Yes, We cannabis

Posted on 25 October 2010 by michele.l

In questi giorni anche il Times, simbolo della sobrietà inglese, s’interroga sulla possibilità di legalizzare l’uso delle cosiddette droghe leggere. Il dibattito ha preso piede nello Stato della California, il quale, per scongiurare il pericolo concreto di bancarotta, sta valutando l’ipotesi, attraverso un referendum, di consentire l’uso controllato della marijuana. La cosa che sorprende di più  della vicenda è che una proposta del genere venga da un Paese tradizionalmente puritano come gli Stati Uniti. I fatti parlano chiaro, l’impiego crescente di mezzi e risorse, che gli USA e, soprattutto, la California non possono più permettersi, ha prodotto scarsi risultati. In effetti, è una guerra impari, qualcuno direbbe asimmetrica, dove lo spazio riconquistato alla legalità viene immediatamente rioccupato da una nuova organizzazione criminale nazionale o straniera che sia. A questo punto mi chiedo e vi chiedo, francamente, se non sarebbe il caso di legalizzare l’uso delle droghe meno nocive, allo scopo di sottrarre risorse preziose alla mafie ed alle organizzazioni criminali di tutto il mondo?. A vantaggio di questa tesi vi voglio fare alcuni esempi. Prendiamo anche l’oppio, esso scostituisce la principale risorsa di finanziamento dei Taliban, ma allo stesso tempo è anche uno dei prodotti più usati a scopo farmaceutico. Dunque, non sarebbe il caso di consentire la produzione legale del papavero come forma di sostentamento ai poveri contadini afgani, a cui nulla è rimasto se non una parola vuota, chiamata democrazia?. Per quanto riguarda poi l’Italia, il problema ha assunto ormai una connotazione nazional-popolare, dove politici, professionisti, impiegati, artigiani, operai, casalinghe, studenti ecc. si concendono qualche “vizio”, in barba ad una morale perbenista ed ad una legge, se non sbagliata, praticamente inutile. La legge Fini-Giovanardi ha mostrato tutti i suoi limiti nell’aumento crescente dell’uso, ad esempio, della cocaina e si pensi solo ad una città come Napoli, dove vi è il più grande mercato all’aperto della droga d’Europa, tanto per citare Saviano. Del resto, il proibizionismo non ha fatto  molta strada, da Al Capone al referendum californiano. Alla luce dei fatti appena illustrati, credo di potermi dichiarare a favore della produzione e della vendita legale di talune droghe, sull’esempio olandese di Amsterdam, dove il commercio di tali sostanze non solo assume un’aspetto decoroso, ben lontano da quello di molte strade italiane, ma è anche una fonte di guadagno per l’intera comunità. Yes, We cannabis.

http://punto-omega.blogspot.com/

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  1. Bagarre sul certificato di nascita di Obama Says:

    [...] presinte sia nato in Kenia e non negli Stati Uniti. Per la legge americana un presidente degli USA deve essere nato in territoria americano, quindi se Trump & c. avessero ragione Obama non [...]

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