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Racconti in poesia

Posted on 18 November 2011 by marzia.foti

Vi è mai capitato di sentire l’esigenza di chiudere con il passato? Bene, oggi vorrei parlavi di qualcosa che mi appartiene, anni di sofferenza forse mai svelati realmente, perché la bulimia è così, ti chiude in una gabbia e ti lascia morire con lei.

In dieci anni di bulimia sono stata osservata con attenzione e infine condannata con la B di “bulimica” proprio da quelle “dee delle arti”, le donne del vicinato. Sì, lo so, fa sorridere, ma è così. Madri di famiglia limitate a “questo” o a “quello”, le classiche chiacchierone di provincia, insomma.

Qualche tempo fa mi sono resa conto di essere guarita completamente e ho deciso di pubblicare la mia raccolta “Racconti in poesia”.

Sono versi scritti in gioventù, parlano della malattia, delle maldicenze, della visione dell’amore di una ventenne, del sogno e della morte. Sono ventuno poesie introduttive, quattro racconti e quattro componimenti finali. Dovevo farlo.

Se vi va potete trovarle la raccolta nelle maggiori librerie online (Bol.it. Deastore, libreria Universitaria, Rizzoli etc..)

Questo è il video della poesia che apre la raccolta: Oggi va così

E questo è il link (ebook) dove potete acquistare “Racconti in poesia”: Racconti in poesia

Marzia

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Kengiro AZUMA al MUSMA di Matera

Posted on 07 February 2011 by angela.rg@hotmail.it

La continua ricerca spirituale dello zen porta Kengiro Azuma a Matera, nella città in cui il vuoto e il pieno, il MU e lo YU, raggiungono la loro definizione più nobile…

A soli due mesi di distanza dalla prima grande antologica dedicata allo scultore giapponese Kengiro Azuma (Yamagata, 1926; vive a Milano) nel complesso materano delle chiese rupestri di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, il Museo della Scultura Contemporanea di Matera espone una serie di opere che l’artista ha realizzato a Matera. Per Matera.

Nella fornace della bottega di Peppino Mitarotonda, artigiano locale, Kengiro ha cotto la serie di formelle di argilla in esposizione. Le mani in pasta per lavorare e plasmare una sostanza elastica, sensibile, ben disposta ad accogliere l’impronta invisibile ma eterna del vuoto, dell’anima. Come “ un bicchiere vuoto, sempre pronto a ricevere”, così l’argilla, dolcemente, si lascia affondare in un gesto spontaneo, vero. Si disegna lo Zen, lo spazio dell’anima che vive nelle impronte invisibili che l’uomo consegna all’eternità. È un vuoto che si lavora nel pieno della materia o meglio delle materie che l’artista di volta in volta sceglie. Il positivo e il negativo, l’uomo e la donna. Nell’argilla può rapprendersi anche la goccia d’acqua e aprirsi nei vuoti dei gesti d’autore. Forma perfetta, simbolo del ciclo continuo tra terra e cielo.

Kengiro Azuma a Matera respira una profonda sintonia con le proprie radici culturali. In un luogo antropizzato ininterrottamente dal paleolitico, la presenza dell’uomo ha lasciato e lascia segni, impronte continui. Dai buchi neri dello spazio ai buchi neri delle grotte degli uomini primitivi si procede “per via di levare” il vuoto dal pieno o viceversa! Lo scultore cede il suo gesto, disegna la sua forma con l’argilla, dialoga con la città, comprende che è anche la sua città e giunge al suo cuore plasmando la pasta del pane. Scava la più antica e duratura delle tradizioni materane, sforna pani-scultura firmati ritmicamente da tracce di vuoti e in mostra accanto a sei maioliche bianche su cui la mano dello scultore disegna i simboli del suo zen.

Come l’autore stesso sostiene, ci vogliono amore, passione, volontà e sofferenza per liberarsi dal pericolo della materia e salvare l’anima. Sentimenti che Matera ha urlato al suo spirito creativo e tradotto in opera d’arte.

