Archive | Lui & Lei

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Racconti in poesia

Posted on 18 November 2011 by marzia.foti

Vi è mai capitato di sentire l’esigenza di chiudere con il passato? Bene, oggi vorrei parlavi di qualcosa che mi appartiene, anni di sofferenza forse mai svelati realmente, perché la bulimia è così, ti chiude in una gabbia e ti lascia morire con lei.

In dieci anni di bulimia sono stata osservata con attenzione e infine condannata con la B di “bulimica” proprio da quelle “dee delle arti”, le donne del vicinato. Sì, lo so, fa sorridere, ma è così. Madri di famiglia limitate a “questo” o a “quello”, le classiche chiacchierone di provincia, insomma.

Qualche tempo fa mi sono resa conto di essere guarita completamente e ho deciso di pubblicare la mia raccolta “Racconti in poesia”.

Sono versi scritti in gioventù, parlano della malattia, delle maldicenze, della visione dell’amore di una ventenne, del sogno e della morte. Sono ventuno poesie introduttive, quattro racconti e quattro componimenti finali. Dovevo farlo.

Se vi va potete trovarle la raccolta nelle maggiori librerie online (Bol.it. Deastore, libreria Universitaria, Rizzoli etc..)

Questo è il video della poesia che apre la raccolta: Oggi va così

E questo è il link (ebook) dove potete acquistare “Racconti in poesia”: Racconti in poesia

Marzia

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Soggiornare a Londra.

Soggiornare a Londra.

Posted on 21 May 2011 by giacomog

Londra oggi per molti aspetti può essere considerata la capitale d’ Europa, infatti è sicuramente la città che offre le maggiori possibilità di lavoro e di guadagno; moltissime persone di tutte le età ogni giorno si trasferiscono a vivere a Londra, per studiare la lingua inglese, per cercare lavoro, per aprire un’attività, per iniziare una nuova vita o semplicemente per vacanza; moltissime sono le possibilità di business nella capitale inglese che da sola produce il 20% del Pil (prodotto interno lordo) dell’intera Gran Bretagna; il sistema inglese inoltre facilità l’apertura di molteplici attività essendo sicuramente il più mirato al business d’Europa. Per tutti questi aspetti trovare oggi nel modo più rapido possibile un alloggio a Londra è una cosa essenziale, infatti moltissime persone giornalmente cercano un posto letto in un appartamento condiviso, un mini appartamento o un appartamento da condividere con gli amici, oppure i più facoltosi possono permettersi anche un appartamento di lusso in zona 1, come a Chealse o Fulham (per molti le zone più belle di Londra), una casa singola con giardino, una villa, e perchè no una residenza nella bellissima campagna inglese.
Qui vogliamo segnalarvi un nuova agenzia immobiliare presente a Londra e focalizzata nel trovare alloggi (accommodation) a Londra mirati per ogni esigenza dei loro clienti; questa real estate si chiama London 1st accommodation, e la potrete trovare all’indirizzo web www.london1staccommodation.com; contattando tale agenzia potrete trovare personale esperto e cordiale, e soprattutto che parla tre lingue, inglese, spagnolo e italiano; infatti Londra è una città altamente cosmopolita dove vivono persone di tutto il mondo, e di tutte le etnie.
Per studiare la lingua inglese, per fare una esperienza di lavoro, per vacanza o perchè no anche per trasferirsi a vivere, Londra è la città giusta che offre le migliori possibilità e i migliori servizi, inoltre è possibile vivere in diverse fasce di prezzo, poichè si passa dal cheap al lusso in ogni settore, dai ristoranti, ai bar, ai locali e negozi, ce nè per tutte le tasche.

