BRUXELLES – È arrivata ieri la decisione della Commissione europea in seguito alla richiesta avanzata lo scorso anno da Sky Italia, nella quale veniva reclamato il diritto della società di partecipare alle gare d’appalto per le frequenze del digitale terrestre. L’esecutivo UE ha dato il via libera alla società di Rupert Murdoch, dettando però alcune condizioni: l’azienda potrà promuovere offerte solo per uno dei cinque multiplex che saranno a breve disponibili ed inoltre, nel caso di assegnazione della frequenza, sarà possibile trasmettere i programmi esclusivamente in chiaro. La scelta della Commissione è stata motivata con il cambiamento delle condizioni nell’attuale mercato televisivo italiano, e per tale motivo si giunge al cambiamento di rotta rispetto alla precedente pronuncia, che invece poneva limiti all’entrata di Sky sul DTT fino al 2012, anno in cui terminerà in tutta Italia il passaggio alla nuova tecnologia di trasmissione.
«La Commissione ha deciso che in seguito ai cambiamenti sopravvenuti nel mercato italiano, Sky dovrebbe essere in grado di partecipare all’asta per le frequenze per la televisione digitale terrestre, a condizione che usi questa frequenza per trasmissioni in chiaro», afferma il portavoce della Commissione Jonathan Todd in seguito alla pubblicazione della decisione. E aggiunge: «Questo garantirebbe il mantenimento di un mercato competitivo in Italia e permetterebbe un aumento della concorrenza sul mercato della Tv digitale italiana».
Non è dello stesso avviso l’azienda del Presidente del Consiglio, che tramite un comunicato annuncia la presentazione di un ricorso alla Corte di Giustizia europea: «Riteniamo che le condizioni fissate dalla commissione nel 2003 che impedivano a Sky di entrare nella tv digitale terrestre sino al 2012 in virtù della sua posizione dominante sul mercato pay, siano ancora valide come del resto il market test svolto tra tutti gli operatori italiani ha sostenuto. Con questa decisione si autorizza il monopolista della televisione satellitare e pay, non dimentichiamo che Sky detiene il 99,8% della pay tv satellitare e l’86% della tv a pagamento, a operare nel mercato free e lo si autorizza a entrare in possesso degli asset frequenziali già insufficienti per gli operatori attuali. Per questo Mediaset ricorrerà contro tale decisione alla Corte di Giustizia Europea».
Anche il Governo italiano – presieduto dall’azionista di maggioranza delle reti Mediaset, Silvio Berlusconi – si è espresso formalmente contro l’ingresso della società di Murdoch nel mercato del digitale terrestre; tale politica ha contribuito alla circolazione di alcune voci su un presunto tentativo di esercitare pressione da parte del Presidente del Consiglio nei confronti di alcuni membri della Commissione. La voce è stata tuttavia smentita da Pia Ahrenkilde, portavoce dell’esecutivo: «Non sono a conoscenza di nessuna attività di lobby dell’ultimo minuto, l’informazione che circola riguardo ad un’eventuale pressione ad alto livello esercitata sulla commissione non è confermata».
Dunque continua lo scontro tra i due magnati della televisione, l’australiano Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi, che già si erano scontrati duramente in seguito all’aumento della tassazione nei confronti degli abbonamenti alla pay-tv. Tale norma, varata dall’attuale maggioranza, poneva in condizioni di svantaggio i clienti di Sky Italia, i quali godono della visione dei canali a pagamento solo tramite il metodo dell’abbonamento con addebito su conto corrente bancario; mentre rimaneva esente dal rincaro il regime delle tessere prepagate, utilizzate prevalentemente dai clienti Mediaset Premium. All’epoca dei fatti i responsabili della società che trasmette sul satellitare intrapresero una vera e propria crociata mediatica contro il Presidente del Consiglio, attraverso la trasmissione di spot pubblicitari che mettevano al corrente gli abbonati del motivo di eventuali rincari della quota mensile.
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