Archive | Gialli irrisolti

COSIMA & SARAH

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Avetrana, Sarah e Cosima, somiglianza incredibile

Posted on 26 June 2011 by redazionevp

Forse, usando come scusa o attenuante la spropositata impostazione dei media circa gli eventi delittuosi di questi ultimi tempi, ci sentiamo tutti degli Sherlock Holmes in erba ed in famiglia, in ufficio o in strada, dissertiamo, con la nostra indole fantasiosa, su orrendi crimini, arrampicandoci su sospetti , o semplici illazioni, che rendiamo con l’esposizione convinta, addirittura plausibili.

E’ proprio di qualche giorno fa, l’ipotesi di qualcuno, che vedendo le foto di Cosima Serrano da giovane e quella di Sarah Scazzi, hanno notato una somiglianza dei tratti somatici, obiettivamente palese. Questa somiglianza, ha assunto per alcuni, un carattere di mistero, tanto da parlarne … e non solo.

Naturalmente, si tratta di una pura coincidenza; di un dato prettamente estetico e senza alcun valore in merito alle indagini, ma ho voluto scrivere, di questa “Allucinazione” collettiva, per costruire un effetto repellente.

Dare del matto a coloro che da una semplice somiglianza traggano conclusioni errate, mi sembra un obiettivo raggiunto;  ma disconoscere bendandosi gli occhi che i volti di Sarah e Cosima (da giovane) abbiano dei lineamenti comuni, sarebbe un negare l’evidenza.

Cari amici Sherlock Holmes, un plauso per il vostro spirito d’osservazione; le indagini però, facciamole fare a chi è preposto, lasciando fantasia e “Fiuto”, nel cassetto dell’illazione.

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Bagarre sul certificato di nascita di Obama

Bagarre sul certificato di nascita di Obama

Posted on 01 May 2011 by giacomog

Continua la disputa sul certificato di nascita di Obama che si accesa gli scorsi giorni, Obama ha mostrato il suo certificato di nascita  dopo le critiche mosse dai suoi concorrenti, soprattutto da Donald Trump suo avversario per le nuove elezioni; Obama assicura dicendo che il certificato è originale, mentre Trump avrebbe le prove che sia falso e che l’attuale presinte sia nato in Kenia e non negli Stati Uniti. Per la legge americana un presidente degli USA deve essere nato in territoria americano, quindi se Trump & c. avessero ragione Obama non dovrebbe stare li dov’è e il popolo americano sarebbe stato preso in giro per l’ennesima volta.  Nell’ultimo importante incontro che c’è stato alla cena dei Corrispondenti alla Casa Bianca, Obama a cercato di ridicolizzare Trump mostrando un filmato della Disney, precisamente un pezzo del film ”Il re leone” dove si vedeva il leone Simba  nascere in Africa. Non cerdo sia stata una trovata geniale, comunque staremo a vedere come la questione andrà a finire e sopratutto vedremo se la verità verrà fuori o come spesso accade sarà tutto insabbiato.

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Yara 2

Yara: una conferenza stampa al buio

Posted on 16 March 2011 by redazionevp

Foto di Yara Gambirasio

Dopo la conferenza stampa tanto attesa, durante la quale il Procuratore aggiunto Massimo Meroni ha esposto lo stato delle indagini concernenti la morte di Yara Gambirasio, anziché  accendersi una luce seppure fioca, le tenebre, si sono ancora più infittite ed hanno purtroppo messo a nudo una sola verità:gli inquirenti, hanno in mano soltanto delle ipotesi e zero certezze.

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Perché, si “Sguazza” troppo, dentro notizie false ed immaginarie ed i media trascrivono, o mandano in onda, supposizioni spesso fantasiose e senza alcun sostegno probatorio?

La risposta, che per prima viene in mente all’uomo della strada, è che tale situazione, sia avallata dalla stessa Magistratura inquirente, troppo taciturna ed incline a nascondersi dietro i “Non so”,  i forse ed i perché.

