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Terzignano, l’intifada di della monnezza

Posted on 19 October 2010 by gabriele.p

Terzigno – 19 ottobre. Autocompattatori incendiati, lancio di pietre, barricate. È ormai un’intifada dei rifiuti quella che si combatte a Terzigno, nel Napoletano, in un durissimo braccio di ferro fra gli abitanti della zona e le forze dell’ordine che accompagnano alle discariche i “corrieri della monnezza”. Questa mattina, dopo i feroci scontri che nella notte avevano a bloccato i mezzi per lo sversamento dei rifiuti, la polizia è riuscita a scortare alcuni camion fino a destinazione. Da quando il governo ha identificato nella Cava Vitiello, nel Parco del Vesuvio, un nuovo sito per lo smaltimento della spazzatura, la popolazione locale è insorta. Sono incominciati i blocchi stradali, la costruzione di barricate con arbusti e materiale di scarto, il lancio di pietre e molotov incendiarie. «Abbiamo già sofferto per l’apertura della contigua discarica delle Pozzelle», hanno obiettato i contestatori, «un’altra discarica qui non la vogliamo. Possono farci qualunque cosa, ma non ce ne andremo». Stamane donne inginocchiate in mezzo alla strada, rosario alla mano, pregavano sfidando il muso d’acciaio delle camionette. E a Boscoreale – comune che con Terzigno, Boscotrecase e Trecase forma il “quadrilatero della monnezza” – alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nell’ufficio del sindaco, devastandolo. Mentre la Jervolinio chiede l’intervento del premier, Stefano Caldoro, governatore della Campania, tenta di raffreddare gli animi firmando un’ordinanza comunale che autorizza lo sversamento dei rifiuti destinati a Terzigno anche in altre discariche. Nella sola Napoli si sono accumulati più di 520 tonnellate di monnezza, a cui si aggiungono le 600 stipate in 80 compattatori che non sanno dove poter scaricare.

Ga. Pi.

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MALTEMPO: MORTE TRE DONNE IN SOTTOPASSO ALLAGATO A PRATO

Tre donne cinesi morte per il maltempo

Posted on 05 October 2010 by gabriele.p


Morendo sotto la pioggia. È quanto è accaduto a tre donne cinesi di 32, 42 e 50 anni, a Prato, in Via Ciulli, sorprese dall’inondazione di un sottopassaggio a causa delle intensissime piogge che martedì notte hanno colpito tutto il Nordovest. Mentre si recavano al lavoro a bordo di una Y10, la conducente ha imboccato un sottopassaggio della periferia di Prato, valutando che l’acqua fosse alta non più di pochi centimetri. A causa del nubifragio però, il sottopasso, alto quasi 5 metri, era invaso fino al soffitto dalle acque piovane là rifluite per la depressione del terreno. Come fossero precipitate in un lago, le tre donne sono state improvvisamente sommerse e sono morte annegate. Due all’interno del veicolo, mentre la terza, in un disperato tentativo di fuga, è stata trovata poco distante, immobilizzata dal fango mischiatosi all’acqua. Alcuni residenti della zona, verso le tre del mattino, avevano sentito delle grida ma non erano stati in grado di capirne la provenienza. Nel sottopasso è stata trovata una seconda auto, una station wagon, i cui portelli posteriori aperti farebbero pensare ad una più fortunata fuga degli occupanti dall’inondazione.

Le tre vittime di Prato sono solamente l’apice di una notte caratterizzata da precipitazioni eccezionali. In Liguria, a Genova, il torrente Torbella ha rotto gli argini, costringendo i vigili del fuoco ad intervenire per salvare una donna nigeriana e il suo bambino, intrappolati nel loro appartamento al pian terreno. L’autostrada Genova-Ovada è stata chiusa al traffico, mentre smottamenti frane e allagamenti si sono registrati a Varazze, Struppa, Cogoleto e Arenzano. Proprio a Cogoleto, è oggi atteso il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che coglierà l’occasione per una valutazione dei danni.

Anche la Toscana è stata pesantemente colpita dal maltempo. Sembra che in Val di Bisenzio, vicino a Prato, dalle 1.30 alle 4.30 sia caduti 49.8 mm di acqua corrispondenti a 50 litri per metro quadrato: praticamente una quantità di pioggia pari a tutte le precipitazione del mese di marzo.

Il bollettino meteo, fortunatamente, parla di un lieve miglioramento nel pomeriggio.

