
Il mercato dell’auto è in crisi nera. Non è una novità. 
Per il 2009 il nostro Consiglio dei Ministri annunciava trionfante la soluzione: varato il pacchetto di aiuti e incentivi anti-crisi relativo al settore dell’auto! Applausi scroscianti accolsero la notizia e l’apparente ripresa fu immediata. Sull’onda degli incentivi statali, infatti, le case automobilistiche ricominciarono a vendere anche nel nostro Paese, prima fra tutte la FIAT che registrò positivi incrementi di fatturato per diversi mesi mentre, con cieco ottimismo, gli addetti ai lavori assicuravano che il peggio era ormai alle spalle.
Ma, ovviamente, era solo un’illusione.
Gli incentivi statali, così concepiti, non potevano essere la cura definitiva, ma andavano visti e sfruttati come un modo -più o meno efficace- per dar fiato ad un settore immobile e passivo. In quel periodo di grazia, le case costruttrici, avrebbero dovuto investire ed innovarsi, così da essere pronte a riaffrontare il mercato contando solo sulle proprie forze.
Ma siamo in Italia, patria di tanti giovani e promettenti esuli e vecchi fossili saldamente radicati alle poltrone.
Così, come volevasi dimostrare, l’illuminazione mai raggiunta dalla dirigenza in tanti anni manca all’appello per l’ennesima volta ed il mercato dell’auto torna ad imitare il Titanic…
Vero, Marchionne ha clamorosamente acquisito il marchio Chrysler, ma intanto le produzioni delle case europee migrano sempre più verso Est, partendo dalla Polonia ed arrivando fino alla terra del Sol Levante, con conseguente disoccupazione e trasferimento di ricchezza.
Gli ultimi mesi poi, sembrano rappresentare il preludio all’armageddon…il “20 Dicembre 2012″ del panorama automobilistico italiano. L’assenza degli incentivi statali infatti, continua a pesare sul mercato nazionale che, per il quinto mese di fila, resta negativo, segnando un calo di vendite attorno al 19%, mai così basso da 17 anni a questa parte!
Ma vi sorprende? Eppure il motivo di tale ecatombe economica, almeno per quel che mi riguarda, è tanto evidente da far apparire imbarazzante l’occlusione mentale di chi potrebbe e dovrebbe risolvere la situazione: gli italiani non c’hanno il cash!
Il mercato dell’auto è saturo! Non si vende perché, di fatto, non c’è più richiesta! Ma come si può pensare che una produzione annua di quasi un milione di unità -solo in casa FIAT-, possa essere sostenibile nel lungo periodo? Soprattutto con i prezzi folli su cui anche le utilitarie più infime si attestano…!
E la situazione negli altri paesi non è certo migliore.
L’errore che managers ed imprenditori del settore continuano a commettere è vedere l’auto come un bene di consumo usa e getta…come in realtà non è e non può essere, e su questo basare tutta la strategia economica.
Certo, ci sono i cosiddetti Paesi Emergenti, vedi il Brasile e l’Argentina, o la Cina…serbatoi immensi, pronti ad accogliere milioni di autovetture…ma anche loro hanno una capienza, non sono infiniti! Se la filosofia stessa di questa industria non cambia, se i protagonisti non diventano più saggi e lungimiranti, l’apertura verso questi nuovi mercati non farà altro che ritardare il definitivo ko.
E allora che fare?
Bel problema… Ovviamente, ormai, la produzione non può rallentare, almeno non più di tanto, anche perché ora come ora i dipendenti ed i lavoratori legati al settore automotive solo nel nostro Paese sono parecchie centinaia di migliaia ed un rallentamento significherebbe tagli e disoccupazione -con relativo calo di consumatori, tra l’altro- . Anche decentralizzare all’estero, come anticipavo prima, credo sia una strategia pericolosa e dannosa, forse redditizia a breve termine ma alla fine autodistruttiva.
Io, che non sono un’economista o un esperto in strategie economiche internazionali, interpreto ciò che osservo e credo che una possibile soluzione possa essere la diversificazione di produzione e servizi. Se una grande azienda come la FIAT o qualunque altra casa automobilistica utilizzasse il proprio know-how ingegneristico e le proprie risorse umane e tecnologiche per offrire prodotti e servizi trasversali -trasversali ma pertinenti, ovviamente-, amplierebbe esponenzialmente il proprio mercato, sopperendo così al lungo ciclo di vita che caratterizza il prodotto principale (l’automobile). Un po’ come ha iniziato a fare in GermaniA (guarda caso) la VolksWagen che, circa un anno fa, dopo “l’auto del popolo”, si è reinventata “l’energia del popolo”, avviando la produzione dei cogeneratori domestici EcoBlu che, in parole povere, sono generatori elettrici azionati da un motore 2.0 diesel (quello della Touran, per capirci) e che, in più, sfruttano il calore prodotto per offrire riscaldamento ed acqua calda all’edificio che li ospita.
…per la cronaca, ho detto “reinventata” perchè, in realtà, questi EcoBlu altro non sono che il “Totem” , dispositivo ideato dall’ingegner Palazzetti e presentato al Salone della Tecnica di Torino nel 1975 (!) ma abilmente snobbato dalla scaltra dirigenza FIAT di quel periodo…
Intendiamoci, questi sono esempi, ipotesi e riflessioni da osservatore pensante, non da esperto in materia…ma immagino conveniate con me che non siano poi tanto sciocche o sconclusionate.
Invece, entro uno o due anni, FIAT vedrà scorporare dal proprio gruppo tutte le produzioni secondarie, vedi le macchine movimento terra (Cnh), i veicoli commerciali di Iveco, e Powertrain per motori e cambi (beh…una genialata! considerando che i motori sono una delle poche cose che alla casa torinese è sempre riuscita bene…). Questo significa che l’azienda si concentrerà esclusivamente sul proprio “core business”, producendo esclusivamente auto. Anzi, potenziando notevolmente la propria produzione per arrivare ad 1,4 milioni di unità prodotte annualmente entro il 2014…!
Io sono certo che gli strateghi ed i managers della Casa abbiano la creatività e le competenze per indovinare la strada giusta e risollevare le sorti della nostra gloriosa industria, ma devo ammettere che l’idea di affrontare un mercato saturo aumentando ulteriormente la produzione, mi fa tornare alla mente il commesso dell’IKEA in una puntata dei Simpsons, il quale, davanti ai bambini dall’aria disperata che affondavano inesorabilmente nella vasca delle pallina colorate, folgorato da una brillante idea risolutiva esclama:
“i bimbi non sembrano felici…AGGIUNGETE ALTRE PALLETTE!”
GianMarco Cremonesi







September 5th, 2010 at 2:44 pm
sono completamente d’accordo. penso che il problema dell’Italia sia la paura di rinnovarsi, la mancanza di flessibilità e la totale assenza dello spirito di adattamento, tutte qualità necessarie in un mercato globale in continuo cambiamento. purtroppo sembra che nessuno abbia capito che non è possibile curare nuovi mali con vecchi rimedi e questo mix di testardagine e conservativismo ci condanna a essere sempre ultimi nonostante, nella maggiorparte dei casi, la formula del successo sia proprio nelle nostre mani…..
September 5th, 2010 at 3:02 pm
Ti ringrazio per il commento Luigi, credo tu abbia centrato in pieno uno dei problemi principali del nostro Paese…!