Per far tacere la montagna di notizie incerte che hanno rincorso e rincorrono verità inarrivabili, sarebbe stato sufficiente che coloro che tengono le redini delle indagini ufficiali, avessero reso pubblici ed in tempi brevi, degli elementi  atti a far intravedere, un ipotesi di soluzione al giallo di Brembate; cosa, che puntualmente non si è verificata.

Sembra inverosimile che in un omicidio avvenuto d’impeto, come sembrano essere orientati i Magistrati a considerarlo, gli artefici (o l’artefice) materiali, siano riusciti a cancellare in breve tempo, ogni piccolo particolare atto ad incriminarli ed a nascondere il corpo di Yara, in un posto “Troppo” visibile, per essere ritrovato. (non sembra un paradosso?)

La gente comune stenta a sentirsi protetta da una Legge che come nel  caso dell’omicidio di Yara e non solo, dopo mesi d’indagine, non riesce ad abbandonare la strada del dubbio e che oltretutto continua ad evidenziarla, con inutili ed insensate conferenze stampa.

Il caso di Brembate, è come un foglio bianco dove si scrive una storia… ed un’altra ancora, dopo aver usato una gomma da cancellare; così facendo, si sporca il tutto, e lo si rende illeggibile.

Ad imbrattare questo foglio immaginario, contribuiscono alcuni giornali e TV che si  credono in diritto di usare il proprio “Pennello”, per dipingere tele o intrecciare trame, al solo
scopo d’ ottenere un ritorno economico, o un indice d’ascolto sensibilmente lievitato.

L’uomo della strada, a volte per macabra curiosità, altre, per umano interesse, legge ogni riga di testo e guarda ogni trasmissione televisiva, attendendo delle risposte che come ombre al tramonto, si allungano dirigendosi  sempre, dalla parte opposta alla verità.

Non si può giocare con la vita di nessuno; la famiglia di Yara è stata colpita duramente nei sentimenti; la comunità di Brembate vive nella paura e tutti noi, ci sentiamo delle foglie, in balia d’ogni vento che spiri nelle nostre vicinanze.

I duelli ricchi di locuzioni critiche che i poteri dello Stato si scambiano, non fanno altro che deteriorare il vero significato della parola Giustizia ed a ledere la fiducia che i cittadini tutti, dovrebbero nutrire nei confronti delle Istituzioni.

Lasciateci fuori dai giochi di palazzo, ristabilendo con i fatti, quella Legge, che raffigurata ovunque con l’immagine di una bilancia, sia realmente uguale per tutti e capace di punire con severità,  tutti i crimini che offendono la dignità di ogni uomo libero.

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Tutti “Detective”

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Tutti “Detective”

Posted on 17 January 2011 by redazionevp

Il giallo di Avetrana sta assumendo, giorno dopo giorno, i contorni di una soap/opera di cui purtroppo si conosce già il finale.

 In questi lunghi mesi, ciò che noi semplici uomini della strada abbiamo notato, è una passerella di personaggi rivoltati e messi sotto i riflettori dei media, con dovizia di particolari a volte, romanzati, senza tenere conto dell’omicidio di una diciassettenne che ad oggi, sembra soltanto fare da sfondo ad interessi di parte, che di “Nobile”, non hanno nulla.

Tutti coloro che hanno girato e girano intorno come delle iene, ai prelibati bocconi di una notorietà  piovuta dal cielo e da perseguire a tutti i costi, hanno contribuito a sminuire, il fine comune di far luce su un delitto che merita una punizione esemplare e dai contorni ben definiti.

Tra avvocati che si sono avvicendati e che si avvicendano, giornalisti a caccia di scoop e trasmissioni televisive con tanto di professionisti pronti a dire la loro, il giallo di Avetrana, sembra affogare in un nulla di fatto, da qualunque parte si guardi.