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Il cerchio magico si chiude

Il cerchio magico si chiude

Posted on 10 January 2011 by ivana.c

“Il cerchio magico ” è un documentario del 1962, curato da Michele Gandin, andato in onda di recente su Rai Storia. Questo documentario si occupa del gioco, il gioco dei bambini.  Descrive con semplicità ed efficacia i modi e i momenti del gioco, attraverso le parole e i volti dei bambini, attraverso i loro stessi giochi, ripresi semplicemente mentre si svolgono, attraverso i pareri di psicologi che inquadrano anche il gioco e la sua funzione nell’ evoluzione storica, o almeno in ciò che se ne può presumere, attraverso una narrazione pacata, liscia, partecipe, fino ad una delicata intensità, è come la soffusione di un’idea, priva di qualunque provocazione, di qualunque parzialità: senza giocare non si va da nessuna parte. E’ un’idea troppo semplice, troppo normale, o almeno abbastanza normale perché nessuno abbia interesse a opporsi, a contestarla, ad avere un’altra idea, radicalmente diversa, è un’idea universalmente accettata, perché il gioco è un eterno umano, come il riso, il pianto, l’amore, l’odio.  Se i bambini non giocano alla vita poi dopo non la possono vivere da persone libere. Nessuno si oppone, nessuno trova niente da ridire.  Al massimo nessuno ci pensa, e pensa al fatto che i bambini giochino come a un’ovvietà. Cos’altro vuoi che facciano i bambini? Appunto, cos’altro vuoi che facciano. E quando la telecamera si stringe attorno al piccolo guidatore di camion rinchiuso nel mezzo metro quadro che gli è rimasto per giocare insieme al suo camion, l’ovvietà diventa verità, diventa vera, e chiunque pensa che è quasi una crudeltà tenere un bambino chiuso in uno spazio così piccolo a giocare da solo.  E il documentario comincia a mostrare cortili, prati, strade, case, terrazze, spazi piccoli e grandi dove un bambino potrebbe, o non potrebbe giocare. Comincia a parlare di progetti, d’idee, per dare ai bambini più spazio per giocare in quelli che erano i tempi del ragazzo della Via Gluck, quando là dove c’era l’erba cresceva una città, case su case, catrame e cemento. Cita i progetti di Le Corbusier per delle terrazze attrezzate a misura di bambino e di gioco di bambino, nell’ambito di una espansione verticale anziché orizzontale degli spazi vitali. Si chiude con la drammatica domanda di cosa faranno i bambini se non avranno più spazio per giocare, come saranno gli uomini di un domani che è stato un’infanzia con sempre meno gioco in sempre meno spazio. E forse sarà per questo allora che il mondo è sempre andato com’è andato, perché in fondo, anche quando c’era tanto spazio, magari per i figli dei poveri non c’era tempo, per giocare, nei campi, se non rubato al lavoro. Ma di questa domanda si è sentita l’eco per anni, e quest’esigenza era la tipica rivendicazione di chiunque volesse o volesse far la figura di occuparsi dei problemi dei ragazzi. Lo spazio, lo spazio verde, lo sport, ma soprattutto lo spazio, lo spazio dei ragazzi. Forse era un mondo che ancora s’illudeva di cambiare, di dare spazio e tempo ai bambini, di non dare più loro brutti aggettivi, come poveri, o ricchi. Poi a un certo punto una cosa sparisce, e nessuno se ne accorge, un discorso, una domanda, una promessa piano piano si diradano e un bel giorno sono quasi scomparsi. Sì, fino a un po’ di tempo fa c’era sempre questa cosa degli spazi per i bambini, e adesso non c’è più, e un bel giorno, di colpo, uno se ne accorge. Forse è una cosa piccola, perché bisogna pensare a cose molto gravi, e questo è vero. Ora bisogna occuparsi di cose molto gravi, non sembra più tempo per costruire, pensare a un futuro costruito oggi, non è una cosa urgente. Bambini, di un domani che semplicemente verrà, ora non hanno neanche più bisogno di nessuno spazio per giocare, se non di quello che occupa un videogame. Vanno di qua, vanno di là, quelli che ci vanno, ma non sono mai, non sono ancora, non sono come sempre liberi di giocare quando è tempo di giocare. Sarà per questo che il mondo va così male, però che effetto che fa, sentir parlare di uomini del domani, di gioco per sviluppare appieno le potenzialità del ragazzo, di futuro di persone libere, di spazio e di tempo dei bambini. Oggi ne parlano solo alcuni molto bene, ma dal linguaggio e dai pensieri dei tanti che parlano meno bene tutto questo è scomparso, perché quelli che parlavano bene negli anni ’60,’70,  non parlavano solo fra di loro, e parlavano, e cercavano, di migliorare le cose come se fosse vero, possibile, sperare in qualcosa di buono per tutti. Ma ora  i bambini hanno tutto, ora, e sono anche talmente pochi che tutti li coccolano e li viziano. E i bambini sono i giocattoli, su internet, dell’estremo baluardo della caccia al debole e all’indifeso,  dev’essere questo ciò che ama un pedofilo. Sono importanti oggi i bambini, e comprano un sacco di roba, e questa roba occupa un sacco di spazio, e questo spazio non è in vendita, sarebbe meglio che fosse in vendita, così qualcuno lo comprerebbe, ma pochi. Ma forse alcuni lo hanno già comprato, ma pochi, e hanno comprato anche tutta la roba, lasciandone abbastanza perché qualcuno possa comprarne da loro affinché loro, quelli con tanto spazio, che bambini forse non son stati mai, possano comprare tutto il resto. Sarebbe più pratico che facessero semplicemente incetta di tutto lo spazio e di tutte le cose, e di tutta la natura, visto che sono così bravi in questo gioco, anche un bambino lo capirebbe, ma non ci sarebbe più gusto. O forse è che l’altra gente serve per costruire le cose, in poco spazio, sì, dev’essere questa la spiegazione.  E se non costruiscono niente non importa, e infatti non importa, anche il piccolo David, morto di freddo ieri nel centro di Bologna, non costruiva niente, perché era completamente indifeso, e non poteva né lavorare né non lavorare, né giocare né niente, così è morto, perché aveva troppo spazio e niente altro,  e a nessuno importava niente.

