Prandelli Ct

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Il nuovo corso di Prandelli fa pensare positivo

Posted on 18 November 2010 by Federico87

Concentrarsi troppo sullo scialbo 1-1 dell’Italia contro la Romania può rivelarsi fuorviante: la squadra era troppo sperimentale ed inedita per poter anche solo mettere in pratica qualche trama di gioco decente. Il ciclo di ricostruzione di Prandelli, tuttavia, procede nel migliore dei modi, ispirato su principi concreti e razionali. Il tecnico del Bel Paese, a differenza del suo predecessore, non ignora affatto le indicazioni del campionato. Giusto da questo punto di vista convocare due elementi della sorprendente Lazio (Ledesma e Mauri, senza dimenticare Floccari), il trequartista Diamanti, il tenace Balzaretti (in ruolo dove, nella Penisola come nel mondo, non abbondano le alternative) ed il promettente (anche se già una certezza) Ranocchia. Insomma, il vento è cambiato: ora in nazionale militano coloro che davvero sono meritevoli, ovvero quelli che in Serie A hanno dato sfoggio delle migliori qualità. Una vera inversione di tendenza rispetto al passato, quando alcuni giocatori, seppur impresentabili dal punto di vista della forma fisica, facevano parte delle radicate condizioni di Lippi e, di conseguenza, della selezione tricolore.

Il motto di Prandelli ”Le porte dell’Italia sono aperte a tutti” trova effettiva realizzazione sia per quanto riguarda l‘età che per il passaporto. Il ct azzurro, infatti, da un lato non nasconde di puntare con decisione sui giovani (esempi lampanti sono Santon, Ranocchia e De Silvestri), dall’altro non si pone problemi nel selezionare anche calciatori alla soglia dei trent’anni o anche oltre: insomma, se il rendimento è elevato, giustamente deve prescindere dall’anagrafe. In risposta agli sciagurati estremisti che hanno umiliato nuovamente il nostro calcio, affermo che non solo nello sport, ma anche nella vita l’Italia è sempre più un Paese multi-etnico. Se ne facciano una ragione, oppure lascino questa terra che tanto denigrano con i loro insulti. Tornando all’ambito più squisitamente tecnico, già a luglio avevo anticipato che Ledesma sarebbe stato utile nel ruolo di vice-Pirlo, anche se naturalmente occorreranno delle ulteriori e più probanti conferme. Fossi in Prandelli, inoltre, non tralascerei neppure l’opportunità (e la tentazione) di convocare Maurito Zarate, che andrebbe a rimpolpare un settore avanzato già ottimo (Balotelli, Rossi, Gila, Pazzini, Quagliarella, Borriello e Cassano, se tornerà, sono elementi su cui poche nazionali possono contare, forse solo Brasile ed Argentina).

Infine mi piace sottolineare l’aspetto umano del 53enne di Orzinuovi, comprensivo come un buon padre di famiglia verso coloro che sbagliano (vedi l’affaire Cassano, in pratica già perdonato) e disponibile nel fornire indicazioni e motivazioni sulle proprie scelte alla stampa. Sembrano trascorsi secoli dal Mondiale sudafricano. Ora devono tornare ad arrivare i risultati. Il tempo non manca e la classifica del girone di qualificazione agli Europei induce all’ottimismo. Una leggera ma intensa luce si intravede in fondo al tunnel del calcio nostrano.

Federico Militello

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MONDIALI 2002 – GERMANIA Italia – Giappone Paola Cardullo – libero

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L’Italia sfiora l’impresa, ma dice addio al Mondiale

Posted on 10 November 2010 by Federico87

La nazionale italiana di pallavolo femminile ha sfiorato il miracolo ai Mondiali in Giappone. Il Brasile, contrariamente alle previsioni, aveva infatti sconfitto 3-1 gli Usa. Le azzurre, dunque, diventavano padrone del proprio destino, dovendo battere Cuba di 20 punti per approdare tra le prime 4 del mondo. L’illusorio 25-16 iniziale pareva indirizzare le ragazze di Barbolini verso l’impresa, poi le caraibiche reagivano e, sfoderando il loro miglior match della rassegna iridata, riuscivano ad imporsi per 3-2. In verità Lo Bianco e compagne hanno leggermente allentato la tensione a metà del quarto set, quando era ormai chiaro che il quoziente punti non sarebbe più stato raddrizzato.