Michele Misseri, da parte sua, con le molteplici versioni fantasiose, condite da verità più celate che altro, ha permesso a tanti “Scrivani” del giorno dopo, di alimentare, con fiumi d’inchiostro, pagine e pagine di dubbi e d’incertezze incoerenti.

Tutti coloro che gravitano nell’orbita di questa vetrina rovente, hanno guadagnato qualcosa o si sono dati da fare per farlo. La notorietà, l’effetto sorpresa, il dibattito senza fondamento ed il voler primeggiare con il proprio parere, hanno reso impossibile a noi tutti, di usare la testa per districarci autonomamente nel groviglio d’idee palesemente a senso unico, che spesso si dirigono, senza vergogna, verso interessi prettamente personali o di casta.

L’unica verità per amara che sia, è la scomparsa di una ragazza; la tragica fine di un fiore il cui stelo è stato spezzato da mani ignote.

La Magistratura lavora senza darci dei lumi e questo potrebbe essere considerato un segno di serietà.

E’ da considerare però, che il silenzio degli investigatori, provoca il parlar troppo di coloro che usano la propria bocca a sproposito. 

Forse e dico forse, un freno all’attuale stato dei fatti, potrebbe venire da una conferenza pubblica, indetta da chi opera per scardinare le difese dell’assassino/a di Sara. Noi semplici Cittadini, potremmo così comprendere finalmente, a che punto sono le indagini, aggirando quel cumulo di spazzatura, derivante da coloro che improvvisandosi senza titolo, provetti segugi, agitano le acque intorpidendole ogni giorno di più.

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La strage infinita e muta dei cristiani

Posted on 14 November 2010 by ivana.c

Iraq, Egitto, Indonesia, Nigeria, ma l’elenco potrebbe continuare, sono luoghi dove si perpetra la persecuzione ormai

sistematica dei cristiani, la cui vita quotidiana si svolge sotto la continua minaccia di essere aggrediti e uccisi.  I

continui attentati e le continue stragi si presentano come il flusso silenzioso delle immagini in bianco e nero di un

vecchio film, il silenzio che regna sulla scena è inverosimile. Il silenzio infierisce sulle immagini amplificando l’orrore

allo spasimo, incidendo quel dolore lontano nella coscienza come su pietra, come se al di fuori di quell’orrore tutto

poco contasse, o come se quell’orrore non esistesse affatto, senza mezzi termini, e infatti non esiste, è la scena

atrocemente audace di un film, avvolta in un silenzio irreale.  E’ tale la dimensione che sta assumendo la

persecuzione dei cristiani nei paesi islamici, che il poco che ne trapela ha il sapore di una fiction, o di una beffa. Non

sarebbe meglio non parlarne affatto? Come si fa a sopportare che la notizia dell’ultima strage di cristiani compaia al

telegiornale e che poi nessuno ne parli? Come si fa a fare informazione e a sopportare che si possa rischiare ogni

giorno di celebrare la propria Messa nel sangue, come è successo a Baghdad, che 500 persone vengano massacrate a

colpi di machete, com’è successo in Nigeria, solo perché cristiani, uomini donne e molti bambini, accettando che

qualcuno sibili a stento la notizia e lasciando che sull’orrore infierisca il silenzio? E’ davvero possibile che bambini

al catechismo vengano massacrati, evirati e decapitati senza che l’Onu, Obama o chi per essi si decida a scomporsi

pronunciando in merito almeno qualche parola di convenienza? E nella, cattolica, Italia, assorta nella celebrazione

collettiva dell’orrore di Avetrana, che voce e che volto ha l’orrore di queste stragi di persone della stessa religione,

legame culturale ed empatico tra i più forti, legame realmente culturale e realmente empatico. Nessuna. Non c’è,

perché non c’è più niente, cultura, empatia, religione. Ma dove non c’è, non sarà che è in tv e alle radio e nei giornali

che non c’è,  non sarà che anche solo un po’ di subbuglio e un po’ di solidarietà in giro per i nostri fratelli cristiani, non

fosse altro che per questo, che potremmo essere al loro posto, non sarà che sarebbe roba di grana troppo alta da

contrabbandare in giro? In fondo, e che si sia cristiani o non cristiani, questo vale per un altro centinaio di cose.

