John Lennon si aggira ancora come un’anima senza pace per le vie del mondo, e non solo con le sue canzoni, come se non fosse bastata la sua morte violenta e assurda. John scriveva canzoni bellissime nell’illusione di un bambino, e di un bambino che sogna inquieto ad occhi aperti, che i suoi desideri, le sue speranze e i suoi stessi limiti lo conducano non alla verità, ma oltre la verità, alla conquista di un mondo diverso, laddove gli uomini, incapaci da sempre non solo di costruire la pace, ma anche solo di amarla e di desiderarla, vivano finalmente nella concordia, nell’armonia e nella giustizia. Ma John ci credeva veramente, s’infischiava della gloria e del denaro, e come tutti coloro che credono che sia possibile un mondo diverso, come tutti coloro che non si rassegnano, come tutti coloro che sono capaci di lanciare lo sguardo oltre il presente, era troppo occupato a vivere. Le sue canzoni, non solo quelle che parlano della pace, sono così struggenti e tenere proprio per questo, e proprio come il racconto di un bambino che crede fermamente in una favola e ne resta prigioniero, convinto che i cattivi saranno sconfitti, come nelle altre favole in mezzo alle quali questa è la più bella, ma è pur sempre una favola; e qui invece i cattivi arrivano e lo imprigionano in un castello di ghiaccio. Ogni volta che una favola finisce bene ne comincia un’altra dove gli orchi e le streghe sono sempre lì, redivivi, per fare del male ai bambini, ma John ha sognato l’ultima favola dell’umanità, quella della pace e della concordia in tutto il mondo, senza più sfruttatori e oppressi, ricchi e poveri, e neanche buoni e cattivi. Ci ha regalato però la bontà e la bellezza della sua anima, talmente libera e grande da lasciarci sognare i suoi stessi sogni, sia pure a modo nostro, e da farceli sognare di più. Ora come se non bastasse che la sua morte sia stata una crudele beffa anche la sua immagine e le sue parole vengono calpestate e usate in malo modo, perché John a 30 anni dalla sua morte fa la pubblicità. John fa la pubblicità di una macchina, il suo volto, la sua voce e le sue parole vengono usati con profonda e sorda violenza per vendere una macchina, mentre la vorace Yoko Ono ha sempre la vile scusa in tasca, che così John non si dimentica. Ebbene preferiamo dimenticarlo e che lo si dimentichi, e anche lui lo preferirebbe, disperdendosi nell’immensità di un cielo stellato o di in giorno nella vita. E allora John se puoi vola via, lascia solo un buco nero al posto del tuo viso e della tua voce dolce e poi lascia che la macchina sfrecci via, prega il Dio in cui non credevi perché ti liberi, no, lascia il tuo viso e la tua voce e poi al posto della macchina una distesa ondeggiante, campi di fragole, che nessuno può comprare, campi di fragole infiniti.