Dunque onore agli Stati Uniti, meritatamente in semifinale. Le atlete yankee, infatti, sono state più continue e costanti delle rivali tricolori nell’arco di entrambi i gironi, surclassando nettamente le nazionali più deboli e perdendo senza crollare proprio con Italia e Brasile. Al contrario le nostre atlete si sono disunite nei momenti di difficoltà (eloquente il 25-7 con le verde-oro) e quei black-out sono alla fine costati una medaglia. Piazzamento a parte (a questo punto poco importa se sarà 5° oppure 8°), la selezione del Bel Paese ha comunque mostrato una reazione d’orgoglio che ha quasi completamente cancellato le scialbe prestazioni iniziali. L’Italia, infatti, possiede un livello tecnico da podio iridato e, almeno nella seconda fase, questo potenziale è stato espresso. Serve tuttavia maggiore cinismo, ovvero la capacità di tenere duro anche quando la situazione non è proprio ottimale.

Brasile a parte, non si sono viste altre squadre superiori a noi e da qui si deve ripartire. Se Barbolini resterà alla guida del veliero tricolore, dovrà dare maggior impulso al ricambio generazionale (ad esempio la Barcellini è stata troppo poco impiegata), sfruttando magari le competizioni estive per verificare volti nuovi. Con i ritorni di Guiggi e Barazza e l’innesto dell’oriunda Costagrande, inoltre, questa nazionale può ambire senza indugi al trono dell’olimpo. Con il bronzo del Grand Prix ed il probabile quinto posto mondiale, la stagione del volley femminile, considerando infortuni e vicissitudini varie, non è certamente da buttare.

Federico Militello

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CAMPIONATI EUROPEI DI SCHERMA

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L’Italia monopolizza il podio nel fioretto donne

Posted on 07 November 2010 by Federico87

Apoteosi tricolore ai Campionati del Mondo di scherma a Parigi. Nel fioretto femminile, infatti, le azzurre hanno calato un magico tris: oro, argento e bronzo. Nessuna nazione al mondo è come l’Italia. Primo titolo in carriera per Elisa Di Francisca: la 28enne jesina, dopo il bronzo dello scorso anno, ha coronato dunque il sogno di una vita prevalendo in finale per 15-11 sulla compagna di squadra Arianna Errigo. Proprio la 22enne di Monza aveva realizzato la grande impresa di giornata, piegando a sorpresa nel penultimo atto il totem Valentina Vezzali (15-10 dopo essere stata in svantaggio 9-4!).

Quest’ultima, non a caso, vede sfumare il sesto alloro iridato al termine di una stagione che l’aveva vista vincere in otto prove su nove di Coppa del Mondo. Abbiamo assistito oggi ad un passaggio di consegne dalla ‘vecchia’ alle nuove campionesse? Non direi. Una giornata poco brillante è più che plausibile in ogni disciplina e l’atleta più vincente dello sport italiano saprà scovare ulteriori stimoli per battagliare con le nuove ed arrembanti compagne di squadra, puntando ovviamente al quarto oro olimpico consecutivo (sarebbe un record assoluto). Comunque vada, la concorrenza non potrà che fare sempre meglio alla corazzata del Bel Paese, che, ricordiamolo, può fare affidamento anche su Ilaria Salvatori (uscita agli ottavi), Margherita Granbassi e Giovanna Trillini (senza contare le numerose giovani che si affacciano a grappoli ogni anno nel panorama internazionale). L’unica ‘non-italiana’ in semifinale è stata la forte coreana Nam, seconda a Pechino 2008 proprio dietro la Vezzali.

Giornata storta, invece, per i fiorettisti, con il campione uscente Andrea Baldini inchinatosi addirittura ai sedicesimi di finale al francese Sintes. Quest’ultimo ha eliminato anche il nostro miglior rappresentante, Giorgio Avola (nono alla fine). Oro per il tedesco Joppich. Gli azzurri ora cercheranno un pronto riscatto nella prova a squadre. Al termine della seconda giornata di gare l’Italia è in testa al medagliere.