Eppure c’è  ancora di più, c’è un grande potenziale eversivo nella solidarietà, cristiana, ma anche non cristiana. Splendido esempio

quello della Francia, che sta offrendo oltre alle cure, asilo politico ad alcuni dei feriti di Baghdad, esempio che

possiamo solo augurarci venga seguito fino all’asilo politico anche dall’Italia, dove finora la Toscana  ha offerto cure e

assistenza, e collaborazione anche con gli ospedali iracheni che ospitano le vittime. La risposta corale ad Al Maliki che

esorta i cristiani a non lasciare l’Iraq dovrebbe essere questa, asilo politico per quei cristiani che

vogliono lasciare questi inospitali paesi, perché è la prima cosa più semplice da fare.  Ed è un esempio di forza

e di presenza, e di solidarietà, fintanto che di più non si riesce a fare, e probabilmente non ci si riuscirà, nei

confronti di questo tipo di Islam.  Quei cristiani li vogliamo no, sono gente pacifica.

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Sarah Scazzi, trovato il corpo. Lo zio: l’ho uccisa io

Posted on 07 October 2010 by Lorenzo

La storia di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana scoparsa il 26 Agosto scorso da casa, si è chiusa nel peggiore dei modi, un epilogo che nessuno avrebbe mai voluto ascoltare, una fine che genitori e parenti hanno tentato fino all’ultimo di scacciare dalle proprie menti. Sarah Scazzi è stata uccisa da suo zio, Michele Misseri, in un buio garage, uccisa a tradimento da una persona di cui si fidava, un mostro che per molto tempo si è cercato altrove ed era invece così vicino a lei da non destare alcun sospetto. Dopo 41 giorni finalmente è arrivata la sua confessione.

Misseri voleva abusare di lei sessualmente ma Sarah ha opposto resistenza, così suo zio l’ha raggiunta alle spalle, le ha stretto una cordicella in torno al collo e l’ha strangolata. Quando Sarah era già morta, il desiderio di suo zio non si era ancora placato, così ha abusato lo stesso di lei, che già non respirava più. Con estrema freddezza ha poi pensato a come occultare il cadavere. Ha svestito la povera Sarah e ha bruciato i suoi vestiti. Poi ha portato il suo corpo nella campagna di Avetrana e l’ha gettato in uno dei moltissimi pozzi della zona, coprendolo successivamente di pietre.

Alcuni giorna fa proprio lo zio aveva finto di ritrovare il telefonino della nipote. Una casualità a cui gli investigatori non hanno creduto, facendolo analizzare. Ne è risultato che il telefonino era perfettamente integro, impossibile che fosse rimasto per oltre un mese in balia di vento e pioggia. Era stato custodito da qualcuno, e non poteva essere altri che colui che aveva inscenato il ritrovamento. Gli investigatori lo hanno così fermato, e dopo incessanti interrogatori lo hanno fatto confessare. Missori verrà ora accusato di omicidio volontario con numerose aggravanti. Il gesto del ritrovamento del cellulare è stato interpretato come la volontà di Misseri di venire finalmente scoperto. Una ipotesi a cui resta difficile credere. Misseri ha compiuto un assassinio efferato, ha ucciso sua nipote per placare il suo istinto sessuale, come un mostro l’ha strangolata e ha oltraggiato il suo corpo già privo di vita, poi con freddezza ha tentato di passarla liscia. Non è che una belva crudele e impazzita, e le belve purtroppo non hanno rimorsi.