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WHORE

WHORE

Posted on 16 March 2011 by ivana.c

Finché- la filosofia- che sostiene una razza essere superiore e un’altra inferiore-non sarà finalmente-e definitivamente-screditata-e abbandonata: dovunque è guerra: guerra. E finché-non ci saranno più-cittadini di prima classe e cittadini di seconda classe-di ogni nazione. E finché-i diritti umani basilari-non saranno equamente garantiti per tutti: dovunque è guerra: guerra. E finché-gli ignobili e infelici regimi che imprigionano i nostri fratelli-in subumano servaggio-non saranno spazzati via-completamente distrutti-dovunque è guerra: guerra. Guerra ad est-guerra ad ovest. Guerra su al nord-guerra giù al sud: guerra-guerra-rumori di guerra. Fino a quel giorno-il sogno di una pace duratura-cittadinanza del mondo- regole di moralità internazionale-non saranno che una misera illusione-da perseguire-e mai raggiungere. E fino a quel giorno-il continente africano-non conoscerà pace. Noi africani combatteremo-lo consideriamo necessario-e sappiamo che vinceremo-perché confidiamo-nella vittoria-del Bene sul male-del Bene sul male-sì: del Bene sul male. Noi africani, noi gente oppressa da regimi, filosofie, ideologie di ogni tipo, da schemi sterili, da dogmi e da assenza di dogmi, dalla negazione della vita e dall’affermazione della morte, noi oppressi, da sempre, da mille anni, da un milione d’anni, noi comunque fratelli, uniti come radici di fragole, fragili alla deriva nel buio, nel profondo della terra, cercando dove spuntare al sole, cattivi, buoni, tutti degni di pietà,  noi servi dentro, liberi dentro, misteriosamente legati, con la nostra vita in catene sull’altare della guerra, di ogni guerra, noi andremo in cerca di pietà, in noi e fuori di noi, e duramente combatteremo – contro- ogni forma di asservimento e di arbitraria assunzione di potere sull’altro, e anche ogni assunzione di dipendenza e servaggio morale e materiale nei confronti di un potere, cioè combatteremo contro la radice di ogni guerra, noi – gente comune- combatteremo con i nostri deboli mezzi, contro il male più antico del mondo, il male osceno, il male oscuro, che fa il mestietre più antico del mondo, quello di uccidere, quello di morire, quello di opprimere e anche quello di subire, quello di usare ed essere usati, guerra puttana, mestiere che sempre c’è stato e noi “africani” speriamo che sempre non ci sarà, perché siamo uomini, siamo donne, e il mondo lo abbiamo sempre cambiato, e lo cambieremo ancora.

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Kengiro AZUMA al MUSMA di Matera

Posted on 07 February 2011 by angela.rg@hotmail.it

La continua ricerca spirituale dello zen porta Kengiro Azuma a Matera, nella città in cui il vuoto e il pieno, il MU e lo YU, raggiungono la loro definizione più nobile…

A soli due mesi di distanza dalla prima grande antologica dedicata allo scultore giapponese Kengiro Azuma (Yamagata, 1926; vive a Milano) nel complesso materano delle chiese rupestri di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, il Museo della Scultura Contemporanea di Matera espone una serie di opere che l’artista ha realizzato a Matera. Per Matera.

Nella fornace della bottega di Peppino Mitarotonda, artigiano locale, Kengiro ha cotto la serie di formelle di argilla in esposizione. Le mani in pasta per lavorare e plasmare una sostanza elastica, sensibile, ben disposta ad accogliere l’impronta invisibile ma eterna del vuoto, dell’anima. Come “ un bicchiere vuoto, sempre pronto a ricevere”, così l’argilla, dolcemente, si lascia affondare in un gesto spontaneo, vero. Si disegna lo Zen, lo spazio dell’anima che vive nelle impronte invisibili che l’uomo consegna all’eternità. È un vuoto che si lavora nel pieno della materia o meglio delle materie che l’artista di volta in volta sceglie. Il positivo e il negativo, l’uomo e la donna. Nell’argilla può rapprendersi anche la goccia d’acqua e aprirsi nei vuoti dei gesti d’autore. Forma perfetta, simbolo del ciclo continuo tra terra e cielo.

