Un appello per Salvare Simone, il loro compagno affetto da una gravissima malattia che gli sta avvelenando il sangue. È questa l’iniziativa lanciata dagli allievi dell’Istituto Tecnico Industriale “Mattei” di Vasto, Chieti, per salvare il loro compagno. Simone, 17 anni, lotta contro un tumore del sangue e, per guarire, avrebbe bisogno di «trovare un donatore compatibile di cellule staminali emopoietiche», come si legge nell’annuncio dei suoi compagni. Simone avrebbe bisogno cioè di un trapianto di cellule che, differenziandosi, siano in grado di produrre globuli rossi, globuli bianchi e piastrine sani. Il problema è quello della compatibilità: il materiale genetico deve cioè, come avviene in un trapianto, essere accettato dal corpo del malato. Per questo esiste una banca mondiale e un registro internazionale dei donatori, con 5 milioni di iscritti. Ma questo non vuol dire che si trovi immediatamente chi possa salvare Simone. Per questo i suoi compagni di scuola, nel tentativo di accelerare ed espandere le ricerche, hanno cominciato, sentiti i genitori del ragazzo, a distribuire volantini e a pubblicare sul web l’appello: AAA cercasi «un donatore, in buono stato di salute – si legge nel documento – d’età compresa tra i 18 e i 37 anni. Coloro che rispondono a queste caratteristiche e vogliono aiutare Simone possono recarsi presso il Centro Trasfusionale dell’ospedale San Pio da Pietrelcina di Vasto per sottoporsi ad un prelievo di sangue per testare la propria compatibilità». Il ragazzo, che ha frequentato soltanto il primo giorno di Scuola per poi assentarsi per dei controlli, oggi è all’ospedale Sant’Orsola-Malpighi, Bologna, dove è seguito dall’unità operativa di ematologia guidata da Michele Baccarani. L’ammirevole entusiasmo dei suoi compagni, però, che certo gioverà al morale di Simone e alla sua voglia di guarire, potrebbe presto smorzarsi: le cellule che serviranno a salvare Simone possono provenire solo dal canale ufficiale, quello della banca internazionale dei donatori che, secondo la struttura emiliana, non potrebbero nemmeno fare i test di compatibilità. Ma la speranza di ampliare, anche di poco, il numero dei possibili donatori, deve essere l’ultima a morire.
Ga.Pi.