Ga. Pi.

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L’appello per salvare Simone, serve un donatore di staminali

Posted on 29 September 2010 by gabriele.p

Un appello per Salvare Simone, il loro compagno affetto da una gravissima malattia che gli sta avvelenando il sangue. È questa l’iniziativa lanciata dagli allievi dell’Istituto Tecnico Industriale “Mattei” di Vasto, Chieti, per salvare il loro compagno. Simone, 17 anni, lotta contro un tumore del sangue e, per guarire, avrebbe bisogno di «trovare un donatore compatibile di cellule staminali emopoietiche», come si legge nell’annuncio dei suoi compagni. Simone avrebbe bisogno cioè di un trapianto di cellule che, differenziandosi, siano in grado di produrre globuli rossi, globuli bianchi e piastrine sani. Il problema è quello della compatibilità: il materiale genetico deve cioè, come avviene in un trapianto, essere accettato dal corpo del malato. Per questo esiste una banca mondiale e un registro internazionale dei donatori, con 5 milioni di iscritti. Ma questo non vuol dire che si trovi immediatamente chi possa salvare Simone. Per questo i suoi compagni di scuola, nel tentativo di accelerare ed espandere le ricerche, hanno cominciato, sentiti i genitori del ragazzo, a distribuire volantini e a pubblicare sul web l’appello: AAA cercasi «un donatore, in buono stato di salute – si legge nel documento – d’età compresa tra i 18 e i 37 anni. Coloro che rispondono a queste caratteristiche e vogliono aiutare Simone possono recarsi presso il Centro Trasfusionale dell’ospedale San Pio da Pietrelcina di Vasto per sottoporsi ad un prelievo di sangue per testare la propria compatibilità». Il ragazzo, che ha frequentato soltanto il primo giorno di Scuola per poi assentarsi per dei controlli, oggi è all’ospedale Sant’Orsola-Malpighi, Bologna, dove è seguito dall’unità operativa di ematologia guidata da Michele Baccarani. L’ammirevole entusiasmo dei suoi compagni, però, che certo gioverà al morale di Simone e alla sua voglia di guarire, potrebbe presto smorzarsi: le cellule che serviranno a salvare Simone possono provenire solo dal canale ufficiale, quello della banca internazionale dei donatori che, secondo la struttura emiliana, non potrebbero nemmeno fare i test di compatibilità. Ma la speranza di ampliare, anche di poco, il numero dei possibili donatori, deve essere l’ultima a morire.

Ga.Pi.