Kengiro Azuma a Matera respira una profonda sintonia con le proprie radici culturali. In un luogo antropizzato ininterrottamente dal paleolitico, la presenza dell’uomo ha lasciato e lascia segni, impronte continui. Dai buchi neri dello spazio ai buchi neri delle grotte degli uomini primitivi si procede “per via di levare” il vuoto dal pieno o viceversa! Lo scultore cede il suo gesto, disegna la sua forma con l’argilla, dialoga con la città, comprende che è anche la sua città e giunge al suo cuore plasmando la pasta del pane. Scava la più antica e duratura delle tradizioni materane, sforna pani-scultura firmati ritmicamente da tracce di vuoti e in mostra accanto a sei maioliche bianche su cui la mano dello scultore disegna i simboli del suo zen.

Come l’autore stesso sostiene, ci vogliono amore, passione, volontà e sofferenza per liberarsi dal pericolo della materia e salvare l’anima. Sentimenti che Matera ha urlato al suo spirito creativo e tradotto in opera d’arte.

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Chat gratis incontrare ragazze single

Chat gratis incontrare ragazze single

Posted on 24 January 2011 by giacomog

Ora vi proponiamo un sito nel quale si possono trovare tantissime ragazze in chat gratis senza registrazione. Queste ragazze sono vere e si possono anche vedere in chat tramite il proprio schermo. Sono bellissime e molto disponibili.

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Scoperte scientifiche: la donna è meno intelligente dell’uomo. Fino a prova contraria.

Scoperte scientifiche: la donna è meno intelligente dell’uomo. Fino a prova contraria.

