Arrangiamole

Arrangiamole

Posted on 07 November 2010 by ivana.c

Si torna a parlare di prostituzione e di case chiuse, cioè d’impacchettare la prostituzione al chiuso

delle apposite case, che la legge Merlin del 1958 ha abolito facendo compiere alla storia dei diritti

umani un fenomenale balzo in avanti di quelli  nessuno si era neanche mai sognato dai tempi dei

lupanari.  La tenacia della senatrice, che ammicca sorridente di un sorriso d’altri tempi da mamma

e donna d’altri tempi, dalle belle foto che la ritraggono, è riuscita in un’impresa che si rivela tanto più

mitica, elevata e quasi poetica in un paese come l’Italia, in quanto furono possibili commenti, come

quello di Montanelli, che in essa vedeva minate le fondamenta della patria della fede e della famiglia:

quanto monumentali e quanto marce queste possano essersi rivelate è infatti sotto i nostri occhi, forse

sarà colpa della legge Merlin. Insomma negli altri paesi le case funzionano, le prostitute pagano le tasse,

come qualunque onesto lavoratore, solo in Italia bisogna vederle per strada a scandalizzare i bambini,

tuona la leghista Carolina Lussana, lamentandosi del ddl Carfagna che alla fine, dopo tanto strepito, vietò

la prostituzione per strada con multe e perfino la galera, ma si guardò bene dal consentire la riapertura

delle case chiuse, fatto che fino all’ultimo non fu per niente scontato, come per niente chiari furono in merito

i pareri della Carfagna, la quale comunque oggi dichiara inammissibile il regresso verso una simile barbarie;

in un paese che era riuscito a sbarazzarsene ndr, dimostrandosi almeno in una cosa migliore degli altri. Ma per

Lussana e compagnia  leghista, il meglio sembra essere nemico del bene, e il bene sono le vagonate di euro di tasse

che cotanta nobile attività dovrebbe scaraventare nelle languenti, e languide casse dello Stato, magari al posto

delle vagonate meno languide ma più consistenti delle migliaia e migliaia di evasori onesti che con la loro evasione,

a quanto pare non scandalizzano nessuno. Intanto i bambini italiani  continuano ad essere gli unici a non

scandalizzarsi davanti alle signore scollacciate che fanno le belle statuine in strada, ma in posti come Germania,

Svezia e altri eden dell’emancipazione femminile, davanti alle belle statuine patinate in vetrina ormai da un pezzo

non si scandalizza più nessuno.  E finché in questione non sarà lo scandalo ma la dignità della donna, e non la manciata

di euro nelle casse di uno Stato che dovrebbe fare il pappone senza essere Pantalone  (parola cara ai leghisti) ma il

lavoro soprattutto per le donne, la questione verrà sempre trattata in modo qualunquistico e demagogico, oltre

che naturalmente strumentale, e mentre l’impagabile monito di Totò ad arrangiarsi ha prodotto solo qualche sana

risata, la volontà proterva e misogina di queste “nuove”  forze reazionarie di arrangiare un po’ di apposite donne in

apposite case alla mercé di uomini per niente appositi e di uno Stato-cassa di sesso indiscutibilmente maschile,  fa

piangere.

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Germania, immigrazione integrazione e confusione

Germania, immigrazione integrazione e confusione

Posted on 31 October 2010 by ivana.c

Le recenti affermazioni di Angela Merkel sul fallimento del multiculturalismo non possono

essere facilmente confuse con le rinverdite esaltazioni nazionalistiche in voga da altre parti,

né liquidate con commenti altrettanto facili sull’esigenza dela Cancelliera tedesca di

raccattare consensi. La questione è molto seria, quantomai scottante e quantomai urgente.

La Merkel ha sollevato in modo serio, realistico e disincantato una faccenda trattata più

spesso in modo puramente ideologico o svilita con uscite da operetta.  Un’affermazione del

genere è pesante ed anche impegnativa, specialmente in un paese che aveva puntato sul multi-

culturalismo come modello per le migliori prospettive d’integrazione.  Se sia un modello fallito,

o solamente frainteso, applicato male, o semplicemente sbagliato, non è sentenza da lasciare ai

posteri se non altro per l’impellenza sempre più pressante, ma non è certo sentenza da poco.

