Sì, lasciamo che brucino, tra l’altro è abbastanza nel loro stile, e lasciamo che continuino a farlo nel tripudio del nostro stile, cioè tra paroloni eleganti e cauti e magari tra pistolotti stilisticamente corretti accuratamente destituiti di ogni possibile retorica. Lasciamo che brucino intelligentemente, perché la morte è intelligente, e non è retorica. Lasciamo che i bambini vadano a Dio come lui stesso ci ha chiesto, quello che è sicuro è che staranno meglio. Continuiamo a dire che le case popolari vanno prima agli italiani perché adesso questa roba non è retorica, ma pare quasi avanguardia stilistico-filosofica, e continuiamo a dirlo anche se nel paese della micragna e della vergogna e del mattone le case popolari vanno a 4 gatti arrabbiati e magari con due o tre pensioni, e continuiamo a non dire le cose che vanno dette e come vanno dette o come ci riesce di dirle per non infastidire il gusto letterario di 4 intellettuali arrabbiati con il mondo, tanto da definire pubblicamente una povera cretina la Commissaria europea Vivian Reding perché trovò da ridire sulle deportazioni di Sarkozy, dato che lo fece usando termini poco diplomatici ed esprimendo un concetto brutale, che palesemente non si riferiva ad una realtà in atto ma ad una realtà in potenza, in altre parole, paragonò i gentili “traslochi” di Sarkozy appunto alle deportazioni naziste, attirandosi una pioggia d’improperi e pure la responsabilità che data la cretinaggine del paragone, l’Unione ha adesso le mani legate. Sarà sciocco, certo, non illudersi che l’evoluzione del genere umano sia giunta a un punto tale da permetterci di sentirci al riparo da odio razziale e persecuzioni nella civile Europa, specialmente dopo la guerra di Bosnia, ah già che sciocchezza, quella era una guerra di religione, oops. Ma nel regno dell’apparenza, magari una brutta apparenza, purché stilisticamente e comportamentalmente corretta, anche i parrucconi ci sguazzano, amando più che altro il loro mondo elegante e intelligente e amandosi tra di loro alla follia, al punto da contribuire a creare questo ovattato e nebuloso mondo dove si capiscono solo tra loro, un mondo di forme, di formule, di canoni diplomatici nelle alte come nelle meno alte sfere, di stilemi inaccessibili al povero mortale che ingenuamente si domanda perché accidente un Presidente possa permettersi di effettuare tralochi di massa sia pure avendo la gentilezza di non rinchiudere nessuno in campi di concentramento; e pur arrivando ad afferrare il difficilissimo concetto che non si tratta esattamente di deportazioni naziste, il mortale di cui sopra non riesce tuttavia a trattenersi dall’esprimere l’imperdonabile idiozia di domandarsi che cosa mai ci si possa aspettare dal fatto che ben altro che la dittatura hitleriana, cioè una solida democrazia nel bel mezzo dell’Europa e in pieno 2010 abbia potuto concepire, esprimere ed effettuare traslochi di massa, a beneficio di popolazioni nomadi che non può vedere nessuno. E tra poco, detto con la massima retorica, è meglio Sarkozy di Alemanno che non li ha ancora traslocati da Roma, solo da un posto all’altro, ma non ha trovato 4 euro nemmeno per costruire delle baraccopoli dove almeno non si vada a fuoco, in attesa che il progresso della mente, della parola e della condotta umana, e delle formule algebrico-diplomatiche, c’illumini su cosa fare dei rom, anzi su cosa fare di masse ormai sconfinate di gente povera ma male abituata da costituzioni, convenzioni e varie a pensare a se stessa come titolare di diritti, masse tra le quali quella dei rom è la più sparuta, la più spaurita e la più tranquilla. Quanti giorni sono passati, otto, dieci, dalla morte dei fratellini rom, ancora ne parla qualcuno, riferendosi a qualcos’altro, di striscio, di sbieco, cautamente, ma ancora per poco, fino alla prossima. C’è solo il Papa che ne parla senza mezzi termini e direttamente, confermandoci con poca cautela intellettuale, caratteristica questa di molti Papi, spesso dotati d’intelletto e di diplomazia superiori a qualunque possibile media, che questa è un’inenarrabile vergogna. Ma tutti pendono dalle labbra del Papa e di Bagnasco perché non venga usata cautela né mezzi termini per bollare con marchio d’infamia i bagordi del premier, immemori di ogni fanfaluca stilistico-comportamentale-diplomatica che fino a un momento prima sembrava illuminare le loro menti, e continuando ad ottenebrare la coscienza e l’operato di quelle piccole élite che sono vasi comunicanti tra loro e alle cui azioni e rappresentazioni la collettività spesso è legata e collegata, quando non ne è dipendente. E’ anche per questo che non cambia niente, che il premier e i suoi amici folleggiano, che i rom bruciano e che la gente “normale” a momenti neanche più esiste. E’ solo la Chiesa Cattolica che sta comprendendo tutto questo, quella il cui preteso “moralismo” ora viene invocato come una manna perché venga ad abbattersi come una mannaia sulle malefatte di un premier che gli insegnamenti morali della Chiesa li ha presi e gettati al macero per decenni con la sua Bibbia Mammona mentre i parrucconi cercavano parole eleganti e formule sopraffine per arginare la deriva verso il disastro antropologico, dopo aver gettato nello stesso posto di Berlusconi duemila anni di sapere teologico e filosofico, e aver fatto aeroplani di carta con gli insegnamenti morali della Chiesa: moralismo, piagnistei sentimentali, spettri per spaventare le vecchine, oppio dei popoli, che hanno permesso al Papa di trovare le uniche 4 parole giuste mentre non c’è un solo politico o parruccone che trovi cose giiuste da dire e da fare.