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Martedì7

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Manoscitto inedito di Leonardo da Vinci

Posted on 07 December 2010 by lucfor76

Secondo le conclusioni rilasciate da un esperto ad un notissimo giornale “Press Océan”, un manoscritto sul volo degli uccelli, che è stato trovato in una biblioteca di Nantes da quasi  137 anni, è stato attribuito a Leonardo da Vinci. 

 Lo studioso del grande inventore Da Vinci,  l’italiano Carlo Pedreti, interrogato dal giornale, ha spiegato che è stato scritto intorno  al 1504, e “si tratta di sue annotazioni sull’aria e il vento, in relazione allo studio del vento in rapporto agli uccelli”.  

 E pensare che all’inizio Agnès Marcetteau, direttrice della biblioteca,  si è mostrata estremamente scettica, anche perchè tra le altre cose lavora lì da più di venti anni e, per quel che si ricorda, nessun ricercatore le aveva mai richiesto quel ‘particolare’ documento.

Ma com’è avvenuta questa scoperta?  Il testo   appartiene  alla  biblioteca Demy di Nantes dalla fine del XIX secolo, ma è stata solo nel corso della settimana scorsa che il manoscritto è stato attribuito a  Leonardo da Vinci grazie ad una pista fornita da un giornalista di  “Presse Océan”  al termine di un viaggio che lo aveva portato a Milano  dove aveva letto una biografia del genio del Rinascimento.

