Si torna a parlare di prostituzione e di case chiuse, cioè d’impacchettare la prostituzione al chiuso
delle apposite case, che la legge Merlin del 1958 ha abolito facendo compiere alla storia dei diritti
umani un fenomenale balzo in avanti di quelli nessuno si era neanche mai sognato dai tempi dei
lupanari. La tenacia della senatrice, che ammicca sorridente di un sorriso d’altri tempi da mamma
e donna d’altri tempi, dalle belle foto che la ritraggono, è riuscita in un’impresa che si rivela tanto più
mitica, elevata e quasi poetica in un paese come l’Italia, in quanto furono possibili commenti, come
quello di Montanelli, che in essa vedeva minate le fondamenta della patria della fede e della famiglia:
quanto monumentali e quanto marce queste possano essersi rivelate è infatti sotto i nostri occhi, forse
sarà colpa della legge Merlin. Insomma negli altri paesi le case funzionano, le prostitute pagano le tasse,
come qualunque onesto lavoratore, solo in Italia bisogna vederle per strada a scandalizzare i bambini,
tuona la leghista Carolina Lussana, lamentandosi del ddl Carfagna che alla fine, dopo tanto strepito, vietò
la prostituzione per strada con multe e perfino la galera, ma si guardò bene dal consentire la riapertura
delle case chiuse, fatto che fino all’ultimo non fu per niente scontato, come per niente chiari furono in merito
i pareri della Carfagna, la quale comunque oggi dichiara inammissibile il regresso verso una simile barbarie;
in un paese che era riuscito a sbarazzarsene ndr, dimostrandosi almeno in una cosa migliore degli altri. Ma per
Lussana e compagnia leghista, il meglio sembra essere nemico del bene, e il bene sono le vagonate di euro di tasse
che cotanta nobile attività dovrebbe scaraventare nelle languenti, e languide casse dello Stato, magari al posto
delle vagonate meno languide ma più consistenti delle migliaia e migliaia di evasori onesti che con la loro evasione,
a quanto pare non scandalizzano nessuno. Intanto i bambini italiani continuano ad essere gli unici a non
scandalizzarsi davanti alle signore scollacciate che fanno le belle statuine in strada, ma in posti come Germania,
Svezia e altri eden dell’emancipazione femminile, davanti alle belle statuine patinate in vetrina ormai da un pezzo
non si scandalizza più nessuno. E finché in questione non sarà lo scandalo ma la dignità della donna, e non la manciata
di euro nelle casse di uno Stato che dovrebbe fare il pappone senza essere Pantalone (parola cara ai leghisti) ma il
lavoro soprattutto per le donne, la questione verrà sempre trattata in modo qualunquistico e demagogico, oltre
che naturalmente strumentale, e mentre l’impagabile monito di Totò ad arrangiarsi ha prodotto solo qualche sana
risata, la volontà proterva e misogina di queste “nuove” forze reazionarie di arrangiare un po’ di apposite donne in
apposite case alla mercé di uomini per niente appositi e di uno Stato-cassa di sesso indiscutibilmente maschile, fa
piangere.


Le recenti affermazioni di Angela Merkel sul fallimento del multiculturalismo non possono




