Gli studenti hanno imparato la lezione e per questo scendono in piazza

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Gli studenti hanno imparato la lezione e per questo scendono in piazza

Posted on 15 December 2010 by michele.l

L’esempio dell’Irlanda è quanto di più emblematico sia potuto accadere in questi ultimi anni. Infatti, l’ormai ex Tigre celtica è passata da uno status di modello da ammirare per crescita sostenuta, alto reddito pro-capite, bassa disoccupazione ad una condizione di estrema precarietà ed incertezza per il futuro. Attenzione, qui non stiamo parlando della spendacciona Grecia o di un altro dei paesi del Club Med. L’Irlanda prima di entrare nell’occhio del ciclone aveva, con un ottimo  25% di rapporto tra debito pubblico e Pil, una situazione del tutto invidiabile, specialmente pensando al nostro 103%.

Cosa è successo allora, dal 2007 in poi?

Semplicemente lo Stato ha svenduto il destino delle generazioni future per salvare in toto le banche che non erano affatto il sintomo del male, bensì la causa. Lo stesso è accaduto più o meno nel Regno Unito, dove la crisi sarà pagata principalmente dai lavoratori e studenti.

Infine, le cose non sono andate meglio sull’altra sponda dell’Atlantico, epicentro di questo terremoto di carta e storicamente più sensibile ai bisogni delle lobbies, dove è andato in scena il grande bluff.

La logica del “Too big to fail” è fin troppo simile alla legge del pesce grande che mangia quello più piccolo. Negli USA, mentre molta gente non ha ancora un lavoro, fa a cazzotti per un sussidio statale o è costretta a pagare un mutuo quasi doppio rispetto al valore reale della “propria” abitazione, le banche, il mondo della finanza in generale hanno messo i loro artigli sui destini dello Stato acquistandone il debito. Sono diventati di fatto gli azionisti di maggioranza, con il denaro messo a disposizione dalla Fed a costo zero e, soprattutto, grazie alla liquidità fornitagli dal piano salva-banche congegnato dall’ex ministro del tesoro statunitense Henry Paulson e già vice-presidente di Goldman Sachs!. Ironia della sorte?.

Pochi giorni fa, l’asso del pallone e miliardario Eric Cantona ha lanciato un’improbabile campagna contro il sistema bancario, allo scopo di ritirare tutti i risparmi e di mettere così in ginocchio il “Sistema”. L’ipotesi è suggestiva certo, ma non credo possa dare una risposta immediata e concreta ai problemi della gente. Una risposta la stanno dando, invece, le migliaia di studenti di tutta Europa che hanno imparato la lezione e sono scesi in piazza a manifestare contro una politica che sta sempre dalla parte dei più forti!.

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Gli uomini cinesi guardano all’Occidente

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Gli uomini cinesi guardano all’Occidente

Posted on 09 December 2010 by michele.l

Il presunto materialismo delle donne cinesi starebbe mettendo fuori causa gli uomini cinesi e guidandoli tra le braccia delle donne occidentali

Tiffany Tan approfondisce.

“L’uomo cinese desidera la donna occidentale” è il titolo di un post  pubblicato online da Li Lei , nel quale ha chiesto se qualche “donna occidentale (a Pechino) fosse aperta ad una relazione a lungo termine e seria con un ragazzo cinese”. E per “a lungo termine e seria”, Li intende matrimonio.

I matrimoni tra cinesi e donne occidentali in Cina sono sensibilmente meno che non viceversa, dunque, perché Li sta prendendo la strada meno battuta?

Dopo aver studiato per cinque anni tra il Regno Unito ed i Paesi Bassi, il trentenne Beijinger ha scoperto che preferisce la personalità delle donne occidentali europee. Egli le considera più indipendenti rispetto ai loro omologhi cinesi, meno ragazzine e più semplici.

Li pone maggiore enfasi su quest’ultimo attributo.

