del futuro della nostra Nazione.

Federico Terenzi

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Mariastella Gelmini

La scuola delle contraddizioni

Posted on 02 September 2010 by elena.bonesi

Dalle aule di Palazzo Chigi, dove si è tenuta oggi una conferenza stampa sulle novità dell’anno scolastico 2010/2011, il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini si è rifiutata di incontrare gli insegnanti precari che da giorni stanno protestando (e alcuni di essi anche conducendo lo sciopero della fame) contro i tagli e l’incertezza della propria condizione.
E’ di soli due giorni fa la notizia che uno di questi docenti manifestanti davanti a Montecitorio, il siciliano Giacomo Russo, è stato ricoverato d’urgenza in ospedale per eccessiva disidratazione. Eppure, secondo il Ministro, queste persone protestano prima ancora di avere la certezza di essere state escluse. Le nomine, infatti, devono ancora avere luogo; pertanto, molti degli insegnanti scesi in piazza potrebbero di fatto trovarsi dietro ad una cattedra nel giro di un paio di settimane.
Inoltre, continua la Gelmini, c’è ogni evidenza che la protesta sia stata “strumentalizzata dalla politica”, e fa il nome dell’Italia dei Valori. Questo non significa che il problema non sia reale, al contrario, i 200.000 precari sarebbero un’eredità dei governi precedenti; infatti, per guadagnare consensi, in passato sarebbero stati distribuiti posti di cui la scuola non aveva bisogno. E adesso occorre rimediare a questi sprechi.
Ma nell’Italia delle contraddizioni non può mancare il paradosso: i dati dell’anno scorso dimostrano che, soprattutto al Nord, molti posti sono stati assegnati a fatica, perché i docenti convocati non si presentavano, oppure decidevano di rinunciare al posto, in quanto già impegnati presso scuole private o in lavori alternativi ma più stabili e remunerativi. E lo stesso scenario sembra si stia presentando di nuovo, soprattutto alle elementari e alle materne, dove il fenomeno sembra già riguardare il 20-30 % dei convocati.

La situazione dunque è questa: da una parte c’è chi protesta e fa lo sciopero della fame pur di non venire lasciato a casa, e dall’altra chi non si presenta al momento della nomina. A tutto ciò sono da aggiungere i laureati degli ultimi anni, menti fresche e preparate che, a causa delle riforme universitarie succedutesi senza criteri omogenei e della chiusura delle scuole per l’abilitazione all’insegnamento (SISS), si vedono in molti casi preclusa la possibilità di contribuire all’educazione dei più giovani, nonché alla propria realizzazione professionale.

Elena Bonesi

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mobbing

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MALTRATTAMENTI IN UFFICIO, NO GRAZIE!

Posted on 27 July 2010 by valentina.l

Mobbing, un termine diventato oramai di uso comune, ma che per molti, il suo reale significato è ancora un’incognita e soprattutto gli effetti negativi, in grado di apportare quotidianamente, nella vita sociale e professionale di molti lavoratori. Vediamo nel dettaglio cosa significa e  come si manifesta.

Con il termine mobbing si fa riferimento, nella psicologia del lavoro, a quel fenomeno che si concretizza in una forma di isolamento e aggressione di uno o più lavoratori attraverso attacchi sistematici finalizzati a danneggiarne salute, reputazione e professionalità.  Costituiscono elementi identificatori del mobbing: la reiterazione delle condotte per un periodo di tempo apprezzabile ( è stato ritenuto tale un periodo di almeno sei mesi); l’intenzionalità delle stesse “da non considerarsi come coscienza specifica del fine ma come finalità riprovevole in relazione alla lesione dei beni della dignità personale e della salute psico-fisica”.(Trib. La Spezia 4 luglio 2005 n.294).

Si distingue tra:

mobbing verticale (o bossing): quando le condotte lesive sono poste in essere dal datore di lavoro

mobbing orizzontale: quando le condotte sono poste in essere da colleghi del lavoratore

mobbing ascendete: quando le condotte sono poste in essere da personale sottosposto al lavoratore

mobbing individuale: quando le condotte sono rivolte nei confronti di un unico soggetto