In ogni caso, la ricerca e il ritrovamento del manoscritto un effetto lo ha ottenuto, ed è stato anche molto fecondo perché ha consentito di poter fare un’indagine più approfondita sulla  collezione  Labouchère, che è composta di almeno  3.000 volumi che finora non erano mai stati analizzati nella loro interezza.

 Maria Luisa  L.Fortuna

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Arte per natale da tutto il mondo…con idee regalo

Arte per natale da tutto il mondo…con idee regalo

Posted on 06 December 2010 by dinomat03

Riuscire a stare dietro a tutte le imprese culturali ed artistiche di Giuliano Arnaldi e dei suoi presidi di arti primarie è un’impresa non da poco. Il Sovrintendente Generale del MAP non si smentisce nemmeno questa volta proponendo una serie di autentiche rivoluzioni e suggerendo alcune nuove interpretazioni del Natale e dei suoi simboli. “Figli di Maria…altri presepi” vuol essere l’ennesima pagina di una storia che lega à sé le culture più differenti al fine di sottolinearne il legame universale ed eterno della loro trama più intima. Si possono unire tra loro simboli come il presepe con le forme d’arte della cultura africana o di altre realtà? La risposta è affermativa e se ne avrà una prova già mercoledì a Vendone. Nell’oratorio della parrocchia di Sant’Antonino (ore 21) ci sarà l’esposizione di un olio su tela inedito della cerchia di Jacopo Bassano. L’opera, del XVI secolo e facente parte della collezione Gerbino di Genova, farà da elemento catalizzatore di alcune sculture rituali Bateba del popolo Lobi (Burkina Faso) provenienti dalla collezione Giovanni Franco Scanzi e di una videoinstallazione di Licinia Visconti dal titolo “Maria Vergine Madre”. Il tutto sarà accompagnato anche da una performance musicale di Eliana Zunino tratta da ‘La sposa’ di Franco Battiato. I linguaggi e i simboli si sciolgono in una composizione universale che unisce dinamismo e staticità al di là di ogni barriera storico/temporale. E geografica. L’evento è infatti condiviso anche dagli altri presidi MAP di Savona e Albisola. A Savona già da ieri nel Mercato Civico si possono ammirare una miriade di opere e iniziative che, legate al tema del Natale, parlano molto anche dell’immediato futuro dei Musei di Arte Primaria. Oltre ad ospitare la presentazione del libro “Ricomporre Ipazia” – il libro curato dalle ‘Eredi della Biblioteca della Donna’, come Silvia Aonzo, Betty Briano, Gabriella Freccero e Vilma Filisetti – per sostenere le attività del 2011, il MAP lancia una campagna di finanziamento vendendo opere d’arte messe a disposizione da diversi collezionisti. Un bagaglio ricchissimo e offerto ad un prezzo accessibile per suggerire un’idea regalo dal valore artistico immenso.
“Fino a mercoledì, al prezzo di 200 euro, saranno posti in vendita opere d’arte uniche – spiega Giuliano Arnaldi – come i venticinque piatti di diverse dimensioni di Antonio Sabatelli. Si tratta di opere provenienti da un servizio da tavola, tutte pezzi unici provenienti da un collezionista genovese che le acquistò dall’artista negli anni Sessanta. Oppure le dodici sculture rituali di cultura Namchi (Camerun).
Sono sculture antropomorfe in legno, vetro, metallo, pelle legate a riti di fertilità alte mediamente 30 cm. Ci sono poi quindici tessuti rituali di cultura Shoowa (RDC) e cinque cortecce battute e dipinte di diverse culture Oceaniche. Inutile dire che tutte le opere di culture extraeuropee sono di epoche diverse, sono originali e non copie per turisti. Fino a mercoledì le opere saranno acquistabili nella sede sopra il Mercato civico (per informazioni si può contattare il 329.9611927). Successivamente saranno in vendita sullo store  Ebay TRIBALEGLOBALESHOP”. .
Ad Albisola Superiore, nell’ex asilo di via Eugenia, sempre da mercoledì (ore 11), si potrà ammirare il Piccolo Presepe di Arturo Martini e tante altre opere importanti, tra cui un olio su tavola di scuola toscana del XVI secolo (di ambito leonardesco), uno di ambito veneto del XVII secolo insieme con opere di Baj, Burri, Irina Ionesco, Sandro Lorenzini, Mino Parodi e alcuni capolavori dei popoli Baule, Dan, Faule, Namchi, Senufo e Zulu in aggiunta alla collezione di terrecotte (databili dal neolitico ad oggi) provenienti da tutto il mondo. Tutti e tre gli eventi termineranno il 6 gennaio. Per proseguire un discorso sotto altra forma. E non soltanto perché TRIBALEGLOBALE, il laboratorio permanente che gestisce e promuove il MAP diventerà una fondazione che si chiamerà ‘Ri-Conoscenza’. Un nome che vuole intendere sia l’invito ad essere grati alle altre culture sia al saper riconoscere il loro contributo nella nostra.