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Fini

Fini, se Tulliani è il proprietario mi dimetto

Posted on 25 September 2010 by gabriele.p

Ha la coscienza a posto. Non ha nulla a che fare con famigerate società off-shore, «a differenza di altri», dice. E nessun tipo di reato gli è imputabile. Ma, giura il presidente della Camera nel comunicato videofilmato messo in onda questa sera sul sito di “Generazione Italia” e del “Secolo d’Italia”, se il “cognato” Giancarlo Tulliani fosse il proprietario dell’ormai celeberrima casa di Montecarlo, allora lui lascerebbe immediatamente. La «verità di Gianfranco», come in questi giorni è stata ribattezzata dalla stampa nostrana, non aggiunge molto alla difesa imbastita dallo stesso Fini l’8 agosto, quando lo stesso si dichiarò «sorpreso» e in «disappunto» venendo a conoscenza che il Tulliani aveva in locazione quell’appartamento. Ceduto nel 1999 ad An dalla contessa Colleoni, «per la buona battaglia» come lasciò scritto la nobildonna, l’appartamento monegasco è la pietra dello scandalo attorno alla quale alla quale quest’estate si sono concentrati la maggior parte delle indagini de Il Giornale e di Libero, creando quella che, a detta di Fini e dei suoi colonnelli, è stata definita «macelleria mediatica». Dopo le prime rivelazioni a luglio dei due quotidiani vicini alla politica berlusconiana, anche le altre testate avevano incominciato a trattare dell’appartamento di Monaco, su tutte il Fatto Quotidiano, che nelle ultime ore era riuscita a dimostrare la veridicità di un documento redatto nell’isola di caraibica di Santa Lucia, che confermerebbe come la vendita dell’immobile ed il suo affitto fossero stati stipulati nel luogo sede della società proprietaria dell’appartamento. Accertati i passaggi di proprietà caraibici dell’immobile, per Fini non sussisterebbe alcun illecito, perché il cognato gli «ha detto che pagava un regolare contratto d’affitto e che aveva sostenuto le spese di ristrutturazione. Non potevo certo costringerlo ad andarsene». Anche se, vista la situazione, il presidente della Camera si augura che presto il Tulliani lasci l’appartamento. E comunque, dice Fini, venire a conoscenza di questo affitto gli ha provocato «un’arrabbiatura colossale». Basterà questo a convincere i suoi detrattori? No di certo. L’ex leader di An lo sa, e attacca sparando tutte le sue cartucce contro gli artefici della campagna stampa imbastita direttamente, a suo dire, per colpirlo una volta consumata la sua “separazione in casa” con il premier. Da quel momento, afferma Fini, «è partita un’ossessiva campagna politico-giornalistica per costringermi alle dimissioni, essendo a tutti noto che non è possibile alcuna forma di sfiducia parlamentare per il presidente della Camera». Gianfranco ribadisce il concetto: chiunque non è con il Cavaliere, è contro di lui, e il metodo Boffo è il sistema prediletto dai berluscones per lo scredito e la punizione dell’avversario. «È evidente – ha detto – che se fossi stato coinvolto in un bello scandalo, mi sarebbe stato più difficile chiedere alla politica di darsi un codice etico e sarebbe stato più credibile chiedere le mie dimissioni». Dimissioni che proprio non si capacita a dover rassegnare, sottolineando come in 27 anni di Parlamento e 20 alla guida del suo partito non sia mai stato sfiorato da sospetti di illeciti: «Credo di essere tra i pochi, se non l`unico viste le tante bufere giudiziarie che hanno investito la politica in questi anni – Fini non si risparmia certo le frecciate –, che non ha mai ricevuto un avviso di garanzia». E continua, puntando il dito: «Evidentemente a qualcuno dà fastidio che da destra si parli di cultura della legalità, di legge uguale per tutti, di garantismo che non può essere impunità, di riforma della giustizia per i cittadini e non per risolvere problemi personali». Di sicuro nessun illecito, glielo auguriamo. Ma di personale in questa vicenda c’è moltissimo. A partire dal fratello della sua compagna e dagli ancora tutti da chiarire passaggi di proprietà che da sedicenti società caraibiche portano direttamente ai Tulliani. Il leder di Futuro e libertà su queste compravendite è chiaro: sarebbero, come già Bocchino dichiarava ad Annozero, frutto di trame «da film gialli di terz’ordine, che hanno visto spuntare su siti dominicani la lettera di un ministro di Santa Lucia, diffusa da un giornalista ecuadoregno, rilanciata in Italia da un sito di gossip a seguito delle improbabili segnalazioni di attenti lettori». Insomma un dossier all’Italiana. Tanto rumore per nulla, o tanto nulla per fare un sacco di rumore. «Attenderemo la magistratura», conclude la terza carica dello Stato, anche se visti i tempi della stessa, qualche delucidazone in più l’avremmo pretesa e voluta.

Gianfranco Fini sull’affaire Montecarlo

Ga.Pi.

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Gli «scatoloni dell’orrore», risolto il duplice omicidio di Peschiera

Posted on 21 September 2010 by gabriele.p

Daniele Bellarosa, fermato dopo il ritrovamento dei genitori trovati uccisi, incaprettatti e gettati nel Canale di Mezzo a Peschiera del Garda, ha confessato l’omicidio ed il tentativo di depistaggio. Al termine di un lungo interrogatorio durato tutto il pomeriggio, Bellarosa ha ceduto alle domande dei carabinieri, ammettendo la propria colpevolezza. Sebbene il movente resti per ora oscuro, si è riusciti a ricostruire la dinamica del terribile duplice omicidio. I coniugi erano infatti stati trovati imbavagliati e legati in due scatoloni di cartone chiusi da nastro adesivo e lasciati in balia della corrente del Lago di Garda. La quale li aveva trascinati verso sino al Canale di Mezzo, un ramo del giovane Mincio che nel borgo vecchio di Peschiera unisce la bocca meridionale del grande bacino al più tumultuoso fiume che più a sud forma i laghi di Mantova. Gli «scatoloni dell’orrore», come sono stati subito definiti dagli abitanti di Peschiera, sono stati ripescati per caso tra domenica notte e lunedì mattina, nelle prossimità di alcune zattere galleggianti, utilizzate dai ristoratori della zona come sale da pranzo per turisti. Gli investigatori, pur non escludendo alcuna pista, hanno subito sospettato della possibilità di una violenza famigliare. I due avevano infatti età simili e, una volta riconosciuti in quanto coniugi, per il figlio è scattato immediatamente il fermo, seguito dalla confessione. Bellarosa, 46 anni di Carpi, dopo aver strangolato i genitori nel garage di casa e averli impacchettati come per simulare un omicidio di mafia, li ha caricati in macchina e ha percorso più di 90 chilometri prima di “scaricarli” nel lago. I cadaveri avevano la testa avvolta in un sacchetto di plastica e, forse per complicare ancora di più le indagini, nel reggiseno della donna erano nascosti due mazzette di 120 e 80 euro. Ora si tenta di capire l’ora esatta dell’omicidio e soprattutto, il perché. Daniele Bellarosa soffriva di forti depressioni e aveva un rapporto burrascoso con i suoi. Sul gesto potrebbero però adombrarsi anche questioni economiche.