mobbing collettivo: quando le condotte hanno ad oggetto un gruppo di lavoratori

Le singole condotte possono essere poste in essere, sia tramite atti tipici che tramite atti tipici (diversi, cioè, dagli atti assunti dal datore e dai superiori gerarchici o comunque diversi da quelli afferenti la gestione del rapporto di lavoro).
La giurisprudenza ha individuato come giuridicamente rilevanti ai fini dell’individuazione di una condotta mobbizzante i seguenti comportamenti: provvedimenti, sospensione, decadenza e destituzione dall’impiego; vessazioni consistenti nella privazione di collaboratori, abnormi rilievi disciplinari, negazione di ferie e permessi, contestazioni di addebiti prima della partenza per le ferie con contestuale promozione di subalterni, privazione di incarichi retribuiti, riduzione alla titolale inattività lavorativa con spostamento dell’ufficio in stanze piccole e poco illuminate; atti di aggressione verbale consumati spesso davanti a terzi dipendenti e non; comportamenti – che possono avere tanto un contenuto omissivo quanto commissivo – che si sostanziano in una esclusione, un allontanamento del mobbizzato dal gruppo con conseguente suo isolamento, evidenziandone le diversità fisica o morale o intellettiva o culturale o religiosa o territoriale; il controllo esasperato dell’orario di lavoro, del tempo di stazionamento presso la macchina del caffè, del tempo delle telefonate; visite fiscali inviate in maniera ossessivamente vessatoria; critiche e maltrattamenti verbali esasperati, l’offesa alla dignità, la delegittimazione di immagine, anche di fronte a soggetti esterni all’impresa, ente o amministrazione – clienti, fornitori, consulenti – comunque attuati da superiori, pari-grado inferiori e datori di lavoro; la rimozione da incarichi, l’esclusione o immotivata marginalizzazione dalla normale comunicazione aziendale, la sottostima sistematica dei risultati, l’attribuzione di compiti molto al di sopra delle possibilità professionali o della condizione fisica e di salute”. I singoli atti e comportamenti, isolatamente considerati, possono anche non avere una connotazione necessariamente negativa ma assumerla per effetto della reiterazione nel tempo delle condotte offensive. Il mobbing va distinto da altri comportamenti discriminatori che possono essere posti in essere sul luogo di lavoro: molestie sessuali, demansionamento, molestie di vario tipo. Comportamenti, questi ultimi, che possono essere ricompresi tra le condotte mobbizzanti ma non le esauriscono. ( vedi in proposito Tribunale di Ivrea, sent. 17/11/2005 n.94) E’ stato rilevato come il fenomeno non coinvolga solo i lavoratori più deboli o le persone più sensibili, ma possa interessare anche lavoratori con una forte personalità che agiscono però sul lavoro in modo diverso dagli altri.

Nel nostro ordinamento il mobbing si affaccia nel 1999 con una pronuncia del Tribunale di Torino, Sezione Lavoro I grado, del 16 novembre 1999. Con questa sentenza un’azienda viene condannata al risarcimento del danno biologico nei confronti di una dipendente colpita da depressione in seguito ai maltrattamenti subiti durante la prestazione lavorativa.

Nonostante questo, i casi di mobbing sono all’ordine del giorno, nei diversi contesti lavorativi, ma fondamentalmente si denota paura e reticenza a parlarne, perché?

Forse la risposta più semplice sarebbe la paura della perdita del posto di lavoro……e visti i tempi che corrono, quasi nessuno credo, si possa permettere una simile situazione….

Allora sorge doverosamente una domanda, come possiamo fare per difenderci?

Il primo passo da fare, importantissimo per se stessi, è prendere coscienza della situazione attuale, manifestando tutti i sentimenti correlati: solitudine, rabbia, inadeguatezza… Poi, bisogna non abbandonare il posto di lavoro, se no la daremmo subito vinta ai nostri molestatori, subendo una grossa sconfitta personale, con un calo sostanziale della nostra autostima; farsi vedere inoltre sicuri di se, nel rispondere alle persone che ci stanno facendo mobbing, fargli capire che esiste una via d’uscita e non cedere ai loro subdoli ricatti, credo sia una componente fondamentale, per poter iniziare con la giusta grinta, questa  battaglia. Di importanza cruciale, è la raccolta di materiale, utile ad evincere valide prove, ponendo sempre attenzione alla privacy altrui, che si attua, osservando le diverse norme vigenti. Parlare con altri, nella vostra stessa situazione, aiuta a capire che tipo di mobbing è in corso e a prendere, maggiore consapevolezza, del vostro percorso attuale. Tenere un diario, ad esempio, aiuta a monitorare come si evolvono gli eventi, su voi stessi in primis e poi, sull’andamento della situazione, il suo scorrere giorno per giorno. Il diario deve essere quotidiano, annotate informazioni precise e chiare, di modo che, rileggendolo, capiate  immediatamente il vostro iter. Trovate sempre alleati; in questa battaglia la componente emotiva è molto forte e va condivisa positivamente, per buttare fuori la rabbia e combatterla in maniera costruttiva; rivolgetevi ai sindacati, associazioni medici, psicologi…… Deve essere una via, che può portarvi ad una soluzione. L’allontanamento del posto di lavoro deve essere presa, nell’eventualità, con piena coscienza, come decisione, in base ad una situazione psico fisica, oramai comprovata, se no desistete e lottare. Se la decisione di andarsene, potrebbe togliervi un grosso peso e la state affrontando con serenità, allora avrete intrapreso la strada corretta. Altra parola chiave è la denuncia, che non è solo quella per vie legali, ma significa “comunicare ad alta voce”, nel vostro posto di lavoro, ai vostri colleghi, la situazione attuale che state vivendo, in maniera positiva, chiara, responsabile ed efficace, per passare poi nei casi più gravi, alle vie legali; ogni situazione va analizzata e scelto un preciso piano di azione. Se scegliete la via legale, raccogliete materiale scritto e optate per avvocati esperti in materia e non collegati alla vostra azienda attuale, stabilite obiettivi comuni, insieme alla persona scelta e fissate incontri con una cadenza costante. Questi sono i passi consigliati, per coloro che vivono questa situazione, altamente destabilizzante e vogliono trovare presto, la chiave per uscirne.