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Arte15

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Al Museo Thyssen – Bornemisza i giardini degli Impressionisti

Posted on 16 November 2010 by lucfor76

Il Museo ThyssenBornemisza e la Fondazione Caja Madrid, da ieri lunedì 15 novembre presentano   l’esposizione intitolata ‘Giardini impressionisti’. La mostra include una consistente rappresentanza di capolavori impressionisti, con opere di Monet, Renoir, Pissarro, Manet,  Caillebotte, Sisley solo per citarne alcuni. Il percorso scelto ha, com’è facilmente deducibile, per tema il ‘giardino nella pittura’ e prende in esame un lasco di tempo che va dalla metà del XIX secolo fino agli inizi del XX.  

L’esposizione ha come obiettivo quello di tracciare lo sviluppo della pittura impressionista dei giardini che include non solo le opere dei più grandi rappresentanti dell’Impressionismo, ma anche dei suoi precursori come Corot, Delacroix, Courbet così come quelli che sono arrivati dopo, ad esempio Klimt

Verranno mostrate più di 130 opere, suddivise tra le sale del Museo Thyssen – Bornemisza e la Fondazione Caja Madrid. Tra le quali  spiccano, dei prestiti da musei di tutto il mondo e collezioni private e questo è un progetto realizzato con la collaborazione della National Gallery di Edimburgo.  

In Francia i giardini hanno goduto di una grande popolarità dai primi anni del 1860, grazie proprio  all’inaugurazione dei parchi reali e all’ introduzione di centinaia di piante e  ‘nuove’ specie di fiori provenienti dall’America, dall’Africa e dall’Asia. I pittori impressionisti e i loro seguaci, con i temi della vita moderna,  il loro gusto per il colore e gli effetti ricavati dal dipingere all’aria aperta, non sono stati estranei a questa tendenza e hanno rivolto il loro sguardo, in un’ottica naturale, verso  i giardini alla ricerca di una ispirazione un po’ più vicino al mondo che li circondava e che emanava quel tocco di ‘naturalismo’ tipico del loro modo di dipingere.

Maria Luisa  L.Fortuna

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Aladin 4 by Yari

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MILANO CANTA CON ALADIN: SPETTACOLARE MUSICAL AL TEATRO NUOVO

Posted on 10 November 2010 by Yari Moschella

Semplicemente magnifico! C’è tutto quello che si potrebbe immaginare e anche molto di più in questo musical mozzafiato scritto da Stefano D’Orazio ed in scena al Teatro Nuovo di Milano.

Danze acrobatiche, canzoni travolgenti, attori eccellenti. Ed ancora, effetti speciali, scenografia egregia, un po’ di romanticismo, ma, soprattutto, tanta tanta ironia!

Ma procediamo per gradi.