“Questo è qualcosa che amo molto. Se vogliono qualcosa, devono solo dire”, dice con un buon accento inglese, la sua faccia da ragazzino s’illumina. “Anche se è la natura di una donna di volere qualcuno per realizzarsi, il fattore chiave è l’accordo”.

Oltre a scritti personali, la società responsabile commerciale del progetto partecipa anche con speed-dating incontri fra stranieri e frequenta eventi di networking internazionale.

Tony, un nativo di 28 anni di Hunan, che ha chiesto di non usare il suo vero nome, è anch’egli appassionato di donne occidentali.

Dopo due relazioni serie con donne cinesi, in cui si è esasperato cercando di capire il motivo per cui le sue fidanzate fossero turbate ed ha deciso due anni fa che una nordamericana o donna europea  lo avrebbero soddisfatto meglio.

“Lascia incontrare le preferenze,” ricorda pensando a quel punto. Tony ha lavorato come analista di dati in una multinazionale per cinque anni e ha interazioni regolari con donne straniere collaboratrici.

La preferenza di Tony e Li per le donne occidentali, gli uomini dicono, è dovuto anche al crescente materialismo delle donne cinesi e la pressione per regale un nuovo appartamento ad una sposa.

“In questa situazione, una ragazza straniera dirà: “Ok, siamo in grado di sposarci prima di avere una casa. Possiamo lavorare insieme per acquistare una casa. Non c’è pressione su di te. Entrambi possiamo sopportare questo’”, Tony dice, citando conversazioni con donne straniere conosciute.

Li punta i riflettori sui neo-sposi e dice che “la possessione è qualcosa che distorce l’amore in Cina”.

I gusti di Li e di Tony in quanto a donne potrebbero metterli in minoranza, ma il loro numero sta crescendo, così come il numero maggiore di donne straniere che si recano in Cina e di uomini cinesi che imparano lingue straniere ed hanno esperienze di vita all’estero.

Fishbowl Events, un gruppo di Pechino gestito da stranieri e noto per i suoi incontri speed-dating, ha osservato un marcato aumento di maschi cinesi partecipanti negli ultimi anni.

“Nel 2007 abbiamo avuto circa il 20 per cento degli uomini cinesi”, afferma Ola Zdzarska, co-proprietario di Fishbowl. “Ora è il 40 per cento.

“Alcuni di loro sono molto concentrati sulle ragazze straniere. Quando vedo (valutazione) le carte dopo lo speed dating, vedo che non prendono sul serio le ragazze cinesi, perché vogliono solo incontri con ragazze straniere”.

Tristin Tang, 35 anni, non avrebbe mai immaginato un appuntamento con un occidentale, e tanto meno sposarne una. Egli era intento a completare il suo dottorato in farmacologia, quando ha incontrato la nipote del suo collega di lingua americana durante una vacanza a casa sua in provincia del Sichuan, nel 2005.

Cinque anni dopo, lui e Christina Gabe di Denver, Colorado, si sono sposati e hanno cresciuto tre ragazzi a Pechino.

Tang e Gabe, dicono che la gente spesso li scambiano per un turista americano e la sua guida, mostrando la comodità di essere entrambi amanti e amici.

“Ci sono simili in molti modi”, dice Gabe, 33 anni, un ex volontario del Corpo di pace e ora insegnante in una scuola di inglese. “Entrambi abbiamo un senso dell’umorismo molto secco, siamo entrambi interessati alla scienza, come la biologia fu la mia passione”.

Continua Tang: “Entrambe amiamo le attività all’aperto, come la mountain bike, il campeggio, il trekking e giocare a calcio.

La coppia dice che colmare le differenze culturali rimane una sfida – come il modo di vestire troppo un bambino, e come trattare un raffreddore – ma questo li ha resi più attenti nel comunicare in modo efficace.