L’importante è avere sempre il coraggio di parlare ad alta voce, di tutto quello che viola la nostra integrità morale e fisica,  con consapevolezza e rispetto. Se scegliamo la via del silenzio, abbiamo già perso la battaglia, prima ancora che essa possa avere inizio………..

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mariastella gelmini

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Il Tar accoglie il ricorso contro la circolare del ministro Gelmini

Posted on 25 July 2010 by A.C.

ROMA – Si tratterà di una lunga estate per i dirigenti scolastici italiani, chiamati dal Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini a ridefinire gli organici dei propri istituti. La contestata riforma della scuola italiana è stata per diversi mesi al centro di aspre polemiche che hanno visto una importante movimentazione da parte del popolo e dei sindacati, indipendentemente dalla loro tendenza politica. Eppure il discusso pacchetto di legge torna a far parlare di sé in seguito alla sentenza del Tar del Lazio, il quale accoglie il ricorso presentato da Snals, sindacato autonomo per altro vicino allo stesso Governo che ha varato la riforma. Il motivo del giudizio del Tribunale regionale è da rinvenire nell’errata procedura della circolare che avrebbe dovuto apportare modifiche all’organizzazione degli istituti tecnici e professionali: il Ministero non ha infatti acquisito il parere obbligatorio del Cosiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e dunque, in mancanza di questo, l’atto della Gelmini risulta non essere legittimo. Un mero ma fondamentale errore della procedura prevista che, a questo punto, minaccia un eventuale posticipo dell’inizio del nuovo anno scolastico.

La circolare in questione prevedeva la riduzione dell’orario settimanale degli istituti superiori tecnici e professionali, e avrebbe dunque portato inevitabilmente alla perdita del lavoro da parte di migliaia di docenti. Il sindacato che promosso il ricorso al Tar ha così commentato la sentenza del giudice: «Lo Snals-Confsal sottolinea l’effetto dirompente dell’ordinanza n. 3363 emessa dal Tar del Lazio mercoledì scorso, 19 luglio, su ricorso promosso dallo Snals stesso. Sospendendo la riduzione degli orari curricolari, l’ordinanza comporta il ripristino delle ore di insegnamento e il diritto alla restituzione delle cattedre. In altre parole, molti insegnanti potranno non perdere il loro posto!». E così il Ministro dell’Istruzione convoca a Roma i direttori scolastici regionali per mettere al corrente della situazione che si è delineata: «Emaneremo una nuova circolare entro i primi di agosto, entro il 15 dello stesso mese dovrete definire i nuovi organici». I dirigenti degli istituti colpiti dovranno quindi riorganizzare in breve tempo l’orario di insegnamento e quello relativo ai singoli docenti, tutto entro il giorno di ferragosto.

Intanto non si placano le polemiche anche per quella parte della riforma inerente l’università. Il senatore del Partito Democratico Mauro Ceruti, filosofo e docente universitario a Bergamo, scrive sulle pagine dell’Unità: «La riforma Gelmini dell’università era stata definita una opportunità storica. Dopo mesi di lavoro, è solo un’opportunità mancata. Questa riforma è infatti un enorme taglio e, di fatto, siamo passati dalla “riforma Gelmini” alla “riforma Tremonti”. Si tratta in sostanza di una significativa riduzione di investimenti, una “riforma-taglio” che colpisce quattro grandi risorse dell’università. Taglia 1,3 miliardi per il 2011: ciò, come affermano gli stessi Rettori, corrisponderà di fatto al fallimento della maggior parte degli Atenei italiani. Colpisce 26 mila ricercatori, collocati da questa riforma su un binario morto. Colpisce gli studenti, il diritto allo studio, il loro welfare e, soprattutto, la loro mobilità».

Leggi qui le altre notizie di cronaca e politica.

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