Federico Militello

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Una scialba Italia si arrende alla Repubblica Ceca

Posted on 02 November 2010 by Federico87

Disastrosa sconfitta per l’Italia ai Campionati del Mondo in Giappone, superata per 3-2 dalla Repubblica Ceca dopo essere stata in vantaggio per 2 set: giocando in questo modo è scontato un addio prematuro alla competizione. La nazionale di Barbolini è il ritratto fedele della nazionale 2006, ovvero quella pre-Aguero: in 4 anni non sono mutate le difficoltà nel fare punto in ricostruzione, il servizio è quasi sempre innocuo ed alle prime difficoltà si perdono sicurezza e punti di riferimento. Con la fuoriclasse cubana in passato non solo si era risolto il problema colmando il gap con le grandi potenze straniere, ma addirittura si era un gradino al di sopra (ricordate la trionfate World Cup del 2007?). L’Italia attuale, dunque, è una squadra dalle modeste ambizioni, in cui la forza del gruppo non è tale da sopperire alle carenze individuali. Le assenze di Jenny Barazza e Carolina Costagrande (colpevolmente ignorata per tutta l’estate, quando già di intravedevano le prime difficoltà), inoltre, pesano come macigni e non si vede come la selezione tricolore possa risollevarsi in questa edizione iridata. La Repubblica Ceca rappresenta sicuramente una nazionale in forte crescita, che in futuro lotterà per obiettivi importanti; al momento, però, non appare di certo una scoglio insormontabile. Lo è stato però per le ragazze di Barbolini, sovrastate dalla imperiosa prestanza fisica delle avversarie. A tratti l’Italia è parsa imbarazzante nelle rigiocate, quando ottenere il punto pareva una sorta di miracolo contro la tenace difesa ceca. La sconfitta odierna, realisticamente, rende quasi impossibile l’accesso delle azzurre alle semifinali, considerando che adesso servirà vincere (e potrebbe non bastare) almeno con una tra Brasile e Stati Uniti (senza dimenticare poi le sfide a Germania e Cuba…). Proprio le verdeoro saranno le nostre prossime avversarie nel match di domani: vista il notevole divario tecnico attuale, è altamente probabile un 3-0 per le sud-americane. Insomma, serve un vero miracolo.

Federico Militello


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Manuela Moelgg

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Manuela Moelgg sul podio a Solden

Posted on 23 October 2010 by Federico87

Comincia con un ottimo risultato la Coppa del Mondo di sci alpino per l’Italia. Manuela Moelgg, infatti, è giunta terza nel Gigante di apertura di Solden, suo miglior prestazione in carriera sulla poco amata pista austriaca. L’azzurra è stata preceduta da due fuoriclasse tedesche di indiscusso valore, ovvero la campionessa olimpica Viktoria Rebensburg e l’iridata in carica Kathrin Hoelzl, rispettivamente prima e seconda con un margine di 86 e 44 centesimi sulla nostra rappresentante. La sorella di Manfred, quinta dopo la prima manche (nella quale aveva commesso un gravissimo errore, costato circa 1 secondo), ha saputo agguantare il podio grazie ad una successiva discesa molto convincete. Manuela, inoltre, è stata superlativa sul muro: qui, infatti, ha fatto la differenza su tutte le avversarie; il suo vero problema resta invece la scorrevolezza nei tratti finali, dove ha pagato circa 6 decimi dalla vincitrice.

Delusione per Denise Karbon, indicata in grande forma dai tecnici alla vigilia. Sesta dopo una discreta prima frazione (partiva con il 13), la 30enne altoatesina è uscita nella seconda dopo poche porte. Buona 11ma piazza per Federica Brignone, apparsa in crescita nella manche conclusiva dopo le titubanze di quella iniziale. A punti anche Giulia Gianesini (17ma) e Nicole Gius (26ma), quest’ultima ancora lontana da una condizione di forma accettabile. In chiave Coppa del Mondo è da registrare il quinto posto della teutonica Maria Riesch, con la grande rivale Lindsey Vonn appena 18ma. Da segnalare anche il rientro alle competizioni dopo il grave infortunio dello scorso anno della fenomenale elvetica Lara Gut, 25ma.

Domani tocca agli uomini: prima manche alle ore 10, seconda alle 13.