Ga.Pi.

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Bergamo, petardi su Maroni

Posted on 25 August 2010 by gabriele.p

Ultrà inferociti dell’Atalanta attaccano il ministro dell’Interno Roberto Maroni a colpi di petardi durante il “Berghem Fest” di Alzano Lombardo. Nella serata di mercoledì 25 agosto ad Alzano Lombardo, cittadina in provincia di Bergamo dove è in corso la festa provinciale della Lega Nord, Giulio Tremonti, Roberto Calderoli e soprattutto Roberto Maroni erano stati invitati ad intervenire. I tifosi dell’Atalanta, dopo aver saputo della presenza del ministro dell’ Interno, “reo” di aver introdotto la tessera del tifoso, hanno cercato di  esprimere il loro dissenso entrando, verso le 22, nello spazio dedicato alla festa. La tessera è da qualche tempo oggetto di aspre critiche da parte di tutte le tifoserie. Gli ultrà sono però stati bloccati da un cordone di poliziotti (circa un centinaio) all’ingresso, impedendo loro di raggiungere le vicinanze del palco dove si trovano i tre politici; il blocco inizialmente si è svolto in maniera tranquilla e non ci sono stati momenti di tensione. Che però sono arrivati una mezz’ora più tardi quando i tifosi si sono allontanati dall’ingresso, facendo il giro intorno alla festa ed iniziando, a tiro del palco, a sparare in quella direzione fumogeni e petardi. La Polizia è intervenuta duramente, invadendo con d’impeto la platea dove il pubblico era intento ad ascoltare i tre rappresentanti del Governo. Il risultato della carica sono state scene di panico con un fuggi fuggi generale soprattutto di famiglie con bambini spaventati dal dalle esplosioni dei  e dall’intervento della Polizia. La guerriglia si è poi spostata anche nelle strade dove sono andate in fiamme quattro macchine delle forze dell’ordine che hanno costretto all’intervento i Vigili del Fuoco.

Durante il corso della serata al ministro era stato chiesto perché ai tifosi non piacesse la tessera. «Evidentemente perchè hanno qualcosa da nascondere – ha detto Maroni – non riesco a capire, mi sforzo di capire ma non riesco proprio a capire». Oggi pomeriggio cori di insulti erano partiti dalla curva del Pisa, dove si giocava Prato-Pisa per la Coppa Italia. Anche qui, oggetto della rabbia era la tessera che dovrebbe aiutare a regolare la violenza negli stadi, fidelizzando i tifosi ufficiali e aiutando la questura a sapere chi frequenta gli stadi.


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Al Meeting di Rimini i temi caldi del prossimo futuro

Posted on 25 August 2010 by gabriele.p

Dal Nord al Sud. Dagli emicicli del governo a quelli dei consigli di amministrazione. Il programma del Meeting di Rimini di si presenta fitto ed impegnativo per la giornata di oggi. Si comincia alle 11 con l’ospite più atteso della kermesse riminese, Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat. “Saper scegliere la strada”, questo il tema dell’incontro che, viste le premesse e soprattutto le promesse di un rovente autunno di lotte sindacali, si appresta a vedere l’auditorium della fiera riempito fino all’orlo. Protagonisti della giornata saranno altri nomi grossi della politica italiana. Occhi puntati sul ministro della giustizia Angelino Alfano, chiamato discutere con Luciano Violante della delicata “questione giustizia”. Il federalismo e il difficile ma non impossibile incontro fra Nord e Sud Italia sarà invece al centro della tavola rotonda fra Luca Zaia, Vito De Filippo, Roberto Formigoni, e Raffaele Lombardo, rispettivamente governatori di Veneto, Basilicata, Lombardia e Sicilia. La cultura avrà il suo piatto forte con la proiezione del documentario scientifico: “Indagine sulla sindone”. Presenti la regista Francesca Saracino e la sindonologa Emanuela Marinelli. Davide Rondoni inoltre, intreccerà un inedito percorso fra le opere di Flannery O’connor, Raymond Carver e Cormac McCarthy, dal titolo: “La quarta dimensione del solito”.