“Sapendo che abbiamo due lingue diverse è una specie di forzatura che ci ha fatto comunicare di più, mentre le coppie che parlano la stessa lingua, danno per scontato che le cose siano comprese”, dice Gabe. “In qualche modo, credo che questo sia stato un vantaggio.”

Moglie e marito sono sulla strada giusta, sulla base dei fattori che gli psicologi dicono di fare per un matrimonio di successo.

“Ogni rapporto è fatto dalla curiosità, dalla comunicazione e l’apertura di imparare e la volontà di accettare”, dice il dottor Alfred Chambers, uno specialista in consulenza matrimoniale al Pechino United Family Hospital ed in diverse cliniche.

“Ma quando ci sono culture diverse, ci sono più cose da imparare e quindi abbiamo bisogno di più curiosità, accettazione e pazienza.” dice, sottolineando che è un processo che dura tutta la vita.

Prima che una coppia si sposi, Chambers dice che è importante discutere dei temi cruciali quali: i ruoli e le ipotesi di base per quanto riguarda i genitori, i soldi, sesso e famiglia, tra parenti acquisiti.

I ruoli tradizionali e le aspettative sono due motivi per cui ci sono meno unioni tra uomini e donne cinesi occidentali.

“Una donna occidentale non è adatta al ruolo tradizionale di una moglie cinese”, che comprende di essere obbediente al marito e suoceri per dare loro rispettabilità, dice Chambers, che ha lavorato a Taiwan e nel continente per un decennio.

“Tradizionalmente, un uomo cinese desidera una donna che è più sottomessa, ascolta e segue il suo genere di compiti – che si tratti di cucina o di sesso”, dice lo psicologo. “Le donne occidentali saranno più aperte, aggressive ed assertive sessualmente”.

Uomini come Li Lei e Tony possono essere diversi nelle loro prospettive di frequentazione, ma in altri modi rappresentano solo il ragazzo cinese medio.

Entrambi sono abbastanza timidi per fare nuove conoscenze. Hanno genitori che preferiscono ancora un cinese come nuora, a causa del divario tra lingua e cultura.

Ed alla fine della giornata, ogni uomo vuole solo trovare la donna che fa per lui.

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Attenzione!, gli Hooligans sono tornati

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Attenzione!, gli Hooligans sono tornati

Posted on 02 December 2010 by michele.l

Al di là del titolo, la verità è che gli Hooligans non hanno mai lasciato l’isola britannica. Ricordate le critiche del Presidente della Fifa, Blatter, sull’episodio degli scontri in occasione del match tra Italia-Serbia e la dichiarazione relativa al modello inglese, “Questa è una grande eredità che avete lasciato al mondo”?.

Bene, ieri sera, in seguito ai quarti di finale della Carling Cup tra il Birmigham city ed il West Ham, le tifoserie hanno dato vita ad un’invasione di campo e sono venute in contatto, mandando 14 persone in ospedale, tra cui diversi agenti. E’ un segnale preoccupante per le autorità inglesi, candidate ad ospitare i Mondiali di calcio del 2018, perché non è affatto un episodio isolato. Mi vengono in mente, infatti, per chi non lo sapesse, i tafferugli di Manchester per la finale di Europa League del 2008, scatenati dai tifosi dei Glasgow Rangers, e quelli tra i supporters del Millwall e gli odiati rivali del West Ham del 2009, solo per citarne i più recenti e qui sotto in video. Con questo post, non voglio sminuire il lavoro fin qui svolto dagli Inglesi, i quali hanno avuto il merito di arginare ampiamente il fenomeno Hooligans, secondi a nessuno in quanto a violenza, attraverso due cose: l’autorità delle Istituzioni britanniche e la certezza della pena, deterrenti scandenti o del tutto assenti in Italia. Esterofilia a parte, credo che solo questo sia ciò che il nostro Paese dovrebbe ereditare dal resto d’Europa.