Certo è che se questo modello in Germania ha fallito, per prima cosa sarebbe necessario stabilire

che cosa ha significato in Germania la parola multiculturalismo, che cosa si è inteso con questo

termine e come si è creduto di renderne effettiva la sostanza.  Perché se si è creduto di fare multi

culturalismo consentendo a uomini musulmani di picchiare mogli e figlie secondo le regole della

sharìa o di tappare figlie scalpitanti in casa,  non concedendo il divorzio chiesto dalle donne et

similia, forse in effetti il multiculturalismo lo si è anche fatto,  quella che non si è fatta è l’integrazione.

Tant’è che la maggioranza degli immigrati, anche di seconda generazione, in maggioranza turchi e arabi,

in Germania vive in isole dentro le città, non ha imparato il tedesco neppure dopo svariati decenni, e non

ha relazioni significative con la popolazione tedesca, se si eccettua quello che pare sia il nuovo fenomeno

degli adolescenti turchi schierati contro i coetanei tedeschi e viceversa, si suppone.  Se  per multiculturalismo

s’intende la convivenza tra culture diverse coniugando rispetto reciproco e dialogo, c’erano ben altre azioni

positive da mettere in atto, e resterebbe sempre da chiarire se il risultato possa definirsi integrazione, o una forma

d’integrazione.  Inutile e perfino deleterio pretendere adesso la perfetta conoscenza della lingua tedesca per trovare

lavoro, e simili tentativi di porre rimedio, rimedio che rischia di essere peggiore del male.  La verità è che se il

concetto di multiculturalismo cade nelle spire dell’ideologismo, ciò è quanto di peggio possa accadergli, reciprocità

e dialogo non possono che andare a farsi benedire, come di solito accade quando i concetti e i fatti di cultura e

integrazione tra culture finiscono nel calderone del relativismo, in agguato dietro questa versione del multi

culturalismo e dietro tutta una serie di versioni dei fatti culturali, storici e religiosi. Vivaddio la Merkel parla

chiaro, ciò che non è altrettanto lucido probabilmente è il suo pensiero, e il vero pensiero non solo politico e

non solo tedesco, non sul multiculturalismo ma sull’integrazione.  E non conviene certo in simili faccende fare

affidamento su un contromovimento di atto e pensiero politico dal basso, queste sono faccende che vanno ben

studiate e regolamentate nelle stanze dei bottoni, in attesa che la storia dei popoli si confonda laddove può

confondersi, o si fonda laddove può fondersi.

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Nobel pericolosi: la moglie di Liu Xiaobo è agli arresti domiciliari

Posted on 12 October 2010 by ivana.c

Quanta prigione per un Nobel, ma tanto rumore non sembra essere nulla, nella Cina delle Beffe.  Nobel sbagliati, Nobel

strani, Nobel sospetti, Nobel intempestivi, ce ne sono stati nella storia del prestigioso premio, ma questo non sembra

aver scalfito l’idea cinese di Nobel, un Nobel è sempre un Nobel,  e l’opinione dell’Occidente è sempre l’opinione

dell’Occidente, specie se uno è così ansioso di non occidentalizzarsi e anzi di dimostrare al cocciuto ma fruttifero

Occidente quanto cinese la propria opinione sia. Così il governo cinese, non sazio degli 11 anni di galera inflitti a

Liu Xiaobo solo per aver scritto e firmato con altri intellettuali Charta 08, un documento contenente varie richieste

orientate ad un processo di democratizzazione della Cina, ora confina la moglie Liu Xia agli arresti domiciliari,

guardata a vista e nell’impossibilità di comunicare per telefono. Tutto ciò era alquanto prevedibile, e poco male,

probabilmente ne vale la pena, anche se quando si tratta di commerciare diritti umani l’Occidente, qualsiasi cosa

significhi, non si è mai mostrato altrettanto sensibile.  Il paese dei laogai e di Confucio, della roba farlocca e taroccata