Innanzitutto gli attori. Un fantastico Manuel Frattini, nella parte di Aladin, canta, balla e salta senza mai un’incertezza. Stupisce la sua capacità di cantare mentre compie evoluzioni degne di un circense. Per Roberto Ciufoli, incommensurabile “Genio della lampada”, un’infinità di complimenti non sarebbero comunque sufficienti. Se già in televisione appare come un ottimo artista, a teatro da il meglio di sé, donando ai presenti un’interpretazione inaspettata ed indimenticabile: al termine di ogni sua battuta l’attore è costretto a trascorrere qualche secondo in silenzio a causa delle forti risate provenienti dalla platea. Valentina Spalletta, nel ruolo della bellissima Jasmine, e Silvia Di Stefano deliziano con il loro canto. Simone Sibillano, nel ruolo di Jafar, risulta decisamente perfido e crudele (soprattutto “perfido”, ma questo lo capirete meglio vedendo lo spettacolo).

Non solo gli attori, ma anche tutto il resto era perfetto. Le canzoni del musical, scritte dai mitici ed intramontabili Pooh, non fanno rimpiangere quelle del film di Walt Dysney del 1992 (ad eccezione, forse, della mitica “Principe Alì” cantata dal Genio della lampada) ed, grazie anche alle magnifiche voci degli attori, al termine di ognuna di esse si ha un frastuono dovuto ai vigorosi applausi della platea.

Tappeti volanti, luci, colori. E’ un susseguirsi d’emozioni e di risate.

Non contento del superbo spettacolo che avrebbe da lì a poco regalato agli spettatori, Manuel Frattini, a circa mezz’ora dall’inizio, si è cimentato all’esterno del teatro in un ballo scatenato in compagnia di una quarantina tra ragazzi e ragazze (l’effervescenza dimostrata nell’occasione non è scemata per tutta la durata del musical, ringraziamenti compresi).

Tuttavia non è possibile esimersi dal fare una critica negativa. Le repliche del musical termineranno il 21 novembre. Ciò precluderà a molti la possibilità di godersi uno spettacolo indimenticabile che solo pochi fortunati potranno vedere.

Il nostro consiglio, dunque, è di non dilungarsi oltre nel leggere questo articolo, ma di correre a prenotare un biglietto (per coloro che riusciranno ad accaparrarsi un posto nelle prime file, avvertiamo che li aspetta un finale col botto!).

Yari Moschella

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CARAVAGGIO A MILANO PER UNA MOSTRA “IMPOSSIBILE”

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CARAVAGGIO A MILANO PER UNA MOSTRA “IMPOSSIBILE”

Posted on 10 November 2010 by Yari Moschella

                                                                                     

Mostra impossibile. Questo il nome scelto per contraddistinguere una nuova idea che coniuga arte e tecnologia.

Il concetto è semplice quanto innovativo: 65 opere di Michelangelo Merisi (1571 – 1610) riunite in un’unica sala grazie ad una riproduzione ad alta definizione, dipinti riprodotti fedelmente in ogni piccolo particolare e presentati rispettando le reali dimensioni delle opere originali.

Opere conservate in musei sparsi per tutto il mondo sono dunque visibili, grazie all’ideatore e curatore Renato Parascandolo, nello stesso luogo.

La mostra è allestita, dal 10 novembre 2010 al 13 febbraio 2011, nel Palazzo della Regione a Milano, ma, come ci confessa lo stesso ideatore, sono in programma numerose altre esposizioni, la prima delle quali a Varsavia. Indiscrezioni, inoltre, segnalano la concreta possibilità che altri illustri pittori possano rientrare in questo progetto  (quasi sicuramente vi sarà una mostra analoga dedicata a Leonardo da Vinci).

La mostra, oltre ad essere “impossibile”, è anche molto particolare.

All’ingresso si viene accolti dallo stesso autore delle opere (un attore dalla parlata ed indumenti tipici del ‘500) che, passo dopo passo, vi accompagna per l’intera sala raccontando non solo i dettagli di ogni singolo dipinto, ma anche alcuni aneddoti sulla sua vita.