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Per tutti i giovani non più disposti a tutto, l’appuntamento è domani alle ore 18 in piazza Montecitorio

Posted on 10 November 2010 by michele.l

Finalmente la Generazione X sembra essere uscita dal torpore. Nelle scorse giornate alcune delle maggiori città italiane sono state letteralmente tappezzate da manifesti e banner da parte di un movimento chiamato “Giovani disposti a tutto“. Non è dato sapere la natura di tal movimento, francamente è la parte meno interessante, specialmente per chi è stanco dei tatticismi della politica e delle leggi ad personam. Finalmente, è stato rotto un silenzio assordante che coinvolge la parte più giovane, dunque, il futuro di questo Paese. Le proposte e le critiche possono essere, democraticamente, espresse al sito www.giovanidispostiatutto.com . Per domani, 11 Novembre, sono previste manifestazioni a Roma, ore 18 in piazza Montecitorio, a Firenze ed a Napoli. Il mio invito è alla partecipazione, superando le classiche divisioni ideologiche fra destra e sinistra, retaggio di una cultura ampiamente anacronistica e da guerra fredda. Dal canto mio, vorrei proporre di inondare, letteralmente, con immagini e loghi del movimento, le caselle di posta elettronica delle agenzie del lavoro e di quelle aziende che pubblicano annunci scorretti, al fine solo di  sfruttare il dipendente e di eludere il cuneo fiscale. Lo scopo potrebbe essere l’adozione, finalmente, di un codice di deontologia professionale e di uscire da questo fiacco torpore che getta alle ortiche le menti più fresche di questa società. Ci vogliono togliere la dignità, i sogni ecc., ci hanno già tolto una pensione decorosa; perché aspettare?. Si vive nel presente ed il futuro inizia oggi.

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To B. or not to B.?

Posted on 28 October 2010 by michele.l


Ci siamo appena ripresi dalla vicenda della, ormai, celeberrima Casa di Montecarlo, affare di Stato condito con tanto di spy story ai Caraibi e traffico internazionale di cucine, che il nostro paladino della Giustizia è riuscito a focalizzare l’attenzione sulla soluzione delle “assoluzioni”, l’Uovo di Colombo, insomma, che, a detta di molti, risolverà  i mali di questo Paese, minacciato, a quanto pare, anche da un imminente golpe comunista. A voler essere seri, basta solo dare un’occhiata alla rassegna stampa internazionale per capire di essere l’unico Paese al mondo, specie in questo frangente, ad occuparsi, con tutto il rispetto, del futuro, anzi no, del passato di un ultra settantenne. Saranno i primi effetti della “riforma” pensionistica?. Bah. Ad altre latitudini nel frattempo, il Washington Post, sebbene gli USA siano nel bel mezzo di una decisiva campagna elettorale o forse proprio per questo, ha trovato il tempo e lo spazio per scrivere a caratteri cubitali ed in prima pagina qualcosa come “Un accordo con BMW significa 1000 posti di lavoro in S. Carolina”, mentre, dall’altra parte dell’oceano, in Gran Bretagna, dove non ci sono elezioni al momento, la politica ed il totale dell’opinione pubblica hanno concentrato i loro occhi sulla legittimità dei tagli alla spesa pubblica, quindi sul diritto al sussidio all’abitazione, ovviamente sul tema dell’occupazione ed infine, ma non ultimi, sugli squilibri sociali in toto che via via si stanno acuendo a causa della crisi. Per capirci, il dibattito è talmente elevato che il Ministro del Lavoro e delle Pensioni è finito al centro di contestazioni, anche a mezzo stampa, per una questione, diciamo così, di tatto e solo per essersi rivolto con un “get on the bus” verso coloro i quali sono rimasti senza un impiego, invitando così i propri concittadini a darsi da fare di più per trovare un’occupazione, a tollerare, in breve, quei sacrifici che migliaia di pendolari italiani fanno da anni, quotidianamente, viaggiando in treni e stipati come bestie pur di arrivare, puntualmente, sul posto di lavoro. Mal comune mezzo gaudio?. Certamente, no. Infatti, la sola cosa che ci accomuna al mondo anglosassone è un premier oggetto di critiche, ma anche qui, a ben vedere, le differenze sono di carattere sostanziale, perchè l’obiettivo del collega britannico, solo il tempo gli darà ragione o torto, è quello di fare del Regno Unito il luogo migliore al mondo dove poter investire in futuro. Tornando, invece, al nostro settantenne, cos’altro potrà mai sognare uno a quell’età, se non di ritardare, egoisticamente, il giorno della propria fine?. Per concludere e riallacciarmi al succo della questione, vogliate scusarmi in anticipo per la volgarità, vorrei farvi solo notare che fare la cacca è normalissimo, fermarsi a guardarla un po’ meno.