Federico Militello

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Sci alpino pre-season 2

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Scatta la Coppa del Mondo di sci alpino

Posted on 23 October 2010 by Federico87

L’estate è ormai lontana e le prime nevi cominciano a ricoprire le solenni vette delle Alpi. I boschi risplendono dei variopinti colori dell’autunno ed un freddo sempre più pungente annuncia l’avvento dell’inverno e, con esso, della Coppa del Mondo di sci. L’anno post-olimpico desta sempre molta curiosità per assodare quali saranno i veri e reali valori in campo e la stagione attuale culminerà a febbraio con i Campionati del Mondo di Garmisch-Partenkirchen, località turistica dove Adolf Hitler adorava trascorrere le vacanze in compagnia di Eva Braun.

La nazionale tricolore si presenterà al cancelletto di partenza senza celare obiettivi ambiziosi. In particolare nella velocità maschile sono attesi i risultati più importanti, poiché l’Italia può contare su di un autentico squadrone, composto da atleti ormai prossimi alla piena maturità agonistica come Peter Fill, Werner Heel, Christof Innerhofer. A questi si aggiungono il veterano Patrick Staudacher, sempre pericoloso in SuperG, ed il talentuoso Dominik Paris, appena 21 anni ma già pronto ad impressionare con le sue notevoli doti da scivolatore (alla Ghedina per intenderci).

Poche novità, invece, nelle discipline tecniche, dove in Gigante aspirano ad ottimi piazzamenti i veterani Massimiliano Blardone e Davide Simoncelli, mentre in Slalom la garanzia è rappresentata dal campione olimpico Giuliano Razzoli, cui si aggiunge un Manfred Moellg voglioso di riscatto di un 2010 opaco. Atteso al salto di qualità il giovane Stefano Gross. Per quanto riguarda il Gigante, infine, sarebbe auspicabile l’ingresso in squadra in pianta stabile da parte di alcuni velocisti come Heel e Innerhofer, in considerazione del fatto che i tracciati di gara sono sempre più filanti (salvo ovviamente alcune classiche come Alta Badia ed Adelboden).

In campo femminile, invece, la novità di maggior rilievo potrebbe provenire da Johanna Schnarf, esplosa nel finale della scorsa stagione in Discesa e SuperG e desiderosa di inserirsi in pianta stabile in zona-podio. La 26enne altoatesina sarà affiancata dalle sorelle Fanchini (con Nadia al rientro dopo il grave incidente alle ginocchia patito a gennaio) e dalle veterane Daniela Merighetti e Lucia Recchia. In Gigante la punta di diamante resta Denise Karbon, con le varie Nicole Gius e Camilla Alfieri in agguato per qualche risultato a sorpresa. In questa disciplina Manuela Moellg spera finalmente di raggiungere la tanto attesa vittoria, mentre la giovane Federica Brignone dovrà confermare il talento espresso nelle prime gare dell’annata precedente. Infine lo slalom, al momento tallone d’Achille di questa nazionale rosa. Chiara Costazza convive ancora con i postumi dell’operazione subita due stagioni or sono e salterà sicuramente la prima prova di Levi prevista a metà novembre. Per il resto poco o niente, con Karbon, Gius e le sorelle Curtoni a caccia di qualche buon risultato nella top10.

Insomma, non abbiamo il fuoriclasse in grado di lottare per la sfera di cristallo assoluta, tuttavia l’Italia, per completezza in ogni reparto e qualità dei suoi atleti, possiede le carte in regola per confermarsi tra le tre potenze mondiali di questo sport (insieme ad Austria e Svizzera). Bentornato Sci Alpino!

Federico Militello

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Casiraghi cretino

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Under21 fuori da tutto, emblema del declino del calcio italiano

Posted on 13 October 2010 by Federico87

Il calcio italiano, a partire dal trionfo dei Mondiali 2006, ha intrapreso una lenta ma inesorabile parabola discendente, culminata con lapeggior stagione dell’ultimo mezzo secolo. Sì perché questa Italia ricorda molto quella degli anni ’50 e 60′, quando fallì l’unica (per ora) qualificazione ai Mondiali nel 1958 e le Olimpiadi dal 1956 al 1968 (escludendo l’edizione casalinga del 1960). Cari amici, il pericolo serio è quello di ritornare a quei tempi e, dopo anni di poderose ed indimenticabili cavalcate trionfali, abituarsi a questa nuova e cruda realtà non sarà facile.