e dell’arte iperraffinata, del capitalismo selvaggio comunista, degli imprenditori munifici con gli italiani e feroci

coi paesani, di Mao e delle signorine che delizia, si prende ormai, in modo assolutamente inconsapevole,  gioco di se

stesso, ben prima di prendersi ben consapevolmente gioco dell’amato-odiato Occidente, con risultati a dir poco

tragicomici, destinati ad essere sempre più tragici e sempre meno comici.  Il cambiamento in senso democratico

auspicato da Liu Xiaobo come graduale e non violenta evoluzione verso una forma di governo e di vita civile

rispettose dei diritti umani, era l’ultima carta per l’audace quanto incauto gigante orientale, il quale però di questi

suggerimenti non ne accetta, il che sarebbe niente, di questi suggerimenti ne fa ottimo uso per spedire un uomo in

galera per 11 anni, marchiandolo come criminale, se poi quest’uomo è di religione cristiana e chiede libertà religiosa,

c’è da ringraziare perché poteva andare peggio. In effetti viene da pensare che un po’ di rumore con questo Premio

Nobel è sempre meglio di nulla.

Ivana Cerchia

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La pillola Ru 486 fa altre due vittime

Posted on 04 October 2010 by ivana.c

La notizia è stata divulgata dal New England

Journal of Medicine, ci sono altre due vittime

accertate, negli Usa, della Ru 486, la pillola

abortiva legalmente in uso anche in Italia dal

2009. Si tratta di due giovani donne, una di 29

anni morta nel 2008, una di 21 deceduta nel

2009. Entrambe sono rimaste vittime di un

grave shock settico, causato da Clostridium

Sordelli, a seguito della somministrazione della

Ru 486 con successiva somministrazione di

prostaglandine per via vaginale. E’ allo studio la

eventuale correlazione tra questo tipo di

somministrazione di prostaglandine e l’incidenza

della mortalità, ma al momento è raccomadabile

la somministrazione per via orale. Alcune delle

vittime di Clostridium Sordelli avevano però

ricevuto quest’ultimo tipo di somministrazione,

per ci al momento non esistono certezze riguardo

alla vera causa di questa gravissima

complicazione. L’unica cosa certa è che le vittime

accertate della Ru 486 sono finora almeno 31 in

tutto il mondo, ma in alcni paesi, come ad

esempio l’Inghilterra, il numero delle vittime è

controverso, in quanto pare ci sia una certa

reticenza ad ufficializzare il numero delle vittime

Questa nuova frontiera di progresso ed

emancipazione femminile comincia a rivelare

manifestamente ciò che era stato chiaramente

annunciato da molti esperti, che avevano

descritto da tempo gli effetti nocivi e la

pericoloistà della pillola.  Era comunque noto,

al momento della legalizzazione nel nostro

paese, che l’aborto farmacologico con la Ru 486

comporta un tasso di mortalità significativamente

più elevato di quello chirurgico.  La sottosegretaria

alla salute Eugenia Roccella ha invitato alla cautela e

forse anche il ricovero diventerà obbligatorio,

mentre finora le donne che hanno usufruito di

questo metodo abortivo se ne sono andate a casa

da sole ad “espellere il feto”, tra nausea, vomito e

dolori. Ma su quali altri altari, storici, scientifici,

idologici sia necessario sacrificare vite umane è

solo un’incognita pendente da decisioni e interessi che ancora

ci sovrastanocome faranno fintanto che il livello di conoscenza

e di consapevolezza medio delle persone resterà quello

che è. E quali vittime migliori delle donne. Meglio se

deboli, insicure, confuse,  povere, alla salute del progresso

e dell’emancipazione.

altari, storici, scientifici ed ideologici sia necessario

sacrificare vite umane

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Aung San Suu Kyi presto libera

Posted on 02 October 2010 by ivana.c

L’agenzia France Presse ha annunciato l’imminen

te liberazione dell’attivista politica birmana Suu

Kyi, leader della Lega Nazionale della Democra

zia, che si trova tuttora agli arresti domiciliari.

Aung San Suu Kyi, che nel 2009, verso la fine di

un lungo periodo di detenzione, era stata condan

nata ad altri tre anni di arresti domiciliari, a cau

sa dell’ospitalità data ad un sedicente attivista

che aveva raggiunto la sua abitazione a nuoto,

dovrebbe essere liberata poco dopo le prossime

elezioni politiche in Birmania, previste per il 7

novembre. Dopo la riduzione ad un anno e mezzo

dell’ulteriore pena inflitta ad Aung San Suu Kyi,

tempismo perfetto per la data delle nuove elezio

ni birmane, con Suu Kyi rigorosamente impossi

bilitata ad influenzare in alcun modo l’esito delle

elezioni. La cosa stupefacente è che Suu Kyi non

può candidarsi, in quanto vedova di uno stranie

ro, e tanta presumibile cautela da parte dei gene

rali birmani sembra dunque giustificata “soltan

to” dal grande carisma della sua personalità, dal

fascino delle parole e degli occhi di una donna,

tenuta in cattività da anni. Questo in un paese do

ve le elezioni sono poco più di una beffa con mi

riadi di partitini pressoché impotenti di fronte al

partito filogovernativo. Ma i generali hanno ragio

ne, Aung San Suu Kyi è pericolosa per loro, ci so

no persone e ci sono idee in grado di liberare

dall’inerzia quel poco meno e quel poco più che

può fare la differenza nella storia, Suu Kyi è un

messaggio vivente di libertà e di dignità.

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Reggio Calabria si schiera: contro la ‘ndrangheta

Posted on 26 September 2010 by ivana.c

Grande successo per la manifestazione svoltasi ieri 25 settembre a Reggio Calabria, la città si è raccolta in un folto corteo e ha testimoniato con fermezza il proprio no alla ‘ndrangheta. L’evento è stato organizzato dal giornale “Quotidiano della Calabria” diretto da Matteo Cosenza, all’indomani dell’attentato contro Salvatore Di Landro, procuratore generale di Reggio. La partecipazione è stata massiccia, con l’affluenza di persone anche dal di fuori della città e della regione, che si sono unite al flusso quieto e deciso della gente di Reggio sana e bella, che avverte ormai l’oppressione della criminalità organizzata come un giogo insopportabile e l’urgenza di manifestare per il proprio diritto a una vita libera e dignitosa. Un’iniziativa importante, emblematicamente organizzata da un quotidiano, un quotidiano locale, che tutti i giorni lavora proprio sull’informazione e sulla consapevolezza, che nasce dalla buona informazione. Del resto è in questa consapevolezza una grande speranza del sud, e nella coralità, nella solidarietà, nel rafforzamento dei legami creati da questi eventi s’intravede la grande forza potenziale insita in ogni vero movimento popolare.

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Burqa: la sottile violenza di uno strappo.

Posted on 23 September 2010 by ivana.c

La recente proposta della Lega di vietare in Italia l’uso del burqa e del niqab, indumenti che comportano la copertura integrale anche del viso, indossati dalle donne islamiche, sembra raccogliere più consensi che critiche, con trasversalità abbastanza sorprendente. Da esponenti di tutte le forze politiche giungono buone parole in favore della libertà e della dignità delle donne e secche critiche sull’usanza islamica quando non sulla religione che le detterebbe. Altri affermano che, dato che non è esattamente la religione a dettarle, se ne può tranquillamente fare a meno, nel senso improvvisamente e per legge, con tanto di multa. C’è anche chi tira in ballo la Francia, dove la proposta è già legge, come se un paese che espelle interi gruppi etnici potesse dare lezioni a qualcuno, ma a quanto pare Sarkozy docet. Pochi sembrano anteporre, semplicemente, il punto di vista di queste donne, alle suddette argomentazioni e alla norma stessa, presente anche nel codice italiano, che vieta di girare col volto coperto, come se il loro abito tradizionale, accettato o meno, voluto o meno, preferito o meno, per queste donne fosse una mascherata. E’ facile obiettare che naturalmente esse sono costrette a indossarlo, ma, a parte che questo non è necessariamente vero, perché in molti casi è più che sufficiente la forza della cultura e della tradizione d’origine a far scegliere a queste donne il proprio abbigliamento, ed è ben difficile dal di fuori stare a sindacare con quale e quanta libertà di spirito, peggio, anche nel caso fossero costrette, è davvero pensabile che da un giorno all’altro comincino a girare senza velo? E’ molto più probabile che comincino a restare chiuse in casa. I leghisti, che sembrano dunque essere gli unici a rendersi conto della portata drammatica della questione, ne sono ben consapevoli, e l’ennesima proposta, stavolta con l’inquietante aggravante dell’ambiguità generata dalle molteplici possibilità interpretative, coglie nel segno già solo come proposta, il segno della Lega e delle sue proposte è quello del disagio, della destabilizzazione, della discriminazione, preferibilmente per le minoranze ed eminentemente per quella islamica, mentre la possibiltà d’interpretazione delle sue proposte e dei suoi intenti in realtà è sempre una sola, ma chiara, schietta, quella del regresso e della tanto sbandierata devolution, che solo loro stessi hanno capito quanto devolution sia. L’alto valore drammatico dell’immagine di questo velo strappato con arroganza e impudicizia viene colto veramente da qualche sensibilità isolata, con proposte più ragionevoli, rispetto ad esempio al fatto di adottare ben altri dispositivi che favoriscano l’integrazione e la scelta consapevole delle donne anche di come vestirsi, e nel contempo praticare l’ingiunzione di scoprirsi il volto solo in caso di gravissimi sospetti o di situazioni limite. Ma, tristemente, in Parlamento abbastanza poche donne sembrano su questa posizione, che è anche quella della Chiesa Cattolica, la quale ancora una volta si distingue per profondità d’analisi ed equilibrio.

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Afghanistan: il rogo del Corano uccide a distanza.

Posted on 13 September 2010 by ivana.c

Il sacro rogo annunciato uccide a distanza e per giunta senza essere mai avvenuto, dopo la rinuncia del facinoroso pastore protestante americano che minacciava di dare alle fiamme alcune copie del Corano nella giornata dell’11 settembre, per protestare contro la costruzione di una moschea a Ground Zero, sul luogo dell’attentato alle torri gemelle. La provvidenziale rinuncia ha certamente evitato guai peggiori, ma non è valsa a scongiurare le prevedibili manifestazioni che le intempestive minacce hanno causato nei paesi islamici, una delle quali ha portato alla morte di due persone nel distretto di Baraki Barak in Afghanistan. Altre cinque persone sono rimaste ferite, a causa della reazione delle forze dell’ordine alle concitate proteste scatenatesi durante questa manifestazione. Il pastore ha desistito dopo le esortazioni del Ministro della Difesa e del Presidente Obama stesso, ma la portata di questa gravissima provocazione resta, come dimostra quanto avvenuto in Afghanistan, e compromette sconsideratamente tutti gli sforzi di quanti della pacificazione fanno un impegno costante. C’è da augurarsi che ben altre ispirazioni d’ora in avanti illuminino le guide religiose di tutte le fedi, perché, come dimostra il fatto stesso che sia stato toccato un punto nevralgico con questo gesto, è proprio forse in ben altre dimostrazioni da parte di semplici fedeli come di capi religiosi, che potrebbe essere contenuta una insospettabile forza di cambiamento e di pacificazione, uguale e contraria a quella contenuta nel nucleo d’inaudita violenza e arroganza di queste malaugurate minacce. In questo senso la presenza di una moschea proprio a Ground Zero, ciò che non è andato giù al pastore della Florida, avrebbe avuto un immenso valore simbolico, ma era fin troppo prevedibile il vespaio provocato dalla sola proposta. Non era ancora il momento, questo è certo, ma più moschee in giro per il mondo non islamico e più copie del Corano magari in case e scuole cattoliche sarebbero una bella provocazione, tanto la cultura non è mai troppa, e probabilmente neanche la religione, quella che dà frutti di pace.

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Angelo Vassallo, l’italiano sbagliato.

Posted on 11 September 2010 by ivana.c

All’indomani dei funerali di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica-Acciaroli assassinato il 6 settembre, clamori e dibattiti non accennano a smorzarsi. Forse perché esiste una coscienza collettiva ancora vigile e un’ossatura morale sotto sotto ancora sana in questo sventurato paese, energie sane ed intelligenze fini, che non hanno tardato ad intercettare l’acutissima portata simbolica di questa morte, una morte inferta come una ferita di guerra, di quelle che restano una vita, e profanata da un epitaffio beffardo, mostruosamente intelligente, inflitto come una freccia al cuore e alla testa di questo sud martire recalcitrante e complessivamente rassegnato. La camorra, la mafia, la ‘ndrangheta, sono cose “serie”, sono persone “serie”, non avranno letto molti libri (o forse li avranno letti?) ma conoscono le leggi del mondo, e ce le ritorcono contro. Sì certo, sono stati toccati degli interessi, Vassallo era un uomo troppo diritto per scendere ad alcun tipo di compromesso, aveva detto dei no, era un uomo scomodo. Ma c’è di più in questa morte. C’è qualcosa che si agita in questo sud, sotto lo sconcerto e l’impotenza dell’aberrante e montante marea dello squallore e dell’immobilità, sotto la rassegnazione. C’ è gente che fa, inutilmente, la sua piccola raccolta differenziata, abbarbicandosi all’idea di un futuro diverso e brandendo il suo patetico sacchetto come un vessillo, c’è chi va in giro a pulire le strade, a togliere i ragazzi dalla strada e la gente dalla povertà, c’è chi va in giro a togliere un po’ di sporcizia e di sofferenza, è questo il paese che deve morire, se la mafia vuole vivere. Sono cose che Saviano ha descritto molto bene, sono cose ormai risapute. Lo sappiamo che è così. Da oggi sappiamo anche che siamo al bivio, o noi o loro, o loro o la normalità, o loro o i tanti ragazzi e non solo ragazzi ormai pronti ad essere eroi della normalità, come lo è stato Angelo Vassallo, e a venire allo scoperto. Le mafie lo sanno, e questa è la loro sfida: vogliamo mangiarci tutto il territorio, vogliamo la vostra sofferenza e la vostra povertà, vogliamo tutto per noi, embé? Questa è la nostra normalità. Qualcuno ha ancora le palle di essere normale? Ma la nostra nomalità fa loro una gran paura. Fa loro una gran paura un uomo concreto positivo e senza fronzoli che conosce le leggi del mondo e vuol farne dono a qualcuno, facendo il buon politico, il politico giusto. E dire che non sarebbe neanche necessario essere pronti a morire, ma solo avere tanta dignità, anzi la quantità normale. Ma questo, in politica, è assolutamente eccezionale, in questo paese la politica non è per gente normale, per giunta che per questo debba rischiare la morte. E’ la gente “normale” che deve muoversi, scendere in strada, “fare” qualsiasi cosa che significhi non stare a questo brutto gioco. Ma anche questo fa parte delle pericolose, e spesso bellissime, leggi del mondo.

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Apello dell’Unicef per il Pakistan

Posted on 30 August 2010 by ivana.c

Il pressante appello dell’Unicef per l’emergenza in Pakistan ne segnala ormai tutta l’estrema drammaticità: tre milioni e mezzo di bambini rischiano di morire per malattie come colera e dissenteria la cui diffusione può assumere dimensioni epidemiche a causa della mancanza d’acqua potabile. I bambini, come del resto gli adulti, stanno bevendo acqua sporca, che può veicolare ogni genere di malattie oltre a quelle già citate, è inoltre necessaria una massiccia opera di vaccinazione, e l’Unicef per quest’emergenza, la peggiore del secolo, ha un urgentissimo bisogno di fondi. Si può donare con carta di credito online sul sito dell’Unicef www.unicef.it, sul cc postale 745000 oppure su cc bancario presso Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051 specificando sempre causale Emergenza Pakistan. E’ anche possibile telefonare al numero verde 800745000 per qualsiasi informazione o chiarimento. Ci auguriamo che a questo appello faccia riscontro una calorosa risposta di massa, in modo che anche con poco per ognuno si riescano a reperire i fondi necessari, ora che c’è ancora speranza di poter evitare un’autentica strage d’innocenti.

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