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Yes, We cannabis

Posted on 25 October 2010 by michele.l

In questi giorni anche il Times, simbolo della sobrietà inglese, s’interroga sulla possibilità di legalizzare l’uso delle cosiddette droghe leggere. Il dibattito ha preso piede nello Stato della California, il quale, per scongiurare il pericolo concreto di bancarotta, sta valutando l’ipotesi, attraverso un referendum, di consentire l’uso controllato della marijuana. La cosa che sorprende di più  della vicenda è che una proposta del genere venga da un Paese tradizionalmente puritano come gli Stati Uniti. I fatti parlano chiaro, l’impiego crescente di mezzi e risorse, che gli USA e, soprattutto, la California non possono più permettersi, ha prodotto scarsi risultati. In effetti, è una guerra impari, qualcuno direbbe asimmetrica, dove lo spazio riconquistato alla legalità viene immediatamente rioccupato da una nuova organizzazione criminale nazionale o straniera che sia. A questo punto mi chiedo e vi chiedo, francamente, se non sarebbe il caso di legalizzare l’uso delle droghe meno nocive, allo scopo di sottrarre risorse preziose alla mafie ed alle organizzazioni criminali di tutto il mondo?. A vantaggio di questa tesi vi voglio fare alcuni esempi. Prendiamo anche l’oppio, esso scostituisce la principale risorsa di finanziamento dei Taliban, ma allo stesso tempo è anche uno dei prodotti più usati a scopo farmaceutico. Dunque, non sarebbe il caso di consentire la produzione legale del papavero come forma di sostentamento ai poveri contadini afgani, a cui nulla è rimasto se non una parola vuota, chiamata democrazia?. Per quanto riguarda poi l’Italia, il problema ha assunto ormai una connotazione nazional-popolare, dove politici, professionisti, impiegati, artigiani, operai, casalinghe, studenti ecc. si concendono qualche “vizio”, in barba ad una morale perbenista ed ad una legge, se non sbagliata, praticamente inutile. La legge Fini-Giovanardi ha mostrato tutti i suoi limiti nell’aumento crescente dell’uso, ad esempio, della cocaina e si pensi solo ad una città come Napoli, dove vi è il più grande mercato all’aperto della droga d’Europa, tanto per citare Saviano. Del resto, il proibizionismo non ha fatto  molta strada, da Al Capone al referendum californiano. Alla luce dei fatti appena illustrati, credo di potermi dichiarare a favore della produzione e della vendita legale di talune droghe, sull’esempio olandese di Amsterdam, dove il commercio di tali sostanze non solo assume un’aspetto decoroso, ben lontano da quello di molte strade italiane, ma è anche una fonte di guadagno per l’intera comunità. Yes, We cannabis.

