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SOGEN KATO: LA REINCARNAZIONE DI BUDDHA

Posted on 31 July 2010 by valentina.l


La surreale notizia arriva dall’oriente, Tokyo per l’esattezza; per il comune, il cittadino Sogen Kato, doveva esserne l’uomo più anziano, che da li a poco, avrebbe varcato la soglia dei 111 anni e lo volevano festeggiare degnamente, in previsione del Respect for the Elderly Day di settembre. Le autorità però, si sono trovate davanti l’uomo defunto e vista l’età, la condizione parrebbe normale, ma con un insolito particolare: il suo corpo era mummificato da più di 30 anni, bizzarro, ma vero! Tutti lo credevano vivo, tanto che i giorni scorsi, un comitato delle autorità di Tokyo, si era presentato a casa dell’uomo, per organizzare i  vari preparativi, ma nei diversi incontri, l’uomo non si faceva mai trovare. I parenti, un nipote in particolare, ripetevano spesso, che Kato, non voleva vedere nessuno, ma passati i primi tempi, queste continue scusanti, avevano incominciato ad insospettire le autorità, le quali si erano  presentate nuovamente, con la polizia al seguito, pretendendo di vedere l’anziano. La sorpresa: Kato era certamente presente in casa, ma il suo corpo era mummificato, in mutande e pigiama, sotto un lenzuolo bianco. I parenti di tutta risposta, hanno affermato, che il povero Kato, si era confinato nella sua stanza da più di 30 anni, non volendone più uscire e aveva deciso lui stesso  di vivere come  un Buddha; pare che loro,  avessero accetto questa condizione, affermando inoltre, che nessuno si fosse accorto della sua morte. L’uomo è nato nel 1899 e morto nel 1978, all’età di 79 anni e sparito per ben 32 anni!

La polizia però non ha creduto alla la veridicità di questa spiegazione, alquanto particolare, proprio perché in tutti questi anni, l’uomo percepiva regolarmente la sua pensione e alla famiglia sono arrivati oltre 9,5 milioni di Yen, circa 80.000 euro dall’assicurazione, per la morte della moglie dell’uomo, sei anni prima. La polizia, ha dunque aperto un’indagine, per capire se si tratti di una storia di truffa, o di follia.

Al solo pensiero di un morto in casa, vengono subito i brividi…………..

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L’INTRAMONTABILE BIANCO, RE INDISCUSSO DELL’ESTATE 2010

Posted on 30 July 2010 by valentina.l


Candidamente le spose, vestite nel loro abito  bianco, varcano la soglia della  chiesa, nei loro look romantici ed  eleganti, che ci evocano, come in un sogno, i tempi passati delle grandi dive e mentre le guardiamo, ecco arrivare,   nella calda estate 2010, un classico intramontabile, il total white, regalandoci freschezza ed energia vitale, alla tanto attesa calura estiva. Un colore non definito, ma che tiene lontano il grigiore freddo dell’inverno, donando luce e positività  a chi lo indossa; pensiamo all’estate, agli aperitivi, alle serate glamour…..insomma 24 ore su 24, ci vestiamo di bianco e siamo sempre chic. Con i primi raggi di sole, infatti, la maggior parte di noi, sfodera i suoi capi bianchi, dai jeans, pantaloni, i chemisier, gli abitini e le gonne. Il bianco, è praticamente un must have,  il più cool della bella stagione e porta buon auspicio, insomma non potremmo non indossarlo, accessori compresi, ovviamente! Non a caso, gli stilisti, per la primavera/estate 2010, si sono divertiti, proponendo capi in total white, abiti, tailleur, borse, scarpe e accessori, lanciando appunto il messaggio, che il bianco può essere magicamente dappertutto. Calvin Klein e Donna Karan hanno portato in passerella dei romantici abiti bianchi, elegante e strutturato il primo, chic e sbarazzino, il secondo, lo scamiciato Donna Karan appunto; è perfetto anche per le ragazze giovani, che vogliono curare il proprio  look. Troviamo poi, il romantico e seducente pizzo nell’abito di Marella Burani, con delle applicazioni in pizzo a forma di foglie e poi il bianco minimal, sia per un tailleur con pantaloni lunghi, che con quello con gli shorts.
L’abito bianco più particolare è certamente quello in stile futuristico di Rick Owens, che ci propone una donna elegante e gelida, che sa il fatto suo e che vuole essere glamour, ma formale, stile facilmente copiabile da tutte le persone  comuni, che vogliono provare ad interpretarlo. Con tutto questo bianco, non possiamo non ricordare, la foto cult, durante una delle scene del film, “sex and the city 2”, che ritrae la splendida icona fashion, Sarah Jessica Parcher, ovvero Carrie, nel suo abbagliante abito bianco, con tacchi altissimi, le famose loboutin con la suola rossa e un paio di occhiali da sole. L’abito è halston heritage, la seconda linea del brand americano halston, che  si pone l’obbiettivo di ricreare i grandi classici a prezzi contenuti; il bianco sembra proprio girare il mondo!
Bianco anche per gli accessori, adorabili i sandali ultra flat di Christian Dior, con le rose, per le lunghe passeggiate, di modo da avere sempre la comodità assoluta, senza rinunciare allo stile. Lo ritroviamo anche per Blugirl e Grey Mer, che ci propongono il classico sandalo con il tacco alto, open toe, con plateau ed un sexy cinturino il primo, mentre chic e classico, il secondo.
Infine Bianco per la borsa in tricot di Dolce & Gabbana, per quella con cintura in cristalli Swarovski di John Richmond, per il bellissimo orologio Burberry  con charms a forma di cuori e per l’anello Mimì in oro giallo, con maxi rosa bianca.
Me se la vostra linea fisica, non ha propriamente le forme da look in total white, tranquille, non occorre eliminarlo dal vostro guardaroba, ma qualche piccolo accorgimento e una giusto abbinamento, consentiranno di indossarlo ugualmente. Per esempio non abbinatelo con il nero, che mentre nella parte scura indossata, snellisce, in quella bianca prende volume, creando una discrepanza poco piacevole alla vista; potrete quindi indossare, pantaloni grigi con un top bianco, oppure una gonna bianca, con una maglietta colorata e  se non volete rinunciare all’abito bianco, scegliete tacchi vertiginosi ed una borsetta coloratissima, piccoli dettagli e siete sempre al top!

Ma parliamo di abiti e misure: “il little white dress’’ perfetto è corto, perché esalta il corpo scoperto, che si lascia accarezzare dalla doratura del sole, consente di abbronzarci il più rapidamente possibile e poi è day night, ideale per tutta la giornata. Semplice e di cotone, è adatto perfettamente per il giorno e se dovete andare in spiaggia, perché non scegliere anche il costume bianco?, magari con delle infradito di gomma. Invece di sera basta aggiungere una it- bag e scarpe altissime ed il gioco è fatto, molto semplice direi! L’abito può essere corto e danzante, a balze, senza spalline, ricamato, asimmetrico, o magari intessuto di strass; diversi modelli, adatti ai  vari contesti della nostra vita quotidiana. La sera brillerete nei vostri abiti bianchi, perché li potrete scegliere luccicanti e glitter, novità esclusiva appunto, di questa estate 2010. E se volete sperimentare anche con gli accessori, rigorosamente total white, non resta che provare un tocco retrò, scegliendo un filo di perle, meglio se della nonna o della mamma, magari lasciato abbandonato in qualche cassetto impolverato e sarete ancora più raggianti, avvolte di luce propria.

Chic, romantiche, glamour……l’importante  è essere total white, ma con stile!

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IL GELATO, UNA PASSIONE SENZA TEMPO

Posted on 29 July 2010 by valentina.l


Cosa non si farebbe, per assaporare un gustoso cono gelato, o una deliziosa coppetta, magari con i propri gusti preferiti? Indubbiamente, l’estate ed il sole sono legati da sempre, alla voglia di gelato, sia per i bambini, che per gli adulti;  da una stima infatti, risulta che, il 94% degli italiani lo consuma in questa stagione e tra questi il 56% una volta a settimana, mentre il 30% lo mangia praticamente tutti i giorni. Ripercorrendo la storia del gelato, ritroviamo Isacco, che offriva ad Abramo latte di capra misto a neve, inventando a tutti gli effetti una forma primitiva di gelato, ma per alcuni la sua paternità, è da attribuire ai Cinesi, che avrebbero inventato il gelato, 3000 anni prima di Cristo. Anche i Romani, amanti del buon cibo consumavano dei desserts gelati,chiamati “nivatae potiones”. Nel 500, ci fu il grande ritorno del gelato con la scoperta dell’America., ma la storia moderna del gelato, inizia nel 1906 quando a Milano, si cominciarono a consumare le “nuvole”, nonchè del gelato posto fra due ostie. Il primo gelato industriale invece, nasce nella fine degli anni ’40, dal recupero di macchinari portati in Italia, dalle truppe americane. Ma parliamo ora, delle caratteristiche nutritive del gelato, dove la Dott. Assunta Martina Caiazzo, Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione, ci elenca in maniera chiara, cosa è il gelato e le sue caratteristiche principali. Inanzitutto è un alimento, non un semplice dissetante, adatto a tutte le età, anche nelle persone anziane. Dal punto di vista igienico è sicuro, perché  la temperatura a cui viene prodotto e conservato fino al consumo, è estremamente bassa (-8°C), non permettendo la crescita di microbi. Un gelato sicuro inoltre, deve anche garantire l’assenza di  contaminanti potenzialmente tossici, come avviene di norma, sia per i gelati prodotti industrialmente, che per quelli di buon artigianato. Il gelato contiene tutti i nutrienti necessari, per denominarlo a tutti gli effetti alimento, come dicevamo sopra; infatti gli ingredienti principali sono: il latte, le uova, la panna, il cacao, la frutta, fresca o secca, e dunque dal punto di vista nutrizionale, il nostro organismo assumendolo, riesce a  ricavarne, le proteine, gli zuccheri, i grassi, le vitamine, i minerali e persino fibra. Molte persone, specie le mamme, si chiedono se il gelato, possa andare bene per i loro piccoli, la risposta è si, ma nei tempi e nelle quantità giuste.

Vediamo nel dettaglio, quali sono i tempi e le quantità corrette, adatte per il nostro organismo, specialmente nei bambini. Il gelato non dovrebbe essere mangiato alla fine di un pasto, ma può essere un ottimo spuntino di metà mattina o metà pomeriggio, da utilizzare anche 2-3 volte a settimana, in modo da fornire circa il 10% delle calorie, che si dovrebbero introdurre nell’arco della giornata. Nella scelta del tipo di gelato, bisogna allora ricordare che quelli alla frutta contengono succo e polpa di frutta, cui viene aggiunta acqua o latte e zucchero (ma a volte anche albume e grassi vegetali); il sorbetto alla frutta invece non prevede l’aggiunta di grassi, mentre il ghiacciolo prevede l’utilizzo di acqua e zucchero con l’aggiunta di sciroppi o succhi di frutta, di infusi di te e caffè, di bibite (per legge è tuttavia ammessa la presenza di grassi e proteine del latte); infine, nei gelati alle creme vi sono zucchero, latte, panna, yogurt e uova, e a questi ingredienti base ne vengono aggiunti altri per definirne il gusto. Di conseguenza 100 grammi di gelato alla frutta (un po’ meno di un cono o coppetta artigianali piccoli) forniscono circa 160 kcal, la stessa quantità di gelato al cioccolato ne fornisce circa 230 e di quello alla panna circa 320. Se dunque il gelato alla frutta è un ottimo spuntino, utile d’estate per sostituire cibi più grassi, quali merendine farcite, panini con salumi, o pizza, il gelato alle creme potrebbe essere consumato qualche volta come pranzo (durante una giornata al mare o una gita estiva al posto di un menù da fast-food), accompagnato magari da verdura e frutta fresca; oppure potrebbe essere lo spuntino di un bambino che svolga una attività fisica molto intensa.

Il mercato di oggi, offre diversissime scelte per comprare il gelato: da quello industriale, a quello artigianale e la possibilità di farlo da casa propria, con piccoli elettrodomestici. l’Istituto del gelato ha emanato un regolamento, che prevede una serie di regole, le quali devono rispettare, tutte le aziende produttrici di gelato industriale:

al gelato non  devono essere aggiunti conservanti

gli additivi indispensabili per mantenere inalterate nel tempo le qualità organolettiche devono essere sostanze naturali o comunque presenti in natura,

i coloranti, devono essere obbligatoriamente di origine naturale

Naturalmente queste norme igieniche, dovrebbero essere seguite anche nella produzione artigianale del gelato, altrimenti nel processo di produzione, possono svilupparsi e proliferare microrganismi dannosi. Dopo tutte queste raccomandazioni, viene lo stesso voglia, di mangiarci un gustoso gelato,ma ci chiediamo anche, perché piace così tanto…. Nei vari sondaggi effettuati, le risposte sono state tante e diversificate, ma semplificando, il gelato piace, perché è buono e rinfrescante, è un‘attività che coinvolge tutti i sensi, viene associato al relax, all’allegria, all’aria aperta, dunque alla  socializzazione, oltre che svolgere la funzione di autogratificazione. Poi, risulta cremoso, goloso e nutriente.  Per quanto riguarda i  gusti, ai primi posti troviamo le creme ed il cioccolato, a seguire quelli alla frutta. Infine, un riconoscimento in crescendo, va dato ai gelati confezionati, in particolare “i minigelati”, che piacciono molto, perché adatti ad ogni momento, specialmente nel dopocena, è possibile assaggiarne più gusti, con le stesse calorie di un gelato normale e si trovano tutto l’anno, con una ampia scelta.

Il gelato trova sempre suo il tempo, ma non passa mai di moda.
Il gelato artigianale non teme la crisi

 

 

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VIA COL VENTO, UN TUFFO NEL PASSATO: LA MODA ESTIVA COPIA ROSSELLA O’HARA

Posted on 28 July 2010 by valentina.l


L’estate 2010 ha voglia di leggerezza, ma con l’intento di coniugare stile ed originalità, che non devono mai mancare, in questa calda stagione e di ritorni al passato. Ed ecco sbocciare la passione per i volants e le ruches, che li vediamo fiorire su abiti, ondeggianti e romantici, top e mini dress. Ritorniamo per un attimo ai tempi di Rossella O’hara, ma questa mania è da notare che fu scatenata  negli anni ‘ 40, da Walter Blunkett,  celebre costumista di Via col vento.

E non si può, non andare avanti, senza ricordare  la nuova ossessione delle star: la Animalier happy Leo, direttamente dalla collezione Pre Fall 2010 di Dolce & Gabbana, che tratta di  una stampa animalier, caratterizzata dal fatto di essere declinata in colori glamour e accesi. E’ la nuova must dell’estate e non solo, autunno ed inverno compresi! Questa stampa è stata proposta in vari colori e le nostre vips si sono divertite a indossare questi abiti, proposti anche in vari modelli; si passa dai mini dress agli abiti lunghi, in modo che ognuno possa dare la sue personale interpretazione della stampa animalier. I protagonisti indiscussi sono quindi, nodi, balze, falpalà. Applicazioni, intarsi e volants. Gli stilisti in questa stagione hanno esagerato, sbizzarrendosi come non mai, dando colore ulteriore a questa stagione, che già di per se, prospetta diversissime occasioni, per mostrarsi sfavillante e ricca di avvenimenti/serate. Ed ecco gli avvitamenti di sete e organze, nei quali è maestra Mila Schön, le voluttuose ruches che ornano spalle e schiene, maniche e décolleté degli abiti di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, i fiocchi giocosi amati da Moschino.
Ma persino i più sobri, vedi Giorgio Armani, hanno trovato il modo di arricchire le linee di giacche e camicette: basta un intreccio nella seta e il classico diventa un po’ barocco
. I vestiti da donna sono infatti, il modo per l’universo femminile di esprimere la propria personalità,  farsi notare negli avvenimenti mondani, che l’estate propone e perché no, affrontare il caldo, che spesso non sa più, come farci vestire. L’imperativo della moda di questa stagione è la femminilità, tornano dunque abitini e minigonne, con  colori sgargianti,  indaco, rosa, glicine e verde mela, che rendono pieno omaggio alla stagione estiva, ricca di colori propri. Assistiamo doverosamente ad un ritorno alla lingerie, abitini sottoveste, pizzi, reggiseni e bustier, ma  non si limitano più a stare sotto i vestiti, diventano vestiti a tutti gli effetti, delicati e sensuali, perfetti per le sere estive, proprio perché la moda, si prefigge, una  donna sensuale a 360 gradi. I vestiti più trendy si rifanno ai colori militari e del mondo marinaresco; ecco al via libera al verde militare, ed alle classiche righe bianche e blu, tutto nel rispetto della femminilità, ovviamente. Mentre negli abiti eleganti, ritornano i modelli asimmetrici, alleati preziosi per correggere difetti fisici, in grado di catalizzare l’attenzione sui loro tagli particolari e distogliendo la vista, da curve non sempre perfette. Essendo in tema, è da citare lo stupendo abito di Roberto cavalli, che associa stile e moda, si presenta infatti  colorato, con tagli asimmetrici e pare per certi versi, una sottoveste. Nient’ altro da aggiungere, se non un  connubio rigorosamente autentico, rispetto al nostro attuale.

I grandi classici ritornano sempre, ma soprattutto non stancano mai.

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mobbing

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MALTRATTAMENTI IN UFFICIO, NO GRAZIE!

Posted on 27 July 2010 by valentina.l

Mobbing, un termine diventato oramai di uso comune, ma che per molti, il suo reale significato è ancora un’incognita e soprattutto gli effetti negativi, in grado di apportare quotidianamente, nella vita sociale e professionale di molti lavoratori. Vediamo nel dettaglio cosa significa e  come si manifesta.

Con il termine mobbing si fa riferimento, nella psicologia del lavoro, a quel fenomeno che si concretizza in una forma di isolamento e aggressione di uno o più lavoratori attraverso attacchi sistematici finalizzati a danneggiarne salute, reputazione e professionalità.  Costituiscono elementi identificatori del mobbing: la reiterazione delle condotte per un periodo di tempo apprezzabile ( è stato ritenuto tale un periodo di almeno sei mesi); l’intenzionalità delle stesse “da non considerarsi come coscienza specifica del fine ma come finalità riprovevole in relazione alla lesione dei beni della dignità personale e della salute psico-fisica”.(Trib. La Spezia 4 luglio 2005 n.294).

Si distingue tra:

mobbing verticale (o bossing): quando le condotte lesive sono poste in essere dal datore di lavoro

mobbing orizzontale: quando le condotte sono poste in essere da colleghi del lavoratore

mobbing ascendete: quando le condotte sono poste in essere da personale sottosposto al lavoratore

mobbing individuale: quando le condotte sono rivolte nei confronti di un unico soggetto

mobbing collettivo: quando le condotte hanno ad oggetto un gruppo di lavoratori

Le singole condotte possono essere poste in essere, sia tramite atti tipici che tramite atti tipici (diversi, cioè, dagli atti assunti dal datore e dai superiori gerarchici o comunque diversi da quelli afferenti la gestione del rapporto di lavoro).
La giurisprudenza ha individuato come giuridicamente rilevanti ai fini dell’individuazione di una condotta mobbizzante i seguenti comportamenti: provvedimenti, sospensione, decadenza e destituzione dall’impiego; vessazioni consistenti nella privazione di collaboratori, abnormi rilievi disciplinari, negazione di ferie e permessi, contestazioni di addebiti prima della partenza per le ferie con contestuale promozione di subalterni, privazione di incarichi retribuiti, riduzione alla titolale inattività lavorativa con spostamento dell’ufficio in stanze piccole e poco illuminate; atti di aggressione verbale consumati spesso davanti a terzi dipendenti e non; comportamenti – che possono avere tanto un contenuto omissivo quanto commissivo – che si sostanziano in una esclusione, un allontanamento del mobbizzato dal gruppo con conseguente suo isolamento, evidenziandone le diversità fisica o morale o intellettiva o culturale o religiosa o territoriale; il controllo esasperato dell’orario di lavoro, del tempo di stazionamento presso la macchina del caffè, del tempo delle telefonate; visite fiscali inviate in maniera ossessivamente vessatoria; critiche e maltrattamenti verbali esasperati, l’offesa alla dignità, la delegittimazione di immagine, anche di fronte a soggetti esterni all’impresa, ente o amministrazione – clienti, fornitori, consulenti – comunque attuati da superiori, pari-grado inferiori e datori di lavoro; la rimozione da incarichi, l’esclusione o immotivata marginalizzazione dalla normale comunicazione aziendale, la sottostima sistematica dei risultati, l’attribuzione di compiti molto al di sopra delle possibilità professionali o della condizione fisica e di salute”. I singoli atti e comportamenti, isolatamente considerati, possono anche non avere una connotazione necessariamente negativa ma assumerla per effetto della reiterazione nel tempo delle condotte offensive. Il mobbing va distinto da altri comportamenti discriminatori che possono essere posti in essere sul luogo di lavoro: molestie sessuali, demansionamento, molestie di vario tipo. Comportamenti, questi ultimi, che possono essere ricompresi tra le condotte mobbizzanti ma non le esauriscono. ( vedi in proposito Tribunale di Ivrea, sent. 17/11/2005 n.94) E’ stato rilevato come il fenomeno non coinvolga solo i lavoratori più deboli o le persone più sensibili, ma possa interessare anche lavoratori con una forte personalità che agiscono però sul lavoro in modo diverso dagli altri.

Nel nostro ordinamento il mobbing si affaccia nel 1999 con una pronuncia del Tribunale di Torino, Sezione Lavoro I grado, del 16 novembre 1999. Con questa sentenza un’azienda viene condannata al risarcimento del danno biologico nei confronti di una dipendente colpita da depressione in seguito ai maltrattamenti subiti durante la prestazione lavorativa.

Nonostante questo, i casi di mobbing sono all’ordine del giorno, nei diversi contesti lavorativi, ma fondamentalmente si denota paura e reticenza a parlarne, perché?

Forse la risposta più semplice sarebbe la paura della perdita del posto di lavoro……e visti i tempi che corrono, quasi nessuno credo, si possa permettere una simile situazione….

Allora sorge doverosamente una domanda, come possiamo fare per difenderci?

Il primo passo da fare, importantissimo per se stessi, è prendere coscienza della situazione attuale, manifestando tutti i sentimenti correlati: solitudine, rabbia, inadeguatezza… Poi, bisogna non abbandonare il posto di lavoro, se no la daremmo subito vinta ai nostri molestatori, subendo una grossa sconfitta personale, con un calo sostanziale della nostra autostima; farsi vedere inoltre sicuri di se, nel rispondere alle persone che ci stanno facendo mobbing, fargli capire che esiste una via d’uscita e non cedere ai loro subdoli ricatti, credo sia una componente fondamentale, per poter iniziare con la giusta grinta, questa  battaglia. Di importanza cruciale, è la raccolta di materiale, utile ad evincere valide prove, ponendo sempre attenzione alla privacy altrui, che si attua, osservando le diverse norme vigenti. Parlare con altri, nella vostra stessa situazione, aiuta a capire che tipo di mobbing è in corso e a prendere, maggiore consapevolezza, del vostro percorso attuale. Tenere un diario, ad esempio, aiuta a monitorare come si evolvono gli eventi, su voi stessi in primis e poi, sull’andamento della situazione, il suo scorrere giorno per giorno. Il diario deve essere quotidiano, annotate informazioni precise e chiare, di modo che, rileggendolo, capiate  immediatamente il vostro iter. Trovate sempre alleati; in questa battaglia la componente emotiva è molto forte e va condivisa positivamente, per buttare fuori la rabbia e combatterla in maniera costruttiva; rivolgetevi ai sindacati, associazioni medici, psicologi…… Deve essere una via, che può portarvi ad una soluzione. L’allontanamento del posto di lavoro deve essere presa, nell’eventualità, con piena coscienza, come decisione, in base ad una situazione psico fisica, oramai comprovata, se no desistete e lottare. Se la decisione di andarsene, potrebbe togliervi un grosso peso e la state affrontando con serenità, allora avrete intrapreso la strada corretta. Altra parola chiave è la denuncia, che non è solo quella per vie legali, ma significa “comunicare ad alta voce”, nel vostro posto di lavoro, ai vostri colleghi, la situazione attuale che state vivendo, in maniera positiva, chiara, responsabile ed efficace, per passare poi nei casi più gravi, alle vie legali; ogni situazione va analizzata e scelto un preciso piano di azione. Se scegliete la via legale, raccogliete materiale scritto e optate per avvocati esperti in materia e non collegati alla vostra azienda attuale, stabilite obiettivi comuni, insieme alla persona scelta e fissate incontri con una cadenza costante. Questi sono i passi consigliati, per coloro che vivono questa situazione, altamente destabilizzante e vogliono trovare presto, la chiave per uscirne.

L’importante è avere sempre il coraggio di parlare ad alta voce, di tutto quello che viola la nostra integrità morale e fisica,  con consapevolezza e rispetto. Se scegliamo la via del silenzio, abbiamo già perso la battaglia, prima ancora che essa possa avere inizio………..

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MOZZARELLE BLU….E SONO ITALIANE

Posted on 26 July 2010 by valentina.l


E’ ancora scandalo in Italia, dove pochi giorni fa, sono stati sequestrati due latticini, made in italy. Rivoli per l’esattezza, in un supermercato; le analisi sono ancora in corso, ma già dalle prime indagini, sembra probabile la presenza  dello pseudomonas fluorescens, il batterio che colora di azzurro il latticino. Le due mozzarelle sarebbero della Granarolo, che però smentisce di avere mai acquistato latte dalla società tedesca Milchwerk Jager, azienda al centro delle polemiche perchè fornitrice della materia prima, “contaminata” nelle precedenti partite “blu”. Inevitabilmente arriva il ciclone delle proteste: la Coldiretti chiede chiarezza, mentre il Codacons si rivolge alla Procura e alla Corte dei Conti dell’Emilia Romagna; si riapre il dibattito sulle etichettature. Della vicenda, si occupa la procura di Torino, che sulle mozzarelle blue, conduce da tempo un inchiesta, nell’ambito della quale è stata avviata una rogatoria, perchè le autorità giudiziarie tedesche, compiano verifiche presso la Milchwerk Jaeger, da dove risultava provenire il latte, con cui sono state confezionate le mozzarelle colorate, trovate fino ad ora. Pronta la reazione della Coldiretti; Il presidente, Sergio Marini, chiede di «fare immediatamente chiarezza su quanto latte e derivati sono importati, di quale provenienza, con quali marchi e prodotti vengano immessi sul mercato e su quali relazioni con la società tedesca Milcher Jager, responsabile della vicenda delle mozzarelle blu, abbia la Granarolo, società, ricorda il numero uno della Coldiretti , di proprietà della più grande cooperativa del settore lattiero caseario, che dovrebbe avere come primo obiettivo, la valorizzazione del latte prodotto nelle stalle italiane». Dura è anche la reazione del Codacons, che denuncia la Granarolo alle Procure di Torino, Bologna e alla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per pubblicità ingannevole.«Qualora fosse vera questa circostanza e i prodotti Granarolo non venissero realizzati esclusivamente con materie prime italiane, spiega Rienzi,vi sarebbe un danno non solo per i consumatori, ma anche per l’economia nazionale». Il presidente cita le pubblicità dell’azienda relative al “Latte Alta Qualità”, che – dice – «parlano di mucche italiane selezionate, di filiera garantita e controllata e di latte garantito e certificato ogni giorno con controlli più numerosi e approfonditi di quelli di legge». Da qui la decisione del Codacons di presentare un esposto alle Procure di Torino e Bologna, dove ha sede la Granarolo e alla Corte dei Conti dell’Emilia Romagna, chiedendo di verificare se una eventuale pubblicizzazione come italiani di prodotti realizzati, anche con materie prime straniere, possa costituire possibili reati, come frode in commercio, o truffa aggravata e di avviare un’indagine, per accertare possibili danni all’erario connessi, alle export e al discredito, per il made in Italy. In breve tempo arriva la replica della Granarolo; L’azienda si affida a una nota in cui precisa che «non è mai stata sentita o contattata dalla magistratura di Torino» e «non ha mai ricevuto alcuna comunicazione o notifica da parte delle Autorità sanitarie sul caso citato». Caso del quale l’azienda è venuta a conoscenza perché contattata dalla Stampa. La Granarolo, prosegue il comunicato, «effettua regolarmente analisi, nell’ambito dei propri sistemi di autocontrollo, sia sul processo produttivo, sia sulle acque, che non evidenziano alcuna irregolarità; è stata sottoposta recentemente a controlli da parte delle Autorità sanitarie, nell’ambito dei quali sono stati prelevati campioni ufficiali (acque e mozzarelle) che sono stati analizzati e risultano perfettamente conformi». E soprattutto «non ha mai acquistato latte, mozzarella, semilavorati o ingredienti dalla società tedesca Jaeger, che invece è stata fornitrice dell’azienda, ma esclusivamente di provole dolci (prodotti finiti confezionati)». In conclusione, viene ribadito che «la mozzarella Granarolo viene fatta in Italia; se sulla confezione è riportata la dicitura “solo latte fresco italiano” significa che la materia prima è esclusivamente italiana». infine, la Granarolo «si riserva di tutelare con ogni mezzo e in tutte le sedi la propria immagine e reputazione dalla diffusione a mezzo stampa di informazioni non veritiere e/o non adeguatamente supportate». Nonostante tutto questo, le autorità sanitarie nazionali, non ritengono necessario mettere allarmismo, ma sostengono sia tutto sotto controllo; preoccupati invece gli agricoltori, che chiedono nell’immediato, un tavolo di confronto tra i ministeri della Salute , delle Politiche agricole e tutte le componenti della filiera lattiero-casearia, in quanto la vicenda delle mozzarelle blu, potrebbe causare un contraccolpo ai produttori, con un calo di consumi. La confederazione italiana agricoltori, risponde che i prodotti made in taly sono sicuri e di grande qualità, ma non bisogna sottovalutare l’effetto domino, che questi scandali possono provocare. Le origini di questa confusione partono dagli anni ’80, quando il pretore napoletano Carlo Correra, ingaggiò un duro scontro con le grandi multinazionale sostenendo, che di mozzarella si può parlare solo se prodotto con latte di bufala. Una battaglia rafforzata dal riconoscimento della dop, ma la forza della stalla Germania è stata più grande di ogni cavillo legale e commerciale: l’Europa ha bisogno di tanto latte e i tedeschi lo forniscono di buon grado. Intanto, continua il monitoraggio e i controlli del Ministero della Salute sui prodotti caseari; lo assicura il ministro Ferruccio Fazio, spiegando che procedono i controlli negli stabilimenti di produzione ed in tutte le fasi di commercializzazione delle mozzarelle di tutto il territorio nazionale, da parte dei servizi veterinari delle ASL, delle Regioni e province autonome di Trento, Bolzano, dei Nas e degli Istituti zooprofilattici sperimentali. «A loro va un particolare ringraziamento per la costante attività svolta a tutela del consumatore e delle produzioni italiane» – si legge in una nota del ministero. Il Ministero della Salute ha convocato inoltre, un tavolo operativo con l’ Istituto Superiore di Sanità e gli Istituti Zooprofilattici, per operare una valutazione dei dati analitici, ottenuti dai controlli effettuati e dei dati scientifici attualmente disponibili. Sulla base dei risultati dell’incontro, potranno essere formulate indicazioni operative, volte sia agli organi di controllo, che alle Aziende di produzione. È stato previsto, inoltre, un incontro con le associazioni di categoria del settore lattiero caseario, con l’obbiettivo di sensibilizzare gli operatori del settore alimentare, a mantenere elevata la collaborazione con le autorità sanitarie, pianificando strategie comuni sul fronte igienico sanitario.

Diamo quindi fiducia al made in italy, ma poniamo sempre attenzione alla qualità del cibo che mangiamo… tuttavia, un’ occhiata in più, non guasta mai!!!
Mozzarelle blu, sotto accusa la Granarolo

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MATRIMONI IN CRISI, L’ISTAT PARLA CHIARO

Posted on 24 July 2010 by valentina.l

 

L’ Istat ha diffuso recentemente, un dossier riguardante le rilevazioni sulle separazioni e divorzi, conclusi dal punto di vista giudiziario, nell’anno 2008 e raccolti presso le cancellerie di 165 tribunali. Questi dati presentati, consentono attraverso diversi parametri, di monitorare il fenomeno, oramai dilagante delle separazione e dei divorzi, che ci fa soffermare e riflettere, sulle reali cause, che spingono tante coppie e famiglie, a dirsi basta. I parametri presi in considerazione riguardano, la durata delle unioni matrimoniali, l’età dei coniugi al momento della separazione ed infine l’evoluzione temporale e geografica dell’instabilità coniugale. L’Istat ha rilevato che nel  2008 le separazioni ed i divorzi sono aumentati rispettivamente del 3,4% e del 7,3%, rispetto al 2007, dati che certo non ci incoraggiano, ed i fenomeni sono in continua crescita, purtroppo, poiché andando a ritroso nel tempo, specificatamente nel 1995, si osserva che le separazioni sono aumentate del 61%, mentre i divorzi del + 101%, praticamente  più che raddoppiati. Il 99,1% dei matrimoni concessi nel 2008 è stato preceduto da una separazione legale, mentre l’intervallo rilevato tra separazione e domanda di divorzio è stato pari od inferiore a 5 anni. Questo intervallo sembra essersi ampliato negli ultimi 10 anni, riscontrando un divario fra nord e sud. La durata media di un matrimonio all’anno 2008, risultava pari a 15 anni, considerando invece solo i divorzi, il matrimonio durava mediamente 18 anni; per quanto concerne l’età invece, l’Istat, ha rilevato, che nel 2008, i mariti avevano in media 44 anni, mentre le mogli 41. L’innalzamento dell’ età è da ricondursi in primis, alla posticipazione del matrimonio e poi, alla propensione dello scioglimento delle unioni di lunga durata. Analizzando invece la tipologia di procedimento, prevale tra i coniugi la scelta consensuale; di solito la scelta o meno di un determinata procedura, dipende da fattori, quali la durata della causa e i costi. In ultimo, ma non meno importante, si è notato che il 70.8% delle separazioni e il 62,4% dei divorzi, hanno riguardato coppie con figli, avvenuti durante la loro unione. Fino al 2005, ha prevalso l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre, mentre nel 2006, la legge ha introdotto l’affido condiviso dei figli minori come modalità ordinaria; entrambi i genitori possiedono le potestà genitoriali e devono provvedere al sostentamento economico di essi, in misura proporzionale al reddito. L’età dei figli affidati al momento della separazione è al di sotto degli 11 anni, mentre in caso di divorzio i figli sono più grandi. Tutti questi dati indubbiamente lasciano spazio a parecchie perplessità e fanno venire in mente molte domande. Andiamo a vedere perché tante coppie e famiglie, ad un certo punto della vita, arrivino a dirsi davanti ad un tribunale “è finita”, senza esclusione di colpi ……Cosa li spinge a rivoluzionare radicalmente la propria vita ad un età, spesso non particolarmente giovane?. Partiamo da un semplice dato di fatto: l’allungamento dell’attesa di vita; prima ci si sposava molto giovani,  ma a 40/50 anni in media si moriva, per diverse cause naturali, come la morte di parto nelle donne, per esempio. Poi,  si riscontrava meno benessere materiale e molta meno cultura, rispetto ad oggi, quindi vi era maggiore influenza dalle norme e divieti dalle gerarchie ecclesiastiche. Un altro fattore importante è che oggi il matrimonio, il significato stesso di questa parola, si è radicalmente trasformato, perché non rappresenta più un rito di passaggio da un genere di vita ad un altro, ma spesso diventa un riconoscimento sociale su coppie, che già convivono, o hanno figli. Un’ ulteriore differenza sostanziale, rispetto al passato, si focalizza sull’idea stessa del matrimonio, dove mentre prima, era concentrata sui figli nati dall’unione di due persone, dunque sulla famiglia, oggi prima di tutto si vuole essere coppia, magari successivamente famiglia e se l’amore finisce ci si lascia., proprio perché non avrebbe senso stare insieme, se viene a mancare l’ingrediente fondamentale. Infine, c’è la convinzione diffusa, che sia meglio per i figli, vivere la separazione dei genitori nella maniera più serena possibile, che costringerli in un ambiente familiare in continua lotta e poco tranquillo.

Cambia tutto molto velocemente, le abitudini, i fenomeni sociali….i significati stessi degli eventi più importanti della vita di ognuno, l’importante è  saper trovare la giusta dose di ottimismo, necessaria a fronteggiare le sfide quotidiane che  ci pone la società moderna, senza però smettere di credere, che l’amore eterno possa ancora esistere.

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clooney e canalis

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SI RESPIRA ARIA DI NOZZE TRA CLOONEY E CANALIS?

Posted on 23 July 2010 by valentina.l

Una delle coppie più chiacchierate del gossip internazionale, che fa sempre parlare di se, soprattutto nel periodo estivo, dove molti amori sono ballerini, ma per fortuna loro sembrano essere ben saldi alla  promessa di fedeltà quasi eterna, chi potrebbero essere, se non, l’affascinante Gorge Clooney, attore di grande fama e la bellissima Elisabetta Canalis, che annovera un curriculum maschile di grande prestigio, sempre in crescendo, negli ultimi anni. Il settimanale chi infatti, ha riportato la notizia, secondo la quale,  Elisabetta Canalis e George Clooney si prometteranno amore eterno il prossimo 29 luglio sul Lago di Como. Svelato anche il nome dello stilista che firmerà l’abito della sposa: Roberto Cavalli. L’indizio lampante che fa pensare a questo imminente matrimonio, sarebbe la comparsa di un gazebo nel  giardino di villa oleandra, che potrebbe ospitare il buffet dopo la cerimonia. I media statunitensi smentiscono tutto questo vociferare sul matrimonio, che ha suscitato mota ilarità tra loro. La coppia infatti è oramai da un anno al centro del gossip, dove voci disparate, che vanno dal si sposano, si lasciano, avranno un figlio, non lo avranno, c’è crisi….., girano imperterrite, lasciando i fan sempre nel dubbio. Addirittura, qualche mese fa, si parlava di un matrimonio nel bel mezzo di un oceano, per evitare la folla di curiosi, entro Natale dell’ anno scorso, cosa puntualmente non avvenuta. Il settimanale Chi, racconta come Elisabetta Canalis e George Clooney, stiano frequentando molti party esclusivi, per organizzare al meglio, un giorno molto importante per entrambi e  sembra che la data sia stata scelta, per accontentare un po’ tutti gli ospiti, che in quel periodo sarebbero in fase vacanziera. Questo matrimonio insomma, attirerebbe centinaia di folle di curiosi, basti pensare infatti, che Gorge Cloney è l’ex scapolo d’oro, mentre la Canalis la donna più invidiata d’America e non solo, anche se negli States è rinosciuta unicamente come la ragazza di Clooney, ed i blogger americani continuano ad essere non molto teneri nei suoi confronti.

Non ci resta, almeno per il momento, che sognare nozze da favola, per il belloccio hollywoodiano, ansiosi di vedere presto nella mano della sua amata Elisabetta, il fatidico anello del si.

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LA BIRRA PIACE PROPRIO A TUTTI…….

Posted on 22 July 2010 by valentina.l

Da una recente indagine, è emerso che la birra piace a 6 italiani su 10, i quali oramai la preferiscono al vino. Mentre 7 anni fa la distanza era abissale, oggi la birra, raddoppia i suoi estimatori, diventando un MUST. E’ apprezzata per le sue bollicine e per la sua schiuma rigorosamente servita nel bicchiere, ma a 2 italiani su 10, la beve direttamente dalla bottiglia, sovvertendo ad ogni tipo di galateo. Le occasioni per berla oramai sono le più disparate, dall’aperitivo, al ristorante, come dopocena nelle uscite e a casa tutti i giorni. Questo ci fa capire come la birra sia considerata non più un diversivo, quasi esotico da gustare in estate, o per gli addetti ai lavori, ma sia un piacere, che si sta radicando, sempre di più, nella quotidianità degli italiani. Sfida dunque in maniera serrata il vino bianco, specie  nelle cene speciali a casa con amici o parenti….. L’indagine che ha fornito questa fotografia chiara e precisa si chiama: Gli italiani e la birra 2010”, commissionata a Makno da AssoBirra; l’associazione dei produttori italiani di birra e malto, realizzata su un campione di 1500 persone maggiorenni rappresentativo della popolazione, da 14 anni osservatorio di tutte le tendenze sulla birra nel nostro Paese. Primo, incoraggiante dato dell’indagine Makno/AssoBirra: aumenta il numero degli italiani che apprezzano la birra: il 58,5% – erano il 56% nel 2009 – dichiarano di berla. Mentre rimane sostanzialmente invariato rispetto al 2009 il trend dei consumatori “abituali” e “sporadici”, rispettivamente il 24,6% e il 26,3% del campione.  In pratica, oggi bevono birra circa 30 milioni di italiani, la metà dei quali (oltre 16 milioni di persone) una o più volte a settimana. Andando a esaminare le varie occasioni di consumo, aumentano in maniera rilevante i consumatori di birra nei pasti fuori casa, che in un anno segnano un eloquente +148%. Un risultato che vale alla birra la palma di regina dei pasti fuori casa. Continua invece una situazione di testa a testa tra birra e vino (rispettivamente 46,9% e 47%) se prendiamo in considerazione solo i pasti fuori casa del week end e dei festivi; assistiamo dunque alla Birra “formato famiglia”, raddoppiando gli italiani, che la portano in tavola a casa. L’indagine Makno/AssoBirra ha rilevato un generalizzato calo del consumo delle bevande lisce, come acqua di rubinetto e acqua minerale naturale, in favore di un concomitante aumento di gradimento per le bevande “mosse” Resta invece moderata la crescita del consumo di birra fuori pasto (da 8,7% nel 2009 a 11,3% nel 2010), strettamente correlata alle occasioni “sociali”, allo stare con gli amici. In questo segmento la birra si conferma bevanda di tendenza: a casa per 7 italiani su 10 (erano 6 su 10 nel 2009) stappare una birra è d’obbligo “quanto vengono a trovarmi gli amici”.  Altro segnale di una crescente cultura di prodotto: nel 2010 saper qualcosa di birra è ormai d’obbligo per gli italiani, che hanno sempre più familiarità con questa bevanda. La maggioranza ha i suoi stili preferiti, sceglie un bicchiere specifico, sa versarla correttamente, in altre parole la BEER ETIQUETTE. A proposito di stili birrari, la birra più apprezzata dagli italiani resta la classica e versatile chiara: lager e pils, seguite dalle specialità di frumento, weizen e blanche. A seguire, le ale, le birre d’abbazia e le analcoliche, che da qualche anno permettono di gustare una birra anche a chi non può – o non vuole – bere alcol. Ma perché piace così tanto la birra?: per il suo GUSTO, emerge così la motivazione principale, o di rifiuto al suo contrario. Va evidenziato inoltre, che il gradimento verso la birra aumenta in relazione alla conoscenza del prodotto; lo conferma la dichiarazione d’amore ricevuta dai cosiddetti “foodies”, ovvero gli italiani che condividono una particolare passione per il gusto di mangiare e bere bene. Inoltre, le campagne portate avanti da AssoBirra in questi ultimi anni a favore di un consumo responsabile degli alcolici, risultano molto apprezzate dai consumatori, con un indice di gradimento, che passa da un già elevato 82% all’89%. Infine a 6 italiani su 10, ritengono che in tema di alcol, educare sia più corretto che proibire, posizione in linea appunto, con  la filosofia, che ha dato vita in questi anni a molte campagne promosse da questa associazione.

E allora non resta che dire……“Bevete responsabilmente

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