E’ comunque necessario segnalare alcune note dolenti dell’iniziativa. Il progetto è sicuramente adatto per fini educativi. Siamo certi, infatti, che le scolaresche non mancheranno di recarvisi. Tuttavia l’obbligatorietà della visita guidata impedisce agli appassionati di prendersi le loro pause di riflessione davanti ai dipinti. Inoltre, benché le riproduzioni siano fedeli in tutto e per tutto agli originali, manca il fascino e l’atmosfera che solo un vero dipinto può donare (l’identica cornice riproposta per ogni “tela” e la stretta vicinanza tra un’opera e l’altra, per di più, contribuiscono a far decrescere la sensazione di unicità che ogni capolavoro del Caravaggio meriterebbe).

Yari Moschella

Renato Parascandolo – Ideatore mostra

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Marco Fantini a Castel Sant’Elmo

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Marco Fantini a Castel Sant’Elmo

Posted on 09 November 2010 by angela.rg@hotmail.it

Cinquanta opere esposte negli ambulacri di Castel Sant’Elmo a Napoli realizzate da Marco Fantini, artista vicentino nato nel 1965.  Una sensazione di forte inquietudine pervade inevitabilmente l’umore di chi si avventura alla contemplazione delle sue tele. Un mondo animato da strani personaggi incerottati, malati nel corpo e nell’anima, alla ricerca disperata della soluzione, tormentati dal rebus dell’esistenza. È il caos a regnare sovrano, la mano si diletta in disegni spigolosi,  improvvise pennellate di rosso sangue e la scelta di colori caldi accelerano le pulsazioni emotive e contrastano il bianco e nero presenti. Molti gli elementi che ritornano, come refrain, nelle sue tele: una P di Pazzo, di Picasso, di Parricidio, di Pittura, di Perché… accompagna insieme ad altre lettere quasi tutti gli episodi; e poi lo scheletro di una strana maschera con proboscide dentata tradotta anche in scultura per le sue installazioni e ancora invertebrati con una ruota al posto del piede ed espressioni sgomente nelle labbra serrate da troppo dolore. Tra le opere inedite, realizzate appositamente per la mostra, il polittico su ruote “Stop-Motion”, composto da sei grandi lastre di alluminio dipinto e  il monumentale “Plateau Royale”, tela lunga sei metri ed alta quattro entrambe collocate nell’ultima sala, sembrano rassegnare il senso finale di una contemporaneità senza senso in cui la distorsione picassiana della realtà, tinta della follia lucida propria di Marco Fantini, si pone come l’unico modo possibile per denunciare l’aberrazione dei nostri tempi.

Angela Raguso

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Che6

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Il Ché inedito

Posted on 06 October 2010 by lucfor76

Farà discutere e anche parecchio l’esposizione intitolata Cuba en Revoluciòn che include persino delle immagini poco note, realizzate in Bolivia e datate 1967,  del  cadavere  di Ché Guevara. Fino al prossimo nove gennaio, una trentina di celebri  fotografi hanno felicemente offerto  180 dei loro scatti più prestigiosi affinchè il pubblico  possa vederle in un luogo di tutto rispetto quale è il Centro Internazionale della Fotografia di New  York.

Secondo quanto ha spiegato uno dei responsabili della stampa cubana l’esposizione è stata concepita secondo un preciso ordine cronologico, nel concreto, ma è ovvio che si potrà notare anche la particolare e soggettiva prospettiva di ogni fotografo, in determinati e specifici momenti”. Nonostante l’ordine temporale rispettato, il visitatore avrà l’opportunità di vedere la realtà e i protagonisti in concreto, attraverso gli obiettivi e le concezioni di immagini differenti da fotografo a fotografo. Il Governo Boliviano, nel 2008, in occasione del 41esimo anniversario dell’assassinio del Ché, aveva pubblicato in una edizione facsimile, i diari scritti dal guerrigliero.

Maria Luisa  L.Fortuna

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