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NAPOLI-IMMONDIZIA

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Cartoline dall’Italia, vedi Napoli e poi…muori

Posted on 21 October 2010 by michele.l

Dopo i fatti di Genova, ecco l’informativa che il sito ufficiale del Liverpool FC, su segnalazione del Console britannico, rivolge ai tifosi dei Reds, giunti a Napoli in occasione della partita di Europa League di stasera:

“Le rapine, purtroppo, sono comuni in città, soprattutto nei pressi del centro storico, dove uomini e ragazzi a bordo di scooter prendono di mira borse o elementi di evidente ed alto valore, come orologi, gioielli ecc. Si consiglia inoltre di prestare attenzione quando si attraversa la strada a causa delle buffonate di guida della gente del posto. Ancora, siate consapevoli che in ogni momento, quando si cammina lungo i marciapiedi, scooter e ciclomotori possono avvicinarsi da dietro”. Ed ancora, “Si consiglia di stare vicino alle principali aree della città e non passeggiare per strade e vicoli secondari, rimanendo se possibile in gruppi”… Lo Stadio San Paolo è stato costruito nel 1959, con grandi lavori di ristrutturazione nel 1989. Tuttavia sembrerebbe, dopo la nostra visita allo stadio, che tutto appare deciamente usurato. Lo stadio ha una capacità di 60.240 e la sezione riservata ai tifosi è completamente recintato con rete metallica. I servizi igienici sono di un livello ragionevole, anche se si deve essere consapevoli che, oltre agli orinatoi, ci sono <solo buchi nel terreno> e lo stesso vale anche per quello delle signore… Il settore ospiti è abbastanza ripido e si prega di fare attenzione perchè non ci sono corrimano sulla scala centrale. Precauzioni dovrebbero essere adottate da tutti i tifosi durante la salita e la discesa da questi passaggi”.

Insomma, l’ennesima cartolina dall’Italia, dopo la “monnezza” di questi giorni. Ma il turismo e la sicurezza non dovevano essere tra i cavalli di battaglia di certa politica italiana?

http://www.calcionapoli1926.it/notizia.asp?id=40558

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fortapasc

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Giancarlo Siani, inviato di guerra a Fortapasc

Posted on 23 September 2010 by michele.l

Il 23 settembre del 1985, 25 anni fa, moriva ammazzato dalla Camorra, a soli 26 anni, Giancarlo Siani. Giancarlo era un giornalista-giornalista, inviato di frontiera al Fortapasc, nel feudo camorristico di Torre Anniunziata. Il lavoro di Siani, a differenza di quello dei giornalisti-impiegati, vedi lo stesso Saviano, di cui peraltro nutro grandissima stima, non si basava solo su ricerche di tipo blibliografico o sugli atti delle procure; la sua era una presa diretta, come per gli inviati di guerra, dove, oltre alla conta dei morti, s’indagava, si batteva il territorio, si facevano gli scoop e, non ultimo, si rischiava la vita. Fatale gli è stata la scoperta, come per i giudici Falcone e Borsellino, della collusione dello Stato con i signori del racket e della droga, in modo particolare, nel momento d’oro della ricostruzione all’indomani del terremonto dell’80. Non si meraviglino, dunque, i nostri amici abruzzesi, ho visto gente, tra cui mia nonna, vivere nei prefabbricati per più di dieci anni!!! Giancarlo era un sognatore e questo faceva paura perchè, come scrisse Danilo Dolci nella poesia qui sotto riportata, “ciascuno cresce solo se sognato”. Detto ciò, dopo 25 anni, amaramente, dobbiamo ammettere che sono ancora in pochi quelli che hanno iniziato a sognare.
Fortapasc è anche un film di Marco Risi (2009, vedi locandina sopra), il quale racconta gli ultimi giorni di vita del giornalista.

Ciascuno cresce solo se sognato

di Danilo Dolci

C’è chi insegna

guidando gli altri come cavalli

passo per passo:

forse c’è chi si sente soddisfatto

così guidato.

C’è chi insegna lodando

quanto trova di bello e divertente:

c’è pure chi si sente soddisfatto

essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere

l’assurdo che è nel mondo, aperto ad ogni

sviluppo ma cercando

d’esser franco all’altro come a sé,

sognando gli altri come ora non sono:

ciascuno cresce solo se sognato.