Al termine del disastroso Mondiale sudafricano, dove gli azzurri non riuscirono a prevalere neppure su avversari non insormontabili (per non dire altro) come Slovacchia (che ha perso in Armenia qualche giorno fa…) e Nuova Zelanda (un pareggio contro la Nuova Caledonia nelle scorse qualificazioni alla Coppa del Mondo…), si parlò di nuovo corso, di una rifondazione da affidare al demiurgo Cesare Prandelli. Il ct di Orzinuovi, tuttavia, non è un mago e non è giusto chiedergli lo sbarco su Plutone. La rosa della selezione tricolore attuale è carente in tutti i reparti, nessuno escluso: in porta ci sarà bisogno di Buffon sino a quando avrà 40 anni, in difesa si fatica a trovare dei nomi ‘convocabili’ con il solo Chiellini di un certo spessore (con una grave crisi sulle corsie laterali), a centrocampo rimaniamo aggrappati al sempre imprescindibile (ma ormai 31enne) Pirlo (tanto che a 30 anni, in mancanza di alternative, è stato richiamato Mauri), in attacco i gol arrivano con deprimente parsimonia (i vari Borriello, Pazzini, Gilardino non sono dei fuoriclasse e Cassano ormai è diventato un uomo assist). L’unico campione in grado di fare la differenza, Balotelli, è ai box da quasi due mesi per un infortunio al ginocchio.

A completare questo paesaggio dai contorni macabri ci ha pensato oggi l’Under21dell’ormai ex ct Casiraghi, la cui umiliante sconfitta per 3-0 con la Bielorussia verrà ricordata per sempre come una delle Forche Caudine della storia del calcio italica. La notizia gravissima è l’ormai certa mancanza del Bel Paese dalle prossime Olimpiadi di Londra: non accadeva dal 1980. L’attuale (ed ormai terminato) ciclo rappresenta certamente il peggiore che si ricordi dal 1990 a questa parte tecnicamente parlando. Rimpiangendo le Under21 dei vari Buffon, Totti, Del Piero, Cassano, Gattuso e Pirlo (ma anche l’ultima con Aquilani, Chiellini, Cigarini e Montolivo), la rosa attuale è apparsa sin dallo scorso anno lacunosa in ogni reparto, in particolare in quello della porta, con Mannone, non a caso, principale protagonista della sciagurata ed umiliante prestazione nella Russia Bianca.

E qui emerge palese il vero problema che sta assassinando il nostro calcio: i giovani italiani stanno scomparendo quasi completamente dalla Serie A. Se addirittura il talentuoso Fabbrini scalda la panchina dell’Empoli in Serie B, allora non servono ulteriori spiegazioni, se non quella che i dirigenti dei club nostrani sono assolutamente incuranti ed insensibili al benessere della loro nazionale. Gli unici calciatori di questo gruppo già affermati nella massima serie sono Ranocchia, Santon (troppo presto paragonato a Maldini), Poli e De Silvestri, ma tutti gli altri? Tutti tra le riserve delle squadre provinciali o addirittura in seconda e terza divisione. In questo modo la crescita tecnica e mentale di un giocatore è pressoché impossibile, in quanto viene privato del necessario confronto con il calcio internazionale ormai decisivo per forgiarne la tempra. Molti atleti di casa nostra, quindi, arrivano impreparati ed inesperti alle sfide sia dell’under21 che della nazionale maggiore. Continuando così, con gli stranieri che sempre più superano come numero gli azzurri nelle formazioni domenicali, non si potrà che peggiorare ulteriormente ed allora l’Italia sarà etichettata come nobile decaduta. Una domanda è lecita: quante disfatte ancora dovremo subire affinché coloro che governano il calcio si accorgano della desolante situazione e decidano di intraprendere una decisa (e soprattutto seria) inversione di tendenza?