Ga.Pi.

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Apocalisse in India, tra le vittime anche un italiano

Posted on 10 August 2010 by gabriele.p

C’è anche un italiano tra le vittime delle alluvioni in India mentre sale, non solo il bilancio della tragedia, ma anche il numero dei turisti coinvolti. Centosessanta i morti finora accertati, 23 dei quali stranieri. Oltre a Riccardo Pitton – giovane torinese in vacanza nella regione del Kashmir – vi sarebbero infatti tre francesi, una vittima spagnola, 16 nepalesi e due tibetani. Pitton, che ufficialmente risulta ancora ‘dispersò (non essendo stato ritrovato il corpo), è nella lista delle persone decedute diffusa da fonti indiane. E anche la Farnesina conferma il suo nome tra i dispersi per i quali ci «sono consistenti informazioni» che sia tra le vittime. Domani, comunque, proseguiranno – anche con l’ausilio di elicotteri – le ricerche per ritrovare il corpo. Per ora di certo c’è la testimonianza degli amici che stavano facendo trekking con lui: «era dietro di noi, l’abbiamo visto portare via dal fango». E poi «più nulla». Pitton, studente di medicina piemontese è stato travolto giovedì scorso da un fiume in piena nei pressi di Skiu, una località di una sperduta vallata a sud di Leh. Sono stati i due amici, miracolosamente sopravissuti alla tragedia, a dare l’allarme e a raccontare la loro rocambolesca fuga dalla vallata.

Fonti dell’Ambasciata italiana a Delhi spiegano che «alcuni connazionali» non sono ancora raggiungibili. Potrebbero aver già lasciato la regione o non esserci mai andati, spiegano invitando chiunque a dare notizie su possibili segnalazioni. Difficile anche la situazione di alcuni gruppi di turisti, tra cui alcuni italiani, rimasti bloccati dal fango in zone e località remote dell’area colpita: nella vasta regione himalayana si trovano ancora intrappolati otto italiani, quattro uomini e quattro donne, secondo una lista ufficiale fornita oggi dal governo indiano. Sette di loro si trovano a Pang, sulla strada che sale da Manali a Leh, insieme a un gruppo di 69 escursionisti di diversa nazionalità. Un’altra italiana è invece a Biamah Batalik, nella parte occidentale della regione insieme a una comitiva di sette turisti. Secondo la Farnesina, sono invece stati rintracciati gli altri connazionali, si pensa siano circa 200, che si trovano a Leh o in posti al sicuro in attesa di tornare a New Delhi per poi essere rimpatriati. E alcuni di loro sono già riusciti a lasciare la regione come nel caso di Patrizia Caiffa, giornalista italiana, che ha raccontato l’odisseà vissuta negli ultimi giorni sottolineando la gravissime condizioni in cui versa la popolazione locale.

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Cossiga in rianimazione: lotta per la vita

Posted on 09 August 2010 by gabriele.p

Come si dice in sardo: «Pelle mala no moridi». I cattivi non muoiono mai. «Ed io non sono buono». Così Francesco Cossiga, l’«uomo dei segreti», il «KoSSiga» delle camionette agli studenti, il «picconatore» del dopo-picconate al muro di Berlino e Presidente «grande esternatore» della Repubblica, confessava ad Aldo Cazzullo un paio di anni fa, raccogliendo le sue memorie con il giornalista del Corsera. «Resisto», diceva a chi gli chiedeva della salute e della pellaccia. Sulla quale, come tatuati, come efelidi di sofferenza («Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto») sono passate praticamente tutte le avventure ed i rovesci dell’ultima storia repubblicana. «Scritta sul corpo», si potrebbe davvero dire. Un corpo che oggi purtroppo giace nel reparto di rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma, ricoverato in seguito a problemi respiratori. La situazione non è rosea. Anzi. I medici fanno sapere che Cossiga, trattenuto in un primo momento per stabilizzare la situazione, aveva reagito positivamente ai trattamenti. Ma nel tardo pomeriggio, inaspettatamente, la situazione è precipitata, aggravandosi, e costringendo il personale medico al confinamento del paziente in rianimazione. Ora l’ex Presidente dello Stato è sorvegliato dalla famiglia, giunta immediatamente sul posto, e lotta per la vita. Era già da parecchi anni che Cossiga lamentava una saluto precaria, transitando da un ricovero all’altro, da un’operazione a quella successiva. Il conto delle anestesie generali pare assommare a 21. Una protesi all’anca. Un tumore, operato e senza chemio, al retto. Pillole a non finire. Ma la scorza dura del sardo e la fibra abituata alle lotte non avevano mai dato segni di volersi arrendere. Fino a qualche mese fa, quando, colpito dalla depressione, tutti gli acciacchi si erano acuiti, portandolo ad una condizione da capezzale. Fino al collasso di ieri, fino a quando il corpo non ha più retto, oltre la volontà stessa. Pochissime le persone ammesse a fargli visita, nonostante la folla di giornalisti radunatasi di fronte all’ospedale e le moltissime telefonate di incoraggiamento e di accertamento sulla sua salute. Oltre alla famiglia, ha fatto visita a Cossiga il vescovo di Terni monsignor Vincenzo Paglia, cappellano dell’ ospedale dell’università Cattolica. Al senatore, secondo quanto si è appreso, sarebbe stato somministrato il sacramento dell’estrema unzione.

Francesco Cossiga, un uomo  e un politico come pochi. Uno che a diciassette anni finiva il liceo, a venti era giurista e dava lezione ai suoi compagni di liceo e a trenta, già si trovava parlamentare. Poi praticamente un cursus honorum sterminato e folgorante. Il più giovane sottosegretario alla difesa nel 1966. Nel ’76 il più giovane Ministro – degli Interni. Nel ’79 presidente del Consiglio ed infine, ab gradu ad Parnassum, Presidente della Republica nel 1985. A 55 anni. Pure qui il più giovane di sempre. Negli ultimi tempi, però, il più “giovane dei politici italiani”, sentiva tutto il peso dei suoi anni. Nel 2007 provò a dimettersi dalla carica di senatore a vita, naturale continuazione una volta terminato il mandato al Colle. Ma le dimissioni erano state respinte. Se non voleva più la politica, era la politica a volerlo. E lui allora continuava a scrivere, a parlare, ad essere scomodo e pungente. Oggi gli auguriamo di cuore di continuare a farlo.

Ga.Pi.

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Bari, assalto con pala meccanica per rubare la cassaforte

Posted on 09 August 2010 by gabriele.p

Utilizzando una pala meccanica sottratta qualche giorno prima in un cantiere e poi occultata, un gruppo di banditi ha rubato la cassaforte dell’ufficio di Bari Nord sull’A14 con gli incassi dei caselli. È successo ieri notte verso le 3. I malviventi hanno sfondato le pareti dell’ufficio con il mezzo meccanico  poi divelto la cassaforte e, dopo averla caricata su di un autocarro, si sono dati alla fuga. Il piano era stato organizzato nei dettagli e ha dato i suoi frutti. L’incasso dei caselli pugliesi in questi giorni di esodo vacanziero, è infatti molto elevato. Gli investigatori della Polizia stradale stanno ora analizzando i filmati delle telecamere di sicurezza, alla ricerca di indizi. Non si conosce l’ammontare esatto della somma prelevata, ma si ipotizza possa essere di svariate decine di migliaia di euro.

Nella regione, l’uso di un automezzo da cantiere per mettere a segno un colpo non è cosa rara. A maggio di quest’anno nel foggiano, alcuni rapinatori avevano utilizzato la stessa tecnica per “aprire” un carro portavalori. Il furgone, che conteneva denaro per filiali di banca ed uffici postali di Manfredonia, era stato fatto fermare sparando colpi di pistola e kalashnikov per poi essere sfondato con un braccio meccanico. La rapina però non aveva raggiunto il suo scopo perché, sbandando, il furgone era finito fuori strada in una cunetta. Vista la difficoltà di estrarre il denaro, i malviventi avevano preferito fuggire, dileguandosi.

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