Posted on 23 January 2011 by ivana.c

Chi ha scoperto che la donna è altrettanto dotata dell’uomo in fatto d’intelligenza? Difficile risalire ad un preciso referente in ambito scientifico, nel senso che la presunta scoperta è stata in qualche modo “graduale”, a partire dal momento in cui si è cominciato a mettere in dubbio la superiorità del cervello maschile data pacificamente per scontata dalla notte dei tempi (chissà poi perché), cioè a partire dai primi seri studi antropo-socio-psico-bio-neurologici e chi più ne ha più ne metta, che hanno imperversato nell’ottocento. Il dubbio, seriamente affacciatosi alla mente collettiva dell’umanità dopo la prima catastrofe mondiale e le prime battaglie femministe organizzate, che la donna potesse essere altrettanto intelligente dell’uomo, è in seguito diventato quasi certezza, e probabilmente, con un movimento femminista diverso negli anni 60′ e 70′, avrebbe potuto ormai essere certezza senza quasi. Invece è quasi, e sempre meno quasi, nel senso che laddove nulla ha potuto neanche il bacchettonesimo vittoriano, la guerra, la catastrofe, il fascismo e la controcatastrofe, tutto ha potuto invece il tubo catodico, da un po’ di tempo, quello che basta, perfido nemico delle genti e grande amico dei potenti. E’ sempre meno quasi, in quanto nel subconscio collettivo e di conseguenza nella maggior parte di tutte le azioni veramente importanti della vita, è ormai invalsa la credenza che le donne abbiano un po’ meno cervello. Nel frattempo molti continuano a credere di pensare il contrario, ma di fatto sia uomini che donne sono imbevuti di questa intima convinzione, e non senza ragioni tali da indurre ad auspicare una seria revisione scientifica della faccenda. E con i potenti mezzi oggi a disposizione della scienza, e tutto lo scopribile che è stato scoperto fino a oggi, non ci si verrà certo a dire che non si possa giungere a una conclusione definitiva, in modo tale che gli autodidatti che scorrazzano in internet e per le vie del mondo abbiano nuovi studi a cui attingere per avallare o abiurare le loro tesi, numericamente alquanto sbilanciate in favore del partito che ama inquadrare il cervello delle sciagurate che li hanno messi al mondo, sposati e avuti come padri in una cornice molto piccola: altro dato sul quale varrebbe la pena riflettere. Certo se dopo più di un trentennio, da quando cioè la donna è riuscita a guadagnarsi più libertà d’azione e di partecipazione alla vita sociale, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi, il dubbio si fa serio e la nuda verità, per quanto triste possa essere, è che solo una seria e anche obiettiva conoscenza, di pochi ma buoni dati antropologici e filosofici può scongiurare il pericolo che questo dubbio diventi certezza: salvando la pace di alcune eccezioni (l’eccezione è sempre una gran risorsa e un gran alibi) come si spiega che l’universo femminile si venga a configurare all’alba del 2011 come grosso modo diviso in sfigate, veline ed escort, se non col fatto che l’essere in questione, cioè la donna, è arrivata all’alba del 2011 con l’intima consapevolezza, dopo le opportunità in più che ha avuto, della propria inferiorità? Nessuno lo dice, ma tutti lo pensano. Gran pasticciaccio, parafrasando Gadda e gran trappolone teso da un trentennio non solo ad Eva ma anche ad Adamo, con l’ausilio di questa nuova mela magari rettangolare a 60 pollici, ma non solo, trappola strisciante della subcultura postmoderna almeno tanto quanto il nuovo, veramente nuovo, perché era quasi sparito, razzismo, e pericoloso quasi quanto il vertice di questa piramide slanciata contro il cielo, l’autonomia, l’autonomia dell’uomo da tutto, lasciamo qui stare Dio, il maschio dalla femmina, la femmina dal maschio, ma anche il guadagno e perfino il profitto dal lavoro, sia pure quello degli altri, l’azione e  pure il pensiero dalla morale e si potrebbe andare avanti all’infinito. Solo e incontestato resta l’incontestabile, cioè il potere e il denaro, perché se s’identifica con l’io, con l’io autonomo e forte e con l’io potere e con l’io materia ma con l’io cervello il dado è tratto, e in quest’ottica la donna può anche prepararsi ad essere spazzata via dalla faccia della terra, perché l’intelligenza della donna è diversa, profondamente emotiva e profondamente dipendente dalle forze della natura, dal subconscio, dalla spiritualità. E se non valorizza quella per stimolare la propria parte logico-razionale,  anzi la usa contro se stessa, non solo è fritta ma si dimostra, nel senso più proprio e pieno del termine, stupida. Perché stupidi anche si diventa. E allora grazie Barbara D’Urso, grazie Signorini, grazie Papi (Enrico) grazie autori di Mediaset, grazie autori Rai, grazie a tutti per sciorinare tutto questo ed altro ormai senza ritegno, commettendo il grande errore di tutti i poteri arroganti che si credono consolidati, e cioè ormai possiamo fare il bello e il cattivo tempo, non cambia niente, e nessuno se ne accorge, anzi chi più ne ha più ne metta e se ne accorgono sempre meno. E grazie, grazie, grazie perché quello che pensate è vero, e pur essendo materialmente vero col tempo  finisce per produrre sempre l’effetto opposto, e più l’arroganza è smaccata e più il tempo si accorcia, e questo perché l’uomo, e la donna, non sono autonomi, da tutto tranne che dal potere e dal denaro, ma dipendenti, da tutto, anche dalla propria dignità. E grazie Santoro, grazie bailamme attorno ad Arcore Ruby e le escort, grazie politici di sinistra che tra un po’ andate ad esibirvi a Palazzo in tutù invece di fare la guerra all’accordaccio brutto di Via Mirafiori, grazie, grazie, perché stiamo accorciando i tempi, anche se in apparenza state allungando il brodo, perché il brodo è ormai un’acquaccia talmente sporca e nera che se non cambia qualcosa e veramente volete fare del male a questo paese sarete accontentati presto, perché qualunque cosa è meglio di altri cent’anni di solitudine, e di stupidità, di quei pochi, che sono sempre stati pochi, in grado di fare le rivoluzioni, le rivoluzioni che hanno sempre fatto più male che bene. Grazie, al cavolo, se avete scelto questa strada comoda e divertente per fare quello che con più efficacia e meno schiamazzi si poteva fare in quattro e quattr’otto: piazza pulita, per ricominciare, ci volesse pure un secolo e una terza Repubblica, ma puliti e in pace. Ma voi siete come loro, politici di sinistra. Grazie Fassino, grazie Bersani, grazie a tutti e ossequi. E guai se le donne si dovessero veramente accorgere di quello che veramente gli uomini pensano di loro, e che loro stesse pensano di se stesse, già perché dalla notte dei tempi loro non sembravano un granché quelle del fare, pochi muscoli, e tanti figli al collo. Ma la bomba del futuro è che ormai servono pochi muscoli, un discreto cervello e un cuore così. Roba da donne. E da uomini che non odiano né le donne, né se stessi. Ma non sono mai state le donne a salvare il mondo dalle guerre, loro curano soltanto le ferite. Perciò ora levatevi di mezzo. Non vogliamo né guerra né rivoluzione, solo la bomba del futuro, quella intelligente veramente.

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Il cerchio magico si chiude

Il cerchio magico si chiude

Posted on 10 January 2011 by ivana.c

“Il cerchio magico ” è un documentario del 1962, curato da Michele Gandin, andato in onda di recente su Rai Storia. Questo documentario si occupa del gioco, il gioco dei bambini.  Descrive con semplicità ed efficacia i modi e i momenti del gioco, attraverso le parole e i volti dei bambini, attraverso i loro stessi giochi, ripresi semplicemente mentre si svolgono, attraverso i pareri di psicologi che inquadrano anche il gioco e la sua funzione nell’ evoluzione storica, o almeno in ciò che se ne può presumere, attraverso una narrazione pacata, liscia, partecipe, fino ad una delicata intensità, è come la soffusione di un’idea, priva di qualunque provocazione, di qualunque parzialità: senza giocare non si va da nessuna parte. E’ un’idea troppo semplice, troppo normale, o almeno abbastanza normale perché nessuno abbia interesse a opporsi, a contestarla, ad avere un’altra idea, radicalmente diversa, è un’idea universalmente accettata, perché il gioco è un eterno umano, come il riso, il pianto, l’amore, l’odio.  Se i bambini non giocano alla vita poi dopo non la possono vivere da persone libere. Nessuno si oppone, nessuno trova niente da ridire.  Al massimo nessuno ci pensa, e pensa al fatto che i bambini giochino come a un’ovvietà. Cos’altro vuoi che facciano i bambini? Appunto, cos’altro vuoi che facciano. E quando la telecamera si stringe attorno al piccolo guidatore di camion rinchiuso nel mezzo metro quadro che gli è rimasto per giocare insieme al suo camion, l’ovvietà diventa verità, diventa vera, e chiunque pensa che è quasi una crudeltà tenere un bambino chiuso in uno spazio così piccolo a giocare da solo.  E il documentario comincia a mostrare cortili, prati, strade, case, terrazze, spazi piccoli e grandi dove un bambino potrebbe, o non potrebbe giocare. Comincia a parlare di progetti, d’idee, per dare ai bambini più spazio per giocare in quelli che erano i tempi del ragazzo della Via Gluck, quando là dove c’era l’erba cresceva una città, case su case, catrame e cemento. Cita i progetti di Le Corbusier per delle terrazze attrezzate a misura di bambino e di gioco di bambino, nell’ambito di una espansione verticale anziché orizzontale degli spazi vitali. Si chiude con la drammatica domanda di cosa faranno i bambini se non avranno più spazio per giocare, come saranno gli uomini di un domani che è stato un’infanzia con sempre meno gioco in sempre meno spazio. E forse sarà per questo allora che il mondo è sempre andato com’è andato, perché in fondo, anche quando c’era tanto spazio, magari per i figli dei poveri non c’era tempo, per giocare, nei campi, se non rubato al lavoro. Ma di questa domanda si è sentita l’eco per anni, e quest’esigenza era la tipica rivendicazione di chiunque volesse o volesse far la figura di occuparsi dei problemi dei ragazzi. Lo spazio, lo spazio verde, lo sport, ma soprattutto lo spazio, lo spazio dei ragazzi. Forse era un mondo che ancora s’illudeva di cambiare, di dare spazio e tempo ai bambini, di non dare più loro brutti aggettivi, come poveri, o ricchi. Poi a un certo punto una cosa sparisce, e nessuno se ne accorge, un discorso, una domanda, una promessa piano piano si diradano e un bel giorno sono quasi scomparsi. Sì, fino a un po’ di tempo fa c’era sempre questa cosa degli spazi per i bambini, e adesso non c’è più, e un bel giorno, di colpo, uno se ne accorge. Forse è una cosa piccola, perché bisogna pensare a cose molto gravi, e questo è vero. Ora bisogna occuparsi di cose molto gravi, non sembra più tempo per costruire, pensare a un futuro costruito oggi, non è una cosa urgente. Bambini, di un domani che semplicemente verrà, ora non hanno neanche più bisogno di nessuno spazio per giocare, se non di quello che occupa un videogame. Vanno di qua, vanno di là, quelli che ci vanno, ma non sono mai, non sono ancora, non sono come sempre liberi di giocare quando è tempo di giocare. Sarà per questo che il mondo va così male, però che effetto che fa, sentir parlare di uomini del domani, di gioco per sviluppare appieno le potenzialità del ragazzo, di futuro di persone libere, di spazio e di tempo dei bambini. Oggi ne parlano solo alcuni molto bene, ma dal linguaggio e dai pensieri dei tanti che parlano meno bene tutto questo è scomparso, perché quelli che parlavano bene negli anni ’60,’70,  non parlavano solo fra di loro, e parlavano, e cercavano, di migliorare le cose come se fosse vero, possibile, sperare in qualcosa di buono per tutti. Ma ora  i bambini hanno tutto, ora, e sono anche talmente pochi che tutti li coccolano e li viziano. E i bambini sono i giocattoli, su internet, dell’estremo baluardo della caccia al debole e all’indifeso,  dev’essere questo ciò che ama un pedofilo. Sono importanti oggi i bambini, e comprano un sacco di roba, e questa roba occupa un sacco di spazio, e questo spazio non è in vendita, sarebbe meglio che fosse in vendita, così qualcuno lo comprerebbe, ma pochi. Ma forse alcuni lo hanno già comprato, ma pochi, e hanno comprato anche tutta la roba, lasciandone abbastanza perché qualcuno possa comprarne da loro affinché loro, quelli con tanto spazio, che bambini forse non son stati mai, possano comprare tutto il resto. Sarebbe più pratico che facessero semplicemente incetta di tutto lo spazio e di tutte le cose, e di tutta la natura, visto che sono così bravi in questo gioco, anche un bambino lo capirebbe, ma non ci sarebbe più gusto. O forse è che l’altra gente serve per costruire le cose, in poco spazio, sì, dev’essere questa la spiegazione.  E se non costruiscono niente non importa, e infatti non importa, anche il piccolo David, morto di freddo ieri nel centro di Bologna, non costruiva niente, perché era completamente indifeso, e non poteva né lavorare né non lavorare, né giocare né niente, così è morto, perché aveva troppo spazio e niente altro,  e a nessuno importava niente.

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Le ricette semplici della festa

Posted on 28 December 2010 by lucfor76

Frittata di riso

Per 4 persone: 6 tazzine di riso, 4 uova, 2 cucchiai di latte, parmigiano grattugiato, burro, sale.

 Sbattere le uova in terrina con il latte, il parmigiano e il sale. Far  scaldare in padella il burro, versarci il riso lessato e quando è ben rosolato aggiungere le uova sbattute. Fare la frittata rigirandola con molta attenzione.

Patate e pancetta

Per 4 persone: 3 – 4 patate,  una  cipolla, 2 etti di pancetta,  olio, sale e pepe.

 Lessare 3 – 4 patate, sbucciarle e schiacciarle. Rosolare con olio in padella una cipolla e la pancetta fatta a piccoli dadini; unire le patate, salare e pepare, cuocere 15 minuti facendo dorare come fosse una frittata, e far prendere colore.

Maria Luisa L.Fortuna

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Due primi per il 31 dicembre

Posted on 27 December 2010 by lucfor76

Fettuccine  “all’Alfredo”

Per 4 persone: 400 gr di fettuccine all’uovo fresche, 60 gr di burro, 4 cucchiai di panna fresca, 80 gr di parmigiano grattugiato, sale e pepe

 Sciogliere a bagnomaria,  in pentolino, il burro. Sbattere leggermente in una ciotola grande, la panna con il parmigiano e amalgamarli. Lessare le fettuccine e tenere  da parte  2- 3 cucchiai di acqua della pasta, poi scolatele e mettetele nella ciotola con la crema. Unite poco acqua di cottura, il burro,  del pepe e mescolate. Indi servire nei piatti.

Bucatini con  ragù di cotechino

Per 4 persone: 320 gr di bucatini, 250 gr di cotechino già cotto, uno scalogno, 400 gr di pomodori pelati, zucchero, 50 gr di gherigli di noci, olio, sale e pepe.

 Rosolare  lo scalogno tritato, in padella, con poco olio. Spellare il cotechino, spezzattarlo, unirlo allo scalogno, aggiungere i pelati tagliuzzati, poco zucchero e cuocere per 15 minuti salando e pepando. Cuocere i bucatini, scolarli e trasferirli nella padella con il sugo, mescolando. Spolverizzare con le noci grossolanamente spezzettate e, a piacere, con del timo e parmigiano grattugiato.

 Maria Luisa L.Fortuna

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Gio23

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Veloci primi

Posted on 23 December 2010 by lucfor76

Pappardelle alla ricotta

Per 4 persone: 400 gr di pappardelle, 250 gr di ricotta, un rametto di menta, un’arancia, olio, uno spicchio d’aglio, sale e pepe.

 Lavare la menta e sminuzzarla. Fare imbiondire l’aglio in olio, indi eliminarlo ed aggiungere la menta. Cuocere dolcemente un minuto, spegnere e far raffreddare. Nel frattempo lessare le pappardelle e salare. In  una insalatiera, schiacciare la ricotta e incorporare l’olio aromatizzato e la scorza grattugiata dell’arancia (solo la parte arancione). Scolare e passare le pappardelle in terrina, mescolare e servire.

Rigatoni alle zucchine

Per 4 persone: 2 panetti da 80 gr di Philadelphia classico, 360 gr di rigatoni, 2 zucchine, 30 gr di pinoli, un mazzetto di basilico, 2 scalogni, 4 cucchiai di olio, sale e pepe.

 Fare appassire a fuoco dolce nell’olio gli scalogni tritati, unire i pinoli e farli colorire un po’, indi aggiungere le zucchine tagliate a rondelle  e alzare il fuoco: salare e pepare e cuocere pochi minuti, fino a che le zucchine risulteranno tenere. Cuocere la pasta e tenere da parte un mestolino di acqua di cottura, quindi scolarla e rovesciarla nel tegame con le zucchine. Aggiungere metà del Philadelphia, l’acqua di cottura tenuta da parte e le foglie di basilico spezzettate: mescolare bene, distribuire nei piatti e completare con il resto del formaggio a dadini.

 Maria Luisa L.Fortuna

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