Federico Militello


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matej-cernic

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L’Italia piega gli Usa con un super Cernic

Posted on 05 October 2010 by Federico87

Fondamentale vittoria per l’Italia nella terza fase dei Mondiali di Roma. Gli azzurri hanno superato per 3-1 gli Stati Uniti campioni olimpici in carica al termine di una cruenta battaglia, dove si è lottato su ogni palla come se fosse quella della vita. Ora la selezione tricolore è padrona del proprio destino: battere domani la Francia per approdare in semifinale (in caso di sconfitta saremmo fuori a causa del quoziente punti).

Nel primo set calava il gelo sul PalaLottomatica: gli statunitensi, trascinati dai missili in battuta di Stanley, rendevano praticamente impotente la ricezione italiana. Alla fine il 25-14 finale portava gli azzurri ad un bivio: reagire subito oppure scrutare le semifinali allontanarsi sempre più sino a diventare un miraggio. La risposta degli uomini di Anastasi, però, era rabbiosa ed il match cambiava improvvisamente volto. L’Italia si destava soprattutto grazie all’esperto Matej Cernic, entrato nel primo set al posto di un Parodi in palese difficoltà in ricezione. Il 32enne di Gorizia riportava equilibrio in squadra e con la consueta esperienza riusciva a mettere giù tutte le palle più delicate. Anche in questo caso si procedeva sul filo dell’equilibrio, ma alla fine gli azzurri riuscivano ad impattare sull’1-1. Subito dopo l’Italia volava sulle ali dell’entusiasmo nel terzo parziale, portandosi addirittura sul 16-10. In quel momento, purtroppo, i rappresentanti del Bel Paese subivano un clamoroso recupero da parte degli yankee, che capovolgevano il punteggio sul 24-23. Colpita ai fianchi, la nostra nazionale tratteneva il respiro ma, pur barcollando, manteneva calma e sangue freddo. Ancora una volta ci pensava Cernic a chiudere sul 28-26. Nel decisivo quarto set, infine, gli Usa avevano un sussulto d’orgoglio con i soliti Priddy e Stanley, i quali erano comunque evidentemente calati rispetto allo scoppiettante inizio. Si procedeva in parità fino al 21-21, quando un paio di ottime battute di Fei consentivano il break decisivo per il definitivo 25-22.

Insomma, un’Italia non bella, senza un vero trascinatore, con alcuni problemi che sovente si ripresentano in ogni match (la discontinuità di Fei, le difficoltà sulle battute floating di Marra, i frequenti black-out). A questo punto della manifestazione iridata, tuttavia, entrano in ballo anche altre componenti, come la grinta, il carattere, la determinazione di voler agguantare l’obiettivo ad ogni costo. Tutte qualità di cui la selezione tricolore può fregiarsi. Domani la sfida ai transalpini: sarà una lotta all’ultima schiacciata.

Federico Militello

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Pozzato Mondiali

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Mondiali ciclismo: Italia, cosa non ha funzionato?

Posted on 03 October 2010 by Federico87

E’ terminato con una beffarda medaglia di legno il Campionato Mondiale elite dell’Italia, con Filippo Pozzato di un soffio dietro all’australiano Davis. Bisogna ricordare che, a parte alle Olimpiadi, nelle gare di ciclismo (soprattutto quelle di un giorno) l’unico risultato che conta davvero è il primo gradino del podio, quindi anche un eventuale bronzo non avrebbe cambiato la sostanza dei fatti. Questa prima nazionale di Bettini, seppur combattiva e volenterosa, non poteva vincere.

I motivi sono presto detti. Il solo puntare su di un capitano unico come Pozzato ha costituito un rischio sin troppo azzardato. Alla soglia dei trent’anni, infatti, il ciclista veneto, seppur innegabilmente dotato di grandi potenzialità, non è ancora riuscito ad imporsi come ‘vincente’, collezionando sin qui nel suo palmares un solo successo ‘vero’ in campo internazionale: la Milano-Sanremo del lontano 2006. Troppo poco per poter ambiziosamente sperare in un exploit iridato. Alternative al 29enne di Sandrigo, comunque, non erano ipotizzabili, in quanto al momento l’unico problema vero dell’Italia è la ricerca di un velocista di caratura mondiale, soprattutto in previsione dei prossimi Mondiali del 2011 e delle Olimpiadi del 2012, quando di salite ce ne saranno ben poche. Con Petacchi ormai in età avanzata e tormentato dai noti guai con la giustizia sportiva e Bennati anonimo da un paio di stagioni, la speranza è quella che i giovani Gavazzi, Oss e Viviani sappiano bruciare le tappe per fornire nuove ed interessanti alternative al ct.