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Non fare il pollo!

Posted on 20 September 2010 by michele.l

L’altra sera, sfogliando uno dei tanti volantini della grande distribuzione, che spesso troviamo spesso nella nostra buca delle lettere, ho notato con sorpresa che un pollo intero potesse costare meno di 2 euro. A questo punto, vi verrebbe da dire: ” beh, cosa c’è di strano? guarda ‘sto sfigato che va pensando!”. Ed invece si, la cosa mi ha incuriosito tanto da spingermi a fare delle ricerche, le quali mi hanno svelato delle cose, forse ai più già note, per nulla  rassicuranti. Insomma, la Comunità Europea, la mamma, i dottori o, che ne so, la maestra ci hanno sempre, con ragione, detto che il fumo, l’alcool, le droghe, il non utilizzo delle cinture di sicurezza o del casco e via dicendo sono delle cose nocive alla nostra salute, ma nessuno ci ha mai detto che anche le cose più banali che quotidianamente ingeriamo possono avere i loro scheletri nell’armadio. Tornando alla domanda inziale, come fa un pollo a costare al dettaglio meno di 2 euro?; possibile che nelle sua, seppur breve, esistenza non abbia consumato , per esempio, almeno una quantità di magime superiore a quell’importo?. Per capire come tutto ciò sia possibile, bisogna ripercorre le tappe di questa, credetemi, fabbrica degli orrori. In particolare, stiamo parlando di vero e proprio prodotto che di naturale non ha proprio un bel niente, a partire dal nome COBB 500, la razza più diffusa e “brevettata” dalla omonima Cobb Breending Company. Il prodotto vive solo 45 giorni ed allevato secondo un sistema industriale, chiamato integrato, il quale comprende diverse fasi, tra le quali la produzione della gallina ovaiola, l’incubazione delle uova, la produzione dei pulcini, il macello, la lavorazione ecc..

Dunque, i detti “animali” vengono alimentati notte e giorno a ciclo continuo, grazie all’illuminazione artificiale, e versano, per tutto il tempo, in condizioni igieniche terribili. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno con l’ausilio di antibiotici contenuti nei mangimi. Per i virus il discorso è diverso,  infatti, come tutti sanno, non esistono farmaci; da qui l’uso di vaccinare le bestie, il quale, però, contrasta solo le manifestazioni patologiche dei virus, senza l’eradicazione degli stessi dall’organismo dell’individuo malato, così che, vengono comunemente commercializzati polli appartemente sani, i quali sono, in realtà, delle vere e proprie bombe batteriologiche. Ricordate l’ultima e tanto temuta influenza aviaria!?. A tutto ciò va aggiunto che vengono quotidianamenti nutriti con mangimi a bassissimo costo come OGM, farine di sangue e/o di pesce, PCB, oli esausti, grassi di origine animale ecc. Ecco perchè, una volta cotto e raffreddato, il “prodotto” presenta quel caratteristico odore di pesce.

A questo punto, vi chiederete dei controlli. Beh, i controlli ci sono, non vi preoccupate; per legge sono sufficienti quattro su ogni milione, si ho detto milione!, di esemplari allevati.

Buon appetito!

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Farfalla copia

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2012, la fine del mondo o la fine di un mondo?