Lorenzo Molinari

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fortapasc

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Giancarlo Siani, inviato di guerra a Fortapasc

Posted on 23 September 2010 by michele.l

Il 23 settembre del 1985, 25 anni fa, moriva ammazzato dalla Camorra, a soli 26 anni, Giancarlo Siani. Giancarlo era un giornalista-giornalista, inviato di frontiera al Fortapasc, nel feudo camorristico di Torre Anniunziata. Il lavoro di Siani, a differenza di quello dei giornalisti-impiegati, vedi lo stesso Saviano, di cui peraltro nutro grandissima stima, non si basava solo su ricerche di tipo blibliografico o sugli atti delle procure; la sua era una presa diretta, come per gli inviati di guerra, dove, oltre alla conta dei morti, s’indagava, si batteva il territorio, si facevano gli scoop e, non ultimo, si rischiava la vita. Fatale gli è stata la scoperta, come per i giudici Falcone e Borsellino, della collusione dello Stato con i signori del racket e della droga, in modo particolare, nel momento d’oro della ricostruzione all’indomani del terremonto dell’80. Non si meraviglino, dunque, i nostri amici abruzzesi, ho visto gente, tra cui mia nonna, vivere nei prefabbricati per più di dieci anni!!! Giancarlo era un sognatore e questo faceva paura perchè, come scrisse Danilo Dolci nella poesia qui sotto riportata, “ciascuno cresce solo se sognato”. Detto ciò, dopo 25 anni, amaramente, dobbiamo ammettere che sono ancora in pochi quelli che hanno iniziato a sognare.
Fortapasc è anche un film di Marco Risi (2009, vedi locandina sopra), il quale racconta gli ultimi giorni di vita del giornalista.

Ciascuno cresce solo se sognato

di Danilo Dolci

C’è chi insegna

guidando gli altri come cavalli

passo per passo:

forse c’è chi si sente soddisfatto

così guidato.

C’è chi insegna lodando

quanto trova di bello e divertente:

c’è pure chi si sente soddisfatto

essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere

l’assurdo che è nel mondo, aperto ad ogni

sviluppo ma cercando

d’esser franco all’altro come a sé,

sognando gli altri come ora non sono:

ciascuno cresce solo se sognato.


http://punto-omega.blogspot.com/

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peschiera del garda

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Gli «scatoloni dell’orrore», risolto il duplice omicidio di Peschiera

Posted on 21 September 2010 by gabriele.p

Daniele Bellarosa, fermato dopo il ritrovamento dei genitori trovati uccisi, incaprettatti e gettati nel Canale di Mezzo a Peschiera del Garda, ha confessato l’omicidio ed il tentativo di depistaggio. Al termine di un lungo interrogatorio durato tutto il pomeriggio, Bellarosa ha ceduto alle domande dei carabinieri, ammettendo la propria colpevolezza. Sebbene il movente resti per ora oscuro, si è riusciti a ricostruire la dinamica del terribile duplice omicidio. I coniugi erano infatti stati trovati imbavagliati e legati in due scatoloni di cartone chiusi da nastro adesivo e lasciati in balia della corrente del Lago di Garda. La quale li aveva trascinati verso sino al Canale di Mezzo, un ramo del giovane Mincio che nel borgo vecchio di Peschiera unisce la bocca meridionale del grande bacino al più tumultuoso fiume che più a sud forma i laghi di Mantova. Gli «scatoloni dell’orrore», come sono stati subito definiti dagli abitanti di Peschiera, sono stati ripescati per caso tra domenica notte e lunedì mattina, nelle prossimità di alcune zattere galleggianti, utilizzate dai ristoratori della zona come sale da pranzo per turisti. Gli investigatori, pur non escludendo alcuna pista, hanno subito sospettato della possibilità di una violenza famigliare. I due avevano infatti età simili e, una volta riconosciuti in quanto coniugi, per il figlio è scattato immediatamente il fermo, seguito dalla confessione. Bellarosa, 46 anni di Carpi, dopo aver strangolato i genitori nel garage di casa e averli impacchettati come per simulare un omicidio di mafia, li ha caricati in macchina e ha percorso più di 90 chilometri prima di “scaricarli” nel lago. I cadaveri avevano la testa avvolta in un sacchetto di plastica e, forse per complicare ancora di più le indagini, nel reggiseno della donna erano nascosti due mazzette di 120 e 80 euro. Ora si tenta di capire l’ora esatta dell’omicidio e soprattutto, il perché. Daniele Bellarosa soffriva di forti depressioni e aveva un rapporto burrascoso con i suoi. Sul gesto potrebbero però adombrarsi anche questioni economiche.

Ga.Pi.

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rocchettaalvolturno

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Undicenne marocchino annegato in un lago artificiale in Molise

Posted on 16 August 2010 by Lorenzo

I vigili del fuoco di Isernia hanno rinvenuto nella giornata odierna il corpo senza vita di un bambino di undici anni, di origini marocchine, nelle acque del lago artificiale di Rocchetta al Volturno, in provincia di Isernia. Il ragazzo è stato successivamente riconosciuto dai suoi genitori, una coppia di ambulanti che risiedono a Fornelli, sempre in provincia di Isernia.

In mattinata, la coppia era arrivata a Rocchetta dove si tiene il mercato settimanale, portando con se il figlio. Nel momento di smontare la propria bancarella per tornare a casa, poco dopo le 13, il padre si è accorto che il figlio era scomparso, probabilmente allontanatosi per giocare. Subito sono iniziate le ricerche per tutto il paese, con i due coniugi che chiedevano a chiunque se avessero visto il loro piccolo. Anche il sindaco del paesino si è aggiunto alla ricerca del piccolo quando un uomo ha infine notato il corpo dell’undicenne nell’acqua dell’invaso dell’Enel che si trova a ridosso della piazza principale.

Subito sono stati chiamati i soccorsi, ma non c’era ormai più nulla da fare e i sanitari del 118 non ha potuto far altro che dichiararne il decesso per annegamento. Un’inchiesta è comunque stata aperta, poiché il laghetto è circondato da una recinzione alta più di due metri e nessuno ha visto il piccolo oltrepassarla. Bisognerà quindi approfondire le dinamiche della tragedia per scoprire come il piccolo sia finito in acqua.

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Parigi, furti ai bancomat con sexy spogliarello

Posted on 13 August 2010 by Lorenzo

Al giorno d’oggi anche i ladri devono continuamente rinnovare le proprio tecniche di furto per averla vinta sulle migliori tecnologie antifurto. Oppure ricorrere ad astuzie e raggiri per portare via il maltolto. Ma è sicuramente singolare quello che due donne, probabilmente dei paesi dell’est, hanno escogitato per mettere a segno dei furti nella capitale francese. Le due ladre, probabilmente di bell’aspetto, hanno deciso di usare le loro armi di seduzione per distrarre facoltosi e malcapitati maschietti, che distratti dal loro show, si farebbero togliere i soldi di tasca senza riuscire a reagire.

L’ultimo episodio è avvenuto nel sesto arrondissement, sulla rive gauche di Parigi. Le due sexy malviventi hanno seguito un uomo che era entrato in banca per prelevare dei soldi al bancomat e non appena i soldi, circa 300 euro, sono usciti dalla macchina, gli hanno intimato di consegnarglieli. L’uomo si è subito ovviamente rifiutato, così le due donne sono entrate in azione: una si è scoperta il seno mentre l’altra ha iniziato ad accarezzarlo nelle zone intime. Non appena era distratto a sufficienza, gli hanno sottratto il malloppo e sono fuggite. Quando l’uomo si è ripreso, è andato a sporgere denuncia al commissariato, ma le sexy ladre non sono ancora state acciuffate.

Uno stratagemma scaltro e dall’indubbia efficacia ma forse troppo poco articolato per lasciarsi derubare con tanta facilità. In fondo però , come dice il detto, non c’è un furbo se non c’è un bischero.

Lorenzo Molinari

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