Oggi l’unica tattica possibile era quella di attaccare sin dai primi km per rendere dura la corsa ed il comportamento della selezione tricolore, in tal senso, è stato encomiabile. Sino ai -30 dal traguardo tutto era funzionato alla perfezione e ad un certo punto, con Nibali e Visconti in fuga con Evans, Serpa Perez e Sorensen con quasi un minuto di vantaggio sul gruppo dei velocisti, si poteva addirittura sperare nel colpo grosso. Anche Pozzato sino al penultimo giro si era ben comportato, tallonando incessantemente la ruota del favorito Gilbert. Nell’ultima tornata, tuttavia, la punta azzurra veniva colpita dai crampi e non riusciva a rispondere al deciso attacco del campione belga. A quel punto si era intuito che sul Mondiale dell’Italia era calato il sipario. Nella successiva volata Hushvod (primo oro della storia per la Norvegia) precedeva il danese Brechel e l’aussie Davis. Insomma, alla prova dei fatti non era una competizione iridata da velocisti puri (Cavendish e Farrar si sono ben presto staccati), ma da passisti dotati di resistenza e di un ottimo rush finale. Tra i delusi di giornata anche lo svizzero Cancellara, che ha perso le ruote del gruppo nel corso della penultima salita.

Termina quindi un Mondiale nel complesso positivo per il Bel Paese, dove, oltre al titolo iridato di Giorgia Bronzini, le note positive sono rappresentate dalle buone prestazioni fornite gli under23 Mammini e Battaglin e dallo spirito di gruppo che ha accompagnato la nazionale elite. Bettini avrà certamente da lavorare, tuttavia la base di partenza da cui partire induce certamente all’ottimismo.

Federico Militello

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Ladies Tour of Qatar cycling race

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Impresa Bronzini, nuova regina del mondo

Posted on 02 October 2010 by Federico87

Nel terso e cristallino cielo dei canguri, sventola leggiadro un luminoso tricolore: Giorgia Bronzini è la nuova campionessa del mondo di ciclismo femminile. Come nelle previsioni, il tracciato di Geelong poco si addiceva alle caratteristiche della iridata in carica Tatiana Guderzo, mentre la 27enne velocista di Piacenza avrebbe potuto invece trovarsi a proprio agio. Così è stato.

Negli ultimi chilometri erano in fuga la britannica Emma Pooley (oro nella cronometro) e la forte tedesca Judith Arndt. Qui emergeva tutta la grande compattezza della squadra azzurra, con Noemi Cantele e la stessa Guderzo che si mettevano a disposizione della loro velocista tirando il gruppo come delle forsennate e riportandosi sulle due battistrada. Ai -500 dal traguardo la fuoriclasse Marianne Vos lanciava lo sprint, seguita dalla svedese Emma Johannson e dalla Bronzini. Essendo l’arrivo in leggera salita (pendenza del 6%), si capiva ben presto che l’attacco della ciclista orange era stato troppo anticipato; così scattava poderosa e devastante la volata della nostra rappresentante, che ai -150 metri si alzava sui pedali e, con una maestosa progressione, bruciava nell’ordine Vos (alla quinta medaglia mondiale a soli 23 anni, 1 oro e ben 4 argenti) e Johannson di mezza bicicletta.

Dopo il successo dello scorso anno targato Guderzo, dunque, l’Italia si riconferma (3a vittoria in 4 anni) con la saetta Bronzini, mostrandosi ancora una volta la nazionale migliore del pianeta proprio per la sua grande adattabilità a tutti i tipi di percorso.

Domani il Mondiale si concluderà con l’attesa competizione maschile. Se tra le donne e gli under23 la gara si è risolta in volata, non è detto che accada altrettanto tra i professionisti, dove nazionali come Belgio ed Italia possiedono tutto l’interesse a rendere la corsa dura. Possibile che lo svizzero Cancellara provi una rasoiata nel finale e lì, alla sua ruota, dovrà esserci anche Filippo Pozzato.

Federico Militello

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