Posted on 06 September 2010 by michele.l

Forse non accadrà nel 2012, forse non ci sarà mai un’Apocalisse per come l’abbiamo sin qui immaginata, ma la fine di un mondo sembra davvero annunciarsi. Al di là dell’undici settembre, delle bolle finaziarie, delle guerre in medio oriente, dei disastri ecologici, tutto di per sé già abbastanza, quello che dovrebbe maggiormente preoccupare è la generale mancanza di idee e la deficienza di attributi di un’intera classe dirigente. E’ disarmante vedere colui che rappresenta la nazione più potente del mondo sorridere nervosamente dinanzi alle telecamere, nel tentativo di tranquillizzare il suo popolo ed il mondo intero sull’ora della venuta di un possibile cambiamento. La bulimia a stelle e strisce ha lasciato il posto ad un essere obeso che fa fatica a rialzarsi, schiacciato al suolo dalla gravità di un debito aggregato che peserà a lungo sulle spalle delle generazioni future e le soluzioni sin qui adottate, sinceramente, non fanno che minare ancor di più la fiducia nelle istituzioni e nei principi che hanno la pretesa di rappresentare. Il lupo per fame è uscito dal bosco recita un proverbio e la logica del “Too big to fail” è fin troppo simile alla legge del pesce grande che mangia quello più piccolo, dimostrando, una volta in più, l’essenza del sistema rappresentativo che abbiamo sin qui sperimentato: una sofisticata oligarchia di tipo lobbistico, bramosa di soddisfare nient’altro che gli stimoli del proprio ventre. Mentre molta gente non ha ancora un lavoro, fa a cazzotti per un sussidio statale o è costretta a pagare un mutuo quasi doppio rispetto al valore reale della “propria” abitazione, le banche, il mondo della finanza in generale, insomma, i lupi di cui parlavo prima, hanno messo le loro zampe sui destini dello Stato, acquistandone il debito, diventandone così, di fatto, gli azionisti di maggioranza, con il denaro messo a disposizione dalla Fed a costo zero e, soprattutto, grazie alla liquidità fornitagli dal piano salva-banche, congegnato dall’ex ministro del tesoro statunitense Henry Paulson, già presidente di Goldman Sachs!. Ironia della sorte?. Oltrepassando la frontiera americana, non è che le cose vadano per il meglio, anzi, da una parte giovani e prestanti potenze più o meno democratiche si affacciano alla Storia e dall’altra un’Europa complessata e piegata dal peso degl’anni, ma tutti accomunati nella volontà di difendere vecchi e nuovi privilegi e pronti ad usare il manganello nei confronti del primo che non si arrende a non pensare. Adesso, ci dicono che l’ultima frontiera è l’ecologismo, il nuovo ismo che fa rima con conformismo. Dopo la New Economy e gli errori ad essa connessi, l’economia ha la pretesa di diventare green, con l’ambizioso progetto di rimediare ai cambiamenti climatici in atto. Riusciranno i nostri eroi in tale impresa?. Dopo non essere stati in grado di far pulizia nel salotto di casa, saremo capaci di ripulire un intero pianeta? Soprattutto, chi pagherà il conto questa volta?. A proposito, pochi giorni fa, il nostro amico Gheddafi è venuto in Italia a riscuotere un vecchio credito, dovuto per far sparire i profughi ed i disperati dell’Africa dalle coste italiane, insomma, nuove idee e soluzioni sperimentate già, con esiti catastrofici, durante gli ultimi giorni della Roma imperiale per fronteggiare le Invazioni barbariche, sebbene anche i Rom abbiano presentato il conto nella moderna Francia di Sarkozy. A questo punto non resta che consolarci con il mito della longevità, della vita quasi eterna. 100, 110 anni, forse di più, presto ci daranno tutto il tempo per goderci la nostra magra pensione, seduti soli soletti al parco con il nostro Ipad made in China nell’orecchie. Già, soli perché sarà difficile dividere la nostra vita in appartamenti formato scatola da 5000 euro al metro quadro, soli perché non sapremo a chi lasciare i nostri figli nelle ore di lavoro che si allungano e con i salari che si rimpiccioliscono, soli perché la solitudine, figlia del nichilismo di questi anni, sarà il male oscuro di questo secolo. A questo punto, credo che occorra fare un bilancio e mi scopro d’accordo con gli esperti che danno numeri come al Lotto, nella necessità di tagliare…di tagliare qualche testa.

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