“The love is back”, l’amore è tornato, recitava lo slogan del più il famoso fesival di musica techno che dal 1989 era simbolo dell’amore libero e disinibito e del divertimento folle: la Love Parade. Ma l’edizione 2010 di questa manifestazione è stata segnata dalla tragedia trasformadosi in un vero e proprio inno alla morte.Il 24 luglio scorso, data in cui siè svolto il festival, a causa della ressa formatasi all’interno del tunnel della Karl Lehr Strassed, unica via d’accesso all’evento, 19 ragazzi fra cui la ventunenne italiana Giulia Minola sono morti schiacciati e calpestati mentre circa 342 sono rimasti feriti. Secondo alcune testimonianze dei presenti la calca improvvisa sarebbe stata la conseguenza di un’ondata di panico collettiva scaturita per ragioni ancora poco chiare, ma dovuta in gran parte anche alla mancanza di uscite di sicurezza secondarie (che erano state bloccate con delle transenne) e alle dimensioni del tunnel, troppo ridotte rispetto al numero dei partecipanti. Molti dei presenti hanno cercato di uscire dalla folla attraverso una scaletta o arrampicandosi su una ripidissima scarpata laterale, mentre alcuni tentavano di farsi largo calpestando i corpi di chi era caduto a terra. Nonostante ciò, la manifestazione non è stata interrotta o revocata e milioni di ragazzi hanno continuato a ballare e a divertirsi ignari della tragica situazione. L’annullamento delle individualità a favore di un tuttuno collettivo che fino ad ora avevano costituito il simbolo della Love Parade sono state così sostituite dall’immagine di una folla in cui ciascuno sgomita per attraversare il tunnel, per arrivare sotto il palco,per sopravvivere perdendo di vista l’amico o ignorando il coetaneo che è accasciato al suolo. La procura tedesca ha aperto un’indagine che coinvolge l’amministrazione e gli addetti alla sicurezza dell’evento, ma una cosa è è già certa:la Love Parade, la cui immagine è ormai legata non più all’amore, ma alla